20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 08:05:06

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Leonardo taglia mille posti di lavoro al Sud, rischia anche Grottaglie

foto Lo stabilimento Leonardo di Grottaglie
Lo stabilimento Leonardo di Grottaglie

La Fiom-Cgil dice no al taglio di 1000 posti di lavoro nel settore Aerostrutture della Leonardo, con pensionamento per 500 lavoratori e riqualificazione e reimpiego per altri 500 in altri siti dell’azienda. La segreteria nazionale, in un documento, stigmatizza le condizioni prospettate dal piano che reputa pieno di incognite e che rischia di colpire pesantemente sotto il profilo occupazionale anche il sito di Grottaglie. “La Fiom-Cgil non può condividere un percorso, seppur fatto di esodi incentivati e ricollocazioni volontarie, senza che vi siano prospettive certe per le lavoratrici e i lavoratori che rimarranno dentro la Divione Aerostrutture alla fine dell’operazione.

Un piano di rilancio in presenza di criticità pesanti come quelle oggi presenti, deve contenere soluzioni certe per chi esce ma soprattutto per chi resta”. La presa di posizione del sindacato giunge dopo il Coordinamento nazionale della Divisione Aerostrutture, svolto l’altro ieri da remoto, con la presenza della direzione aziendale Corporate di Leonardo e della Divisione, le segreterie nazionali e territoriali Fim-Fiom-Uilm e le rsu di sito. Nel corso dell’incontro, l’azienda ha esposto il quadro industriale attuale, “annunciando contemporaneamente la scelta di un piano di riduzione occupazionale di 1.000 addetti all’interno della Divisione, attraverso un accompagnamento alla pensione per 500 lavoratori e altri 500 riqualificati per attività presso altri siti della Leonardo One company”. La Fiom-Cgil concorda sull’analisi delle difficoltà e della crisi causata dalla pandemia ma è preoccupata e soprattutto non condivide le scelte relative agli aspetti occupazionali. “Rispetto allo scenario industriale l’azienda ha evidenziato come gli anni dal 2021 al 2023 saranno anni nei quali continueranno i vuoti lavoro all’interno dei siti presenti nella Divisione, con la prospettiva di una risalita graduale dal 2024 in avanti, legata ai programmi attualmente presenti e a quelli che l’azienda ipotizza di acquisire nei prossimi mesi che avranno tempi di messa a regime medio-lunghi.

Prendere coscienza della difficile situazione, con la consapevolezza di tempi lunghi per mitigare la crisi generata dal Covid-19 è un passo avanti, ma – è la considerazione del sindacato – non basta condividere l’analisi per condividere il percorso. Che la pandemia porti, anche una volta terminata la fase acuta, ad una sovra capacità produttiva appare ormai condiviso, ma dal confronto – è la principale preoccupazione – emergono scelte che vanno nella direzione di una riduzione dell’occupazione nella Divisione Aerostrutture, e di conseguenza una riduzione occupazionale in tutto il Mezzogiorno considerando le aziende dell’indotto, senza che vi siano commesse e programmi futuri sufficienti in grado di garantire prospettive certe per il settore delle produzioni aeree civili”. La Fiom-Cgil spiega di aver avanzato delle proposte “che vedano il finanziamento di nuovi programmi, come lo sviluppo del progetto NTP 100 posti e future commesse che pongano fine alla mono-commitenza degli stabilimenti, consapevoli che gli stessi possono avere ricadute su tutti gli stabilimenti della Divisione”.

Questioni, aggiunge il sindacato metalmeccanici, da portare su un tavolo più ampio che coinvolga anche il Governo: “Comprendendo che tali condizioni non dipendono solo dalle scelte di Leonardo One Company, ma che le stesse sono legate ad impegni che attengono alle Istituzioni nazionali e locali, riteniamo ormai non più rinviabile un incontro di Osservatorio strategico con l’ad e le organizzazioni sindacali, nel quale si definisca un impegno comune da porre all’attenzione del Governo su ciò che serve per salvaguardare una parte importante e strategica a livello industriale per il Paese e per il Mezzogiorno, alla luce delle ingenti quantità economiche da definire nel Recovery Fund”. Alla luce della contrazione occupazionale prospettata, l’organizzazione di categoria chiede “un confronto tra le parti sociali e la classe dirigente del Paese, per riprogettare il futuro industriale del settore del trasporto civile, che non può essere relegato ai soli scivoli pensionistici e ad un conseguente deterioramento delle competenze e del perimetro industriale e produttivo”.

Comunque, “l’azienda ha preso l’impegno di riconvocare il tavolo con il coordinamento della Divisione Aerostrutture entro la fine di marzo, al fine di fornire ulteriori elementi che definiscano meglio le varie operazioni e le prospettive industriali oggi solamente delineate a grandi linee”. La Fiom-Cgil auspica non solo un confronto ma “la condivisione nel merito delle scelte che l’azienda intende adottare”. Poiché “oggi – conclude la Fiom – abbiamo preso atto di scelte che riducono solo il perimetro occupazionale in Leonardo e nel Mezzogiorno, esprimendo la nostra contrarietà, senza avere risposte su ciò che servirebbe per coloro che rimangono all’interno della Divisione”.

Annalisa Latartara

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