12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 07:19:17

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Epigrafi ed epicedi dell’avvocato Alessandro Criscuolo

foto di Il busto di Leonardo da Vinci in Villa Peripato
Il busto di Leonardo da Vinci in Villa Peripato

Dall’amico Vittoriano Pappacena ebbi in omaggio un quadernetto (cm 17×24), copertina color paglierino, di epigrafi ed epicedi dell’avvocato, e già sindaco di Taranto, Alessandro Criscuolo. La pubblicazione di dodici pagine reca la data 1937, XV dell’Era fascista; la stampa fu realizzata presso lo stabilimento tipografico Pappacena di Taranto. Il fascicolo è dedicato ad Achille Starace. Apre la raccolta l’epigrafe dedicata allo studioso di Dante Nicola Zingarelli. È del 1936, epoca della glorificazione mussoliniana della conquista dell’Etiopia e della proclamazione dell’impero. La lapide fu ordinata dal Comune di Cerignola, città natale dell’illustre dantista.

La prima notazione è di carattere estetico-stilistico, (carattere spesso esaltato dal Criscuolo), nel senso e nella maniera carducciana. Le parole fanno parte della retorica alquanto verbosa e magniloquente della prosa e della poesia epica del grande maremmano, in prima linea nella prima metà del Novecento, perché glorificanti la grande storia d’Italia e i suoi eroi nazionali e risorgimentali. Culto voluto e perseguito dal fascismo. Tre espressioni sono carducciane, semanticamente parlando: “tutto lo pervase”, “irraggiò”, “sé glorificando”. Altra espressione risente dell’esempio del Foscolo, poeta molto studiato nell’epoca citata per i suoi forti accenti di poesia eroica e patriottica e per il carattere dell’uomo indomito e romantico; e per il suo esilio, pari a quello dantesco, in terra non natia. “Straniera gente” rimanda alle “Straniere genti” del sonetto In morte del fratello Giovanni.

Ecco l’epigrafe del Criscuolo.
“Lo spirito di Dante / penetrò in lui / e tutto lo pervase / Gladiatore del pensiero dantesco / irraggiò la divina arte / presso la nostra e la straniera gente / Zingarelli / onorò le umane lettere / sé glorificando / e Cerignola / madre”. L’aggettivo sostantivato “gladiatore” è tipico del vocabolario del tempo; il pensiero divino dantesco, (immaterialità dell’atto) non può essere che compreso e commentato da un combattente (gladiator, latino) ed oratore, quasi muscoloso, della poesia dantesca. È il dictator del tempo. Allorchè Criscuolo lascia quello stile ampolloso e magniloquente e si rivolge allo stile tacitiano nel senso di quella prosa storica, legata al cursus breve ed efficace della parola, allora riesce epigrafista di merito ed apprezzabile. Per il busto di Leonardo da Vinci, ora nei giardini del Peripato e tolto alla omonima distrutta nave per tradimento, e che reca la data del 1933, Criscuolo, dettò queste poche, ma veramente incisive parole: “La codardia nemica / distrusse la nave / Il valore italico/ L’impero”.

L’impero, ovviamente, è quello austroungarico. L’epigrafe è formata da quattro emistichi o lemmi, ognuno dei quali in legamento con quello successivo. L’effetto epigrafico è notevole per la icasticità del dettato linguistico. Pari all’epigrafe per il Monumento ai Caduti in Piazza della Vittoria: “Forti nella vita / Epici nella morte / nella Storia eterni”. La velocità dei concetti rende subito chiari i “valori” espressi dei Caduti nella prima guerra mondiale per l’ultimo Risorgimento nazionale nell’unità della Patria e nella sua indipendenza dello straniero. Criscuolo tornò all’epigrafe eroica (sempre in relazione alla pubblicazione di Pappacena) in una marmorea lapide in quel di Lecce (anno 1937) per volontà del presidente del RACI di quella città salentina. Si doveva rendere merito e gloria ai “carri automobilistici” che parteciparono vittoriosi alla presa di Gondar e non mancarono fra i carristi feriti e morti. Qui Criscuolo torna alla parola magniloquente e allo stile tipico del regime fascista come sta dimostrare l’incipit della lapide: “La virtù latina rinnovellata / Scintillò / sul Gondar glorioso”.

Quel “rinnovellata” è parola, è onomastica in voga nel periodo littorio che riprendeva miti e storiografia della imperiale Roma. Il verbo “scintillò” si incorona bene tra gli aggettivi “infuocate” ed “infuocati”, il primo dedicato alle “ambe”, il secondo “ai cuori” dei combattenti; in una climax veramente assordante. Quindi i “carri automobilistici” sono “superbi” e sono “ferrei”; anche qui due espressioni di semantica o semeiotica fascista, dedita alla retorica letteraria come espressione della grandezza spirituale di un popolo. Si conclude l’epigrafe con la decisa volontà del presidente del RACIS, (l’attuale ACI) di “sacrare” nel marmo le glorie dei viventi e degli eroici Caduti. Ma i Caduti sono in funzione ortatrice ed agonistica dei viventi. Nello stesso fascicoletto sono due epicedi; il primo dedicato ad una nobildonna salentina, una certa De Russis, il cui marito Giuseppe volle “lagrimando” esaltarne nel marmo le virtù domestiche. L’epigrafe reca la data del 1936. Le parole del Criscuolo sono più manzoniane che carducciane o dei carducciani postumi. Ricordano quelle che l’autore dei Promessi Sposi dedicò alla moglie Enrichetta Blondel, al principio della tragedia Adelchi. L’epigrafe si divide in tre parti; l’una esalta le “virtù muliebri” nel “dovere domestico”, l’altra pone in luce triste e malinconica la martoriata vita della De Russis, finita tra atroci patimenti; la terza lega gli attimi estremi della vita della morente al colloquio con Dio nel sentimento più puro della fede cristiana.

L’epilogo è dedicato al dolore del marito. Una epigrafe indubbiamente nello stile del Criscuolo, ma più tenero, più meritevole di attenzione e, soprattutto, più casto e sincero nelle sue parti espressive; e lacrimevoli più che lacrimose. Nello stesso modus direi narrandi è l’altra epigrafe (riportata nel fascicolo Pappacena) voluta dal sindaco di Mesagne in quel di Brindisi per la Cappella dei Soci della Società operaia. Il sindaco, meglio il Podestà del tempo; la data è il 1937. Non molte parole; espressive e narrativamente efficaci. Nella tomba (voluta dal Podestà) donata alla Società operaia “sono composte / le salme dei soci / che aspettano / la grande squilla / per presentarsi / al cospetto di Dio”. L’unico verbo auditivo è “squilla” che tuttavia nel contesto rende bene il momento della resurrezione dei corpi: ricorda il “canet tuba et mortui resurgent”. Ma ripeto tutta l’epigrafe, o meglio il delicato e cristianamente evangelico monito, è reso con le parole più serene e veristiche per chi ha fede nell’aldilà. Criscuolo, quando lascia la ampollosa dicitura retorica letteraria e torna alla semplicità e amabilità della parola, riesce eccellente versificatore, quasi tibulliano: vita e morte, cielo e terra sono congiunti in una humanitas, che trascorre il tempo cronologico.

Paolo De Stefano

2 Commenti
  1. Alberto Altamura 1 mese ago
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    Ottimo articolo del prof. Paolo De Stefano. A tutt ‘ oggi mancava un’ analisi della produzione letteraria di Alessandro Criscuolo, nella quale possiamo far rientrare le epigrafi e gli epicedi. Qualche anno fa è uscito un ampio saggio storico – giuridico di Stefano Vinci, che riguardava l’ attività forense di Criscuolo. Credo sia la prima volta che venga affrontato questo discorso di carattere storico – letterario. Bisogna aggiungere che le epigrafi esaminate da De Stefano sono una piccola parte della vasta produzione epigrafica. Infatti, se ci fate caso, non c’è città o comune pugliese dove non vi siano tracce dell’ attività di Criscuolo. Il merito del De Stefano è quello di aver dato le coordinate per una lettura critica delle epigrafi, mettendo in luce da par suo le differenze tra stile eroico e stile elegiaco e su questa base si potrà lavorare per allargare il discorso ed approfondire le valenze estetiche e stilistiche.

  2. Vincenzo 4 settimane ago
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    Bello leggere le cose che, sapientemente, vengono riportate dal sempre bravo preside De Stefano. Su una tomba sita sul viale dell’ingresso del Cimitero, se non ricordo male, sulla tomba del Criscuolo è riportata la seguente: “RISE AL SOLE, PIANSE IN SEGRETO”.. Leggendola dice tutto dell’uomo dal cuore grande. Ora, non sò se la tomba è dello stesso poeta, ma mi riprometto di
    ritornare, se possibile, per raccogliere più dettagliate informazioni. Grazie Vincenzo

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