15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 19:30:02

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Misteri, il racconto di Massimo Pulpito l’ultimo “troccolante”

foto di Un momento della processione dei Misteri del 2015 (foto dell’archivio di Massimo Pulpito)
Un momento della processione dei Misteri del 2015 (foto dell’archivio di Massimo Pulpito)

Dopo l’emozione della “bussata” al portone del Carmine, mentre lentamente si procede verso il presbiterio, s’intensifica la tristezza per l’ultima “trucchelesciàte”,. Non si vorrebbe più abbandonare il simbolo, tenuto per circa tredici ore. Poi, la deposizione del simbolo sull’altare e l’abbraccio con quanti sono vicini, mentre copiosamente sgorgano le lacrime. Chi non è tarantino, non potrà mai comprendere. In quei momenti, mentre una dopo l’altra rientrano le statue dei Misteri, nella mente scorrono nella mente i momenti più significativi della processione e sorge una domanda: “L’anno prossimo sarò ancora qui con la ‘troccola’”?. Il ricordo è di Massimo Pulpito (47 anni, dipendente di un’azienda installatrice di sistemi di sicurezza dell’appalto Arsenale) che è stato l’ultimo ‘troccolante’ del 2019.

foto di Un momento della processione dei Misteri del 2015 (foto dell’archivio di Massimo Pulpito)
Un momento della processione dei Misteri del 2015 (foto dell’archivio di Massimo Pulpito)

“Non avrei immaginato che per due anni consecutivi il pomeriggio del Venerdì Santo, al consueto orario di uscita della processione, il portone del Carmine sarebbe rimasto chiuso nel deserto generale – dice – La tristezza fra noi confratelli è grande. Ne avvertono nostalgia anche molti di quei tarantini che erano soliti guardare con distacco i Riti: solo adesso che mancano ne comprendono l’importanza, sotto ogni aspetto”. Massimo evidenzia l’importanza del ruolo del “troccolante”, che consiste nel regolare l’andatura della processione e il rispetto dei tempi. “Mentre mi preparo all’uscita –dice – avverto tutto il peso della responsabilità verso l’abito di rito, i troccolanti che mi hanno preceduto nel tempo e il buon andamento di quest’ultimo atto dei Riti. Penso ai miei cari, cui ogni anno dedico questo mio sacrificio. Poi mi dispongo dietro il portone e ne attendo con trepidazione l’apertura. Il bagliore dalla piazza quasi mi stordisce, come il crescente brusio della folla. Faccio la prima ‘trucculesciate’ sulla soglia della chiesa, poi scendo il gradino e l’incaricato della confraternita mi abbassa il cappuccio e sistema il cappello. La banda attacca la marcia e io inizio a ‘nazzecarmi’.

La processione ha inizio”. Il suo cammino nei Riti della Settimana Santa ‘ però avvenuto con l’Addolorata, grazie a “zi’ì Luigi” Pastore che lo ha introdotto nell’ambiente confraternale. “E’ suo il rosario che ogni volta porto quando sono ‘troccolante’ – spiega – e che ogni volta mi viene prestato dal nipote Luigi, in memoria del nonno”. Importante è anche la figura del padre, che gli ha trasmesso fin da piccolo l’amore per i Riti e che qualche volta (non è raro al Carmine) si è vestito con il figlio nella processione del Venerdì Santo. “Papà, data l’età, non partecipa più attivamente– dice – ma mi è sempre vicino, silenzioso, in processione”. Nel 2015 Massimo Pulpito ha portato la troccola’ nello storico ritorno in Città vecchia, nel 250° anniversario della donazione delle immagini di Gesù Morto e dell’Addolorata da parte della famiglia dei Calò alla confraternita del Carmine, nucleo originario della processione dei Misteri. “Per me questa partecipazione ha rivestito un particolare significato, poiché sono nato nell’Isola, precisamente in via Porto al civico 24, vicino al molo Sant’Eligio – racconta – Non avrei mai immaginato, oltrepassato il ponte girevole, di trovare migliaia di persone, soprattutto giù alla discesa Vasto e, ancor più, davanti alla chiesa di San Giuseppe. Poi, alla sommità della postierla Vianuova, ad attenderci c’era anche l’arcivescovo, cui ho consegnato la ‘troccola’ per una prolungata ‘trucchelesciàte’.

Anche lui era molto commosso”. Fra gli altri momenti più coinvolgenti, l’entrata in cattedrale, la sosta davanti Palazzo Calò, dove tutto ebbe inizio, e il ritorno in via D’Aquino, immersi nella folla. “A me piace solitamente – dice – quando su via Anfiteatro i tarantini, pur nel rispetto dei simboli, scendono dai marciapiedi e si ‘riappropriano’ della loro processione, stringendosi idealmente a noi incappucciati. E’ una sorta di abbraccio che ci consola dalla tristezza per l’avvicinarsi della conclusione. Alle ore 7 in punto bisogna infatti essere in piazza Carmine per il rito della ‘bussata’. Non avrei mai immaginato che ci avrebbe atteso questa pausa che speriamo fortemente abbia presto a concludersi. Nel 2022 torneremo a ‘nazzecarci’, tranquilli!”. Un auspicio per la ripresa dei Riti? “Che questa pausa contribuisca ad accrescere l’amore e il rispetto per le nostre tradizioni – conclude – Le processioni sono soprattutto preziosissime opportunità di preghiera e di raccoglimento nella contemplazione della Passione e Morte di Nostro Signore per ognuno di noi. E non solo occasione, mi rivolgo a molti giovani, per fare le ore piccole fra schiamazzi e bottiglie di birra”.

 

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