25 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Settembre 2021 alle 07:15:05

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Robert Passera, il dee jay futurista che scatena la voglia di “Dolce Vita”

foto di Il dj, Robert Passera
Il dj, Robert Passera

Questa settimana volevo proporvi un personaggio che avesse radici ben piantate nel passato Funk, ma che allo stesso tempo fosse il più innovativo e futurista possibile. Ecco che mi sono reso conto che dopotutto non dovevo spostarmi di tantissimo e che mi era sufficiente raggiungere Parma per incontrare l’italianissimo Robert Passera. Robert, il dj parmigiano conosciuto per le sue ricerche e sperimentazioni in ambito musicale, sia che si tratti di proporre musica oppure di vere e proprie produzioni, propone un set dal sapore retrofuturista a base di musiche della seconda metà del secolo scorso che sembrano provenire dal futuro, alternate e sovrapposte in battuta a tracce odierne piene di riferimenti e significati vintage, in grado di scatenare immediatamente la voglia di “Dolce Vita”, di “Vie en Rose” e di “Easy Life”, un autentico cocktail musicale, i cui ingredienti principali sono House, Bossa, Disco, Cinematic Loungecore, Funk e Breakbeat.

La formazione autodidatta di Passera, celebrata di recente anche nel documentario “Disco Emilia”, si compie sulle consolle musicalmente più stravaganti della sua regione tra il 1980 e il 2000, gli stessi anni durante i quali si sviluppa in tutto il mondo e anche in Italia la cosiddetta “Club Culture” improntata sulla nascita e l’evoluzione della figura artistica del dj, il suo linguaggio, i suoi strumenti. In quel periodo Robert Passera svolge con successo e passione anche l’attività di commerciante di dischi d’importazione in negozi specializzati per djs. Il revival dello strumento vinile rappresenta per lui il ritorno alle basi del suo approccio alla musica: l’amore per i giradischi e mixer, l’epoca del pionierismo e delle invenzioni stilistiche che normalmente oggi vengono date per scontate, come, per esempio, Disco, House e Techno. Dal 2004 la radio web di Los Angeles Luxuriamusic.com trasmette ogni settimana “Easitaly with il Facile Duo”, un programma di musica Italiana divenuto culto nel mondo all’interno del quale Robert Passera insieme a Vanni Parmigiani (il Facile Duo) propongono le più interessanti selezioni di perle Made in Italy, che siano nuove produzioni di Gerardo Frisina, Nicola Conte o i Mop Mop, oppure tracce semisconosciute composte per sonorizzare film, documentari, spot commerciali, programmi radio e tv da Stelvio Cipriani, Ennio Morricone o Lelio Luttazzi, come anche il Jazz italiano di oggi e di ieri e le bellissime canzoni italiane di artisti come Bruno Martino, Fred Bongusto, Ornella Vanoni e Mina.

Di recente la Mannequin Records di Berlino ha ristampato in vinile la hit underground “Neue Dimensionen” di Techno Bert, prodotta e realizzata da Robert Passera nel 1990, un sempreverde brano di culto che ha contribuito alla storia della Techno. Apprezzato produttore coinvolto in progetti come Doing Time e Macchiato Caldo con singoli come “I was a ye ye girl” e “Fonte principe di suono”, remixer tra gli altri per Gino Bramieri, Ov7 e Studiodavoli, Robert è oggi considerato uno dei djs italiani più autorevoli grazie al suo stile personale e grazie al suo innato genio. A questo punto proprio a lui mi sembrava giusto e doveroso chiedere qualcosa circa il suo pensiero sulla musica nel nostro Paese e pure a livello internazionale… e cioè se è facile oppure no proporre musica con un minimo di spessore e di originalità. «Non è difficile proporre – mi dice – Viviamo in un’epoca digital-globalizzata e chiunque in possesso di qualsiasi dispositivo può fare conoscere le sue performance e le sue creazioni al mondo intero. Casomai quello che è realmente (sempre più) difficile, è il riuscire a farlo apprezzare tra la miriade di proposte sempre più uguali tra loro. Stanare proprio la tua idea brillante tra i meandri della rete, diventa un’impresa, a meno di non fare parte di un potente circuito promozionale che ripropone continuamente fino al convincimento la tua opera (è il caso, per esempio, degli artisti sotto contratto con le multinazionali). Se si aggiunge che negli ultimi 40 anni si è gradualmente sempre più abbassato il livello generale, innalzando l’intrattenimento ad arte ed abbassando l’arte ad intrattenimento, diventa anche difficoltoso per tanti capire cosa abbia realmente uno spessore e una certa qualità tra la miriade di proposte quotidiane.

Per quanto concerne invece le performance live e, quindi, i locali la situazione è sostanzialmente identica essendo quest’ultime figlie della descrizione precedente. Tralascio la “lamentela” sull’attuale condizione terribile che tutti i lavoratori dello spettacolo e dell’intrattenimento stanno vivendo, perché le sentiamo e leggiamo dappertutto ogni giorno da circa un anno. Vivendole anch’io in prima persona le condivido tutte in pieno». Siamo in chiusura dell’incontro e ai saluti finali che avvengono in maniera affettuosa e ricchi di attestazioni di stima reciproca. Naturalmente ho giusto il tempo di chiedergli dieci tracce per lui rappresentative. Eccole: 01 – Nino Ferrer: South; 02 – Nancy Wilson: Waiting for Charlie to come home; 03 – Alex Puddu featuring Joe Bataan: Love talk; 04 – Keith Mansfield: Morning broadway; 05 – Povo: Hot lips; 06 – Ramsey Lewis: Do what you wanna; 07 – Enzo Carella: Malamore; 08 – Bruno Nicolai: Allora il treno; 09 – Letta Mbulu: Kilimanjaro; 10 – Roy Ayers: Aragon.

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