16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 15:43:58

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, “Contro l’Arpa solo ricorsi e nessuna concussione dal legale dei Riva”

foto di Processo Ambiente Svenduto
Processo Ambiente Svenduto

I rapporti Ilva-Vendola-Arpa hanno tenuto banco anche nell’udienza di ieri del processo “Ambiente svenduto”. Davanti alla Corte d’Assise di Taranto, presieduta dal giudice Stefania D’Errico (a latere il giudice togato Fulvia Misserini e sei popolari), hanno discusso i difensori dell’avvocato amministrativista dei Riva, Francesco Perli.

Secondo l’accusa, in concorso con Vendola, Archinà, Fabio Riva e Luigi Capogrosso, il legale avrebbe esercitato pressioni sull’Arpa e, in particolare sul direttore generale Giorgio Assennato e sul direttore scientifico Massimo Blonda, per indurli ad ammorbidire la relazione sulle emissioni inquinanti dell’Ilva e consentire così al gruppo Riva di continuare a produrre ai massimi livelli inquinando. Per Perli, nei confronti del quale il pm ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione, hanno discusso l’avvocato Donatella Rapetti e l’avvocato Raffaele Della Valle, 81 anni, storico difensore di Enzo Tortora. Nel mirino sono finiti i rapporti fra Perli, che rappresentava l’Ilva e le istituzioni.

Rapporti “non istituzionali” secondo l’accusa nel corso dei quali si sarebbero consumati i reati di concussione e di abuso d’ufficio e violazione del segreto d’ufficio, contestati in due diversi capi d’imputazione. La difesa ha criticato aspramente la ricostruzione accusatoria fornendo una lettura alternativa finalizzata a dimostrare la liceità del rapporto, senza negare le contrapposizioni soprattutto con la Regione Puglia e col professor Assennato. “L’avvocato Perli contestava la legittimità dell’operato dell’Arpa come avvocato, impugnando gli atti e presentando i ricorsi al Tar. Non esercitava nessuna pressione. Perli – ha affermato l’avvocato Rapetti – è l’uomo della legalità che non vuole compromessi e sceglie le vie legali”. E in relazione alla concussione il difensore ha fatto rilevare che “la condotta dell’avvocato Perli non è indicata nel capo d’imputazione”. Ripercorrendo le intercettazioni di Perli con Fabio Riva e con Archinà, i difensori hanno replicato alla tesi del pm sostenendo che “ci si rivolge a Perli non perché ispiratore di una minaccia ma di un ricorso, perché è il legale esperto di diritto amministrativo dei Riva e i Riva non scelgono un legale qualsiasi”.

L’insofferenza di Perli verso l’operato dell’Arpa nella frase “ma quando se ne va questo Assennato”, secondo i suoi difensori, non si riferisce all’auspicio di una possibile rimozione del professor Assennato ma di una modifica del suo operato con riferimento alle rilevazioni dell’Agenzia regionale per l’ambiente. “L’unico atto che compie l’avvocato Perli nei confronti di Arpa è un atto legale., il ricorso, nessuna pressione indebita – hanno sottolineato i difensori – e il Tribunale amministrativo di Lecce, che accoglie il ricorso dell’Ilva dà ragione a Perli, perchè accoglie la sua tesi dell’illegittimità di Arpa. Anche se Arpa è formata da professionisti questa volta – è sempre la tesi della difesa – hanno sbagliato, non sono, quindi, i detentori della verità”.

Così come anche altre frasi, hanno spiegato i legali, hanno un significato diverso da quello attribuito dagli inquirenti. Nella fattispecie, “Assennato si è responsabilizzato, non vuol dire si è ammorbidito ma che ha preso visione delle contestazioni delle sue inesattezze. Sia l’Ilva sia Perli esprimono delle loro valutazioni sull’operato di Assennato e sulle sue relazioni”. Infatti, hanno evidenziato i legali, Assennato, quindi la parte offesa, “ha dichiarato in aula di non aver subito pressioni, quindi quell’accusa non è vera”. Quello sul disastro ambientale causato, è l’ipotesi accusatoria, dall’Ilva negli anni 1995- 2012, è “un processo difficile e delicato, talvolta drammatico”, ha detto l’avvocato Della Valle in un passaggio della sua arringa con citazioni colte, a tratti appassionata e a tratti anche con toni aspri ma sempre nel rispetto della dialettica processuale.

“L’avvocato Perli non è un faccendiere – ha affermato l’avvocato Della Valle – è un uomo che è stato catturato in un ingranaggio che ha distrutto la sua immagine. Imputato per caso, per un refuso per usare un eufemismo, per una trascrizione in cui impugnare è stato contrabbandato per inquinare. Così è stato trascinato in questa storia con conseguenze devastanti”. Della Valle non ha risparmiato critiche alla ricostruzione dell’accusa: “Qui non siamo di fronte ad un processo indiziario ma di fronte ad un dogma che si vuole imporre. Io rispetto il lavoro, la fatica di chi da anni lavora in questo processo. E nessuna Corte d’Assise – ha evidenziato – lavora ad un ritmo così serrato come in questo processo. Ma se qualcuno ha insaccato nel materiale istruttorio qualcosa che non va, il pm ha l’obbligo di individuarlo e di rimuoverlo”. Della Valle ha richiamato anche le motivazioni della sentenza di assoluzione della Corte d’Appello di Milano nei confronti di Fabio Riva, uno dei principali imputati del processo a Taranto, per il quale il pm ha chiesto 28 anni di reclusione. Motivazioni non tenere verso la pubblica accusa, ha fatto notare Della Valle.

Rivolgendosi ai giudici popolari ha detto “vi invito a diffidare di quello che viene detto dall’accusa, perchè non è il proverbiale filo di Arianna ma la corda dell’impiccagione. State attenti non vi porta al giardino della verità ma dell’impiccagione. In una città che è la culla della Magna Grecia sembra che questa civiltà giuridica sia stata spazzata via da un vento qualunquista che vuol colpire e distruggere tutti, a comimciare dagli industriali qualificati come senza scrupoli. Le udienze con i testi della difesa sono state definite ‘una inutile perdita di tempo’, perchè ‘sono venuti qui a dirci quattro chiacchiere’ e ‘a prendere in giro’ la Corte”. Stiamo parlando dei consulenti tecnici! Nessuna intenzione di scendere in polemica… Ma il pm “cerca di tenere in piedi una modesta ricostruzione istruttoria” con le invettive, ma “i processi non si vincono con le invettive”. Una ricostruzione che i legali hanno definito “infondata” e per questo hanno chiesto l’assoluzione di Perli con la formula “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto” dal reato di concussione. Perli risponde anche di abuso d’ufficio e di rivelazione del segreto d’ufficio in concorso con esponenti del Ministero dell’Ambiente. Nel mirino dell’accusa sono finiti anche i rapporti del legale con alcuni funzionari del Ministero dell’Ambiente per l’iter di approvazione dell’Aia. “Procedimento che ha natura concertativa e non autorizzativa in cui l’azienda si confronta col gruppo istruttore. Essere informati sullo stato della procedura non è un reato – ha puntualizzato l’avvocato Rapetti – è un diritto e Perli viene nominato dalla proprietà Ilva in quanto avvocato esperto di diritto amministrativo in seguito al ritardo del Ministero nel rilascio dell’Aia”.

Il pm Buccoliero (ieri era in aula il Remo Epifani) ha chiesto il non doversi procedere per prescrizione. Il processo a carico di 47 imputati torna in aula oggi con la discussione del difensore dell’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, l’avvocato Muscatiello, degli avvocati Carlo e Claudio Petrone difensori del presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido e dell’avvocato Sambati che assiste l’ex segretario Vincenzo Specchia. Rinviate al 7 aprile, invece, le arringhe dei legali di Michele Conserva, avvocati Laura Palomba e Michele Rossetti.

Annalisa Latartara

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