13 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

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“Religione senza Dio”, di Ronald Dworkin

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Religione senza Dio

È possibile essere religiosi senza credere in Dio? È possibile vivere una vita come Dio comanda senza credere in Dio? Il libro risponde positivamente a queste domande. “La religione è più profonda di Dio”, questa è la tesi sostenuta. Ma che significa religione per il giurista e filosofo Dworkin? “La religione è una visione del mondo profonda, speciale ed esaustiva, secondo la quale un valore intrinseco e oggettivo permea tutte le cose; l’universo e le sue creature suscitano meraviglia; la vita umana ha uno scopo e l’universo ha un ordine. Credere in un dio è solo una delle manifestazioni o conseguenze possibili di questa profonda visione del mondo”.

La religione è un modo di stare al mondo seguendo dei valori intrinseci. La religione è “il senso del mistero, del bello e del sublime che ci pervade di fronte all’universo. Né riscossa dogmatica né intransigenza razionalistica […] divino come dimensione della ricerca umana, e come senso di infinito che trae nutrimento dalla conoscenza”. Un buon motivo per coltivare questo tipo di religiosità. Con queste premesse possiamo affermare che ci sono tanti religiosi fra gli atei, ma anche tanti atei fra i religiosi. Fra religiosi di questo tipo ci sono grandi spazi comunicativi da colmare e alleanze da stringere. Così come i religiosi con dio, anche gli atei religiosi vivono ubbidendo a un valore più grande di loro che non trova però fondamento in una chiesa, ma semplicemente nel proprio profondo. Ma qual è il valore principe al quale ubbidiscono e vogliono ubbidire questi credenti con e senza dio? “Sentono la responsabilità ineludibile di vivere bene le loro vite, portando il dovuto rispetto alle vite degli altri; sono orgogliose delle loro vite quando reputano di averle vissute bene e provano rimorsi, talvolta inconsolabili, quando ritengono di averle sprecate”. Cos’altro aggiungere? Basta questo per fare una sommaria, ma non tanto, separazione fra buoni e cattivi.

Quanti cattivi scoveremmo fra i sedicenti seguaci di chiese con sacramenti assolti e quanti buoni fra gli scomunicati, i non battezzati, i non circoncisi, gli infedeli a ogni tipo di guinzaglio farisaico. Nel libro compare quindi una nuova forma di religione: ateismo religioso. Già per questo vale la pena leggerlo. Certo il testo è più complesso di come volgarmente io ve ne sto parlando. Oggi mi va così. La lettura guida a “separare Dio dalla religione”. Secondo questa visione viene a cadere la divisione fra credenti non credenti, con l’intenzione di sostenere le ragioni di una “religiosità diffusa”, libera da Dio. Il cuore di questa religiosità diffusa, universale, apprezza l’importanza della vita umana e la bellezza metafisica dell’universo anche senza riti e miti, santi e papi, mullah e rabbini, pastori, diaconi, diaconesse e cariche spirituali-temporali simili.

“La vita umana ha un significato oggettivo o un’importanza oggettiva. Ciascuna persona ha la responsabilità innata e ineludibile di cercare di avere una vita riuscita: il che significa vivere bene, accettando le responsabilità etiche nei confronti di se stessi oltre che le responsabilità morali nei confronti degli altri, non perché ci capita di pensare che siamo importanti, ma perché è di per sé importante – che lo pensiamo meno. […] Ciò che chiamiamo “natura” – l’universo come un tutto e in tutte le sue parti – non è un mero dato di fatto ma è intrinsecamente sublime: qualcosa che ha valore e incanto intrinseci. Presi assieme questi due giudizi di valore di ampia portata dichiarano l’esistenza di un valore inerente a ciascuna delle due dimensioni della vita umana: quella biologica e quella biografica”.

Vi elenco semplicemente i capitoli del libro per darvi un’idea della vastità e l’importanza dei temi trattati:
1) Ateismo religioso?
2) L’universo
3) La libertà religiosa
4) Morte e immortalità Niente male per chi ha voglia di confrontarsi con un dio senza Dio.

Leo Tenneriello

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