19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Cronaca News

Nessuno spreco di denaro pubblico: archiviazione per Zingaretti. Accolte le tesi difensive


Nicola Zingaretti

ROMA – Non ci fu alcuno spreco di denaro pubblico da parte di Nicola Zingaretti e Virginia Raggi per l’acquisto di un palazzo all’Eur da destinare a sede della Provincia, dall’1 gennaio 2015 Città Metropolitana di Roma Capitale. Lo ha stabilito la Corte dei Conti che ha archiviato la posizione di Zingaretti – all’epoca dei fatti presidente della Provincia – e Raggi rispetto all’ipotesi di un illecito erariale quantificabile in circa 90 milioni di euro, dei quali 69,5 milioni derivanti da oneri gestionali e finanziari per la costituzione di un Fondo Comune di investimento allo scopo di acquisire l’immobile di nuova costruzione. Insieme a quelle di Zingaretti e Raggi è stata archiviata la posizione di altre trentacinque persone, tra politici e funzionari.

Il provvedimento di archiviazione è stato firmato dal vice procuratore generale della Corte dei Conti, Gaia Palmieri, che ha accolto tutte le deduzioni formulate dai difensori di Nicola Zingaretti, gli avvocati professor Edoardo Giardino e professor Valerio Tallini, docenti di Diritto Amministrativo rispettivamente presso le Università Lumsa e Tuscia.

Gli stessi legali avevano evidenziato come  già due volte la Corte dei Conti aveva archiviato l’inchiesta sugli stessi fatti e che non vi erano responsabilità da parte dell’esponente del Partito Democratico, avendo firmato un provvedimento frutto di una decisione collegiale. I due legali, come poi riconosciuto dal viceprocuratore Palmieri, avevano inoltre sottolineato che Cassa Depositi e Prestiti non aveva mai ha qualificato come “illegittimo o finanche foriero di nocumento all’erario la scelta di istituire un Fondo comune di investimento immobiliare”.

La Corte dei Conti ha chiarito che la scelta deliberata ad aprile 2012 dalla giunta provinciale allora presieduta da Zingaretti di costituire un Fondo immobiliare ad apporto pubblico “appare una scelta discrezionale sindacabile dal Giudice contabile entro limiti ristretti”. Di qui l’insussistenza delle condizioni per l’esercizio dell’azione di responsabilità.

Con questa archiviazione si chiude quindi una delle vicende più importanti trattate dalla Corte dei Conti, sia sotto l’aspetto della quantificazione dell’ipotetico danno (i circa 90 milioni di euro di cui si è detto), sia per i nomi dei politici coinvolti, tra i quali spiccavano appunto Nicola Zingaretti e Virginia Raggi.

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