18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 17:24:06

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I tarantini e il culto di San Giuseppe

foto di Falò per il culto di San Giuseppe
Falò per il culto di San Giuseppe

Questa settimana Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica, incentrerà il suo approfondimento sulla festa del papà e sul culto di San Giuseppe in terra jonica. Questi i santi della settimana: Matilde, Clemente, Eriberto, Patrizio, Salvatore da Horta, Giuseppe e Giovanni Nepomuceno. Santa Matilde fu moglie del re Enrico I dal quale ebbe 5 figli. Rimasta vedova, soccorse i poveri e i sofferenti e fondò monasteri e scuole per il popolo.

E’ patrona delle ricamatrici. San Clemente è protettore di Vienna e dei fornai perché da giovane faceva il panettiere. Nel 1784 si fece redentorista, fondò case in Germania, Svizzera e Romania e dedicò la sua vita agli orfani, ai giovani e agli studenti. Sant’Eriberto di Colonia sostenne monasteri e istituzioni ecclesiastiche. Viene invocato contro la siccità. San Patrizio fu rapito da pirati irlandesi e fatto schiavo in Irlanda. Diventò vescovo e missionario. Spiegò la Trinità ai Pagani usando come simbolo il trifoglio e da allora questo è diventato emblema dell’isola. San Salvatore, rimasto orfano, frequentò i francescani ma non prese i voti. Fu denunciato al Tribunale della Inquisizione ma fu assolto. San Giovanni Nepomuceno era il confessore di Giovanna di Baviera. Il re, malato di gelosia, volle estorcere a Giovanni i segreti della confessione, ma lui non cedette e fu affogato nella Moldava.

Questa settimana la Chiesa cattolica celebra la Madonna sotto i titoli di: Madonna della Liberazione, della Fontana e della Misericordia. Giuseppe Cravero ricorda che il 16 marzo 1916 esplose presso l’Isola di San Paolo il sommergibile tedesco U.C.12, mentre posava le torpedini destinate a far entrare le nostre navi in entrata e in uscita. Oggi all’isola di San Paolo una croce in cemento ricorda tale tragico evento che costò la vita a 14 componenti dell’equipaggio che sono sepolti nel cimitero di Taranto. In seguito il sommergibile entrò in servizio sotto la bandiera italiana. Queste le effemeridi di Fornaro. Il 16 marzo 1875 Pio IX concede alla Confraternita del Carmine che chi il Giovedì Santo effettua il pellegrinaggio ha le stesse indulgenze di coloro che visitano i luoghi sacri di Roma. Tali indulgenze furono confermate da Leone XIII e da Pio X. Il 14 marzo1875 viene inaugurato l’Istituto Nautico della Reale Marina Mercantile. Il 17 marzo 1879 muore il medico e patriota Vincenzo Pupino.

Il 19 marzo 1898 nell’Istituto Maria Immacolata vengono ritrovati tre grandi mosaici del III secolo. Il 16 marzo 1916 nasce a Grottaglie Emanuele De Giorgio, pittore e critico d’arte. Il 19 marzo 1695 a Taranto trema la terra e continua così anche nei quattro giorni successivi. Questi i detti della settimana: “Il morto ha sempre torto”, “Piace stare a casa ma solo se c’è pace”, “Non è amico mio quello che risparmia il suo e si fotte il mio”, “Il chiacchierone rimane sempre tale”, “Il pesce che luccica finisce in bocca al cane”, “Ereditare non è altro che approfittare della disgrazia degli altri”. Questa settimana Fornaro ricorda la Festa del Papà che è collegata con quella di San Giuseppe. Pertanto formula gli auguri a tutti i lettori e ai papà tarantini.

Fornaro ricorda che il culto di San Giuseppe a Taranto è affidato alla omonima Confraternita fondata nel 1639. San Giuseppe diventò sposto di Maria perché il suo bastone fiorì miracolosamente. Nel passato erano numerosi i falò che ardevano nelle strade della Città Antica. I ragazzi saltavano sui falò da una parte all’altra facendo a gara. Tra la legna che ardeva c’erano anche le vecchie barche. I ragazzi si procuravano la legna nei giorni precedenti la festa e giravano per le case chiedendo offerte per i falò. Si allestivano tavolate per i poveri e una di queste era organizzata dall’Arcivescovo. Si faceva anche il pane per i poveri di San Giuseppe che è patrono degli artigiani, operai, emigranti e dei profughi. A sera le nostre nonne portavano a casa la cenere del falò e la spargevano nel cassetto tra le lenzuola o la lanciavano dal balcone in caso di maltempo. Il 19 marzo nel passato i papà regalavano ai figli le raganelle di legno. Ancora oggi a Taranto per la festa del Santo si mangia la lasagnetta al sugo con la seppia o con le cozze o con i ceci unitamente alle seppie al forno, alle cozze fritte e alle immancabili zeppole inventate nel 1840 dal napoletano Pasquale Pintauro. Anche quest’anno a causa del coronavirus ci saranno soltanto cerimonie religiose nella Chiesa di Via Garibaldi senza processione. Fornaro conclude ricordando che le nostre nonne il giorno di San Giuseppe lo invocavano con queste parole: “San Giuseppe, sposo di Maria, salvaci da ogni malattia”. Speriamo che San Giuseppe possa liberarci da questa ‘maledetta’ pandemia!

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