19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

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Damiano: «Torre Saturo, il restauro darà prestigio storico al nostro territorio»

foto di Torre Saturo
Torre Saturo

LEPORANO – La cinquecentesca Torre Saturo e Leporano. Un connubio vecchio come il tempo, che lega storicamente questa terra alla torre costiera di avvistamento. Sorta nel ‘500 e situata tra le insenature marinare di Saturo e Porto Perone, nel cuore di quello che oggigiorno è noto come Parco Archeologico di Leporano, Torre Saturo da allora è apparsa come una costruzione vegliarda che domina da un piccolo promontorio l’orizzonte del mare. Da avamposto militare in difesa dalle incursioni piratesche la struttura, rivestita con conci di tufo, conserva ancora tracce di antiche archibugiere e caditoie, quest’ultime utilizzate nel medioevo per la cosiddetta “difesa piombante” (consistente nel far cadere sul nemico assediante sia liquidi infiammabili o bollenti, sia materiali solidi come laterizi o pietre).

La torre in parola fu riutilizzata per scopi bellici anche nel corso del secondo conflitto mondiale, attraverso la presenza di un corpo di fabbrica aggiunto sul tetto e di un edificio a due piani addossato sul lato sudest di epoca recente, che ne hanno alterato fortemente la struttura. Alla luce di quanto detto e dell’attaccamento della popolazione leporanese e non solo a questo tipo di manufatto antico che ancora resiste ai nostri giorni, si può comprendere benissimo la reazione soprattutto della cittadinanza alla visione di un ‘immagine fotografica della nota torre divulgata recentemente sui social. Sulla questione è dovuto intervenire lo stesso sindaco Vincenzo Damiano da noi prontamente interpellato, che ha precisato come lo scatto fotografico sia apparso “ ….infelice alimentando confusione e allarmismo generale nell’opinione pubblica”.

Analizzando in verità il progetto approvato dal RUP del Segretariato regionale del MiBACT per la Puglia, depositato nell’Ufficio Tecnico della Casa Comunale leporanese, si evince che a seguito di valutazione ad hoc sullo stato di degrado e di struttura pericolante della Torre cinquecentesca, è stata autorizzata la demolizione di un corpo aggiunto. Questa costruzione che nulla ha a che vedere con quella antica della torre vera e propria, è stata realizzata in tufo per uso militare ed estremamente pericolante. Inoltre la stessa da anni impediva praticamente l’accesso all’entrata principale della torre, tanto che l’antico manufatto è sempre stato protetto da un’apposita impalcatura di protezione.

“Mi preme sottolineare – ha stigmatizzato nell’occasione il sindaco di Leporano, Vincenzo Damiano – la giustificata motivazione dell’abbattimento di un corpo estraneo ad un bene prestigioso di proprietà del Demanio risalente al XVI secolo” . In effetti nel progetto che interessa il recupero della Torre di Saturo, si parla di “superfetazione” estranea alla logica costruttiva della torre, peraltro in stato pericolante che rendeva come detto interdetto l’ingresso alla torre stessa. Nell’edilizia storica quando si parla di superfetazioni, s’intende in generale tutte quelle addizioni recenti ad un edificio antico, che ne diminuiscono la coerenza e la leggibilità rispetto al suo assetto originario. Stessa cosa dicesi anche per la “sopraelevazione”, quel corpo di fabbricazione cioè che rispetto all’antica torre di avvistamento, si trova alla sua sommità.

Costruito sempre per fini bellici, questo manufatto militare presenta un solaio laterocementizio in cattive condizioni, al punto da creare infiltrazioni d’acqua che stanno danneggiando la struttura portante della torre cinquecentesca. “Per le sopra citate motivazioni e, dunque, per riportare la Torre all’originale prestigio cinquecentesco – ha dichiarato il Primo cittadino leporanese – è stata autorizzata la demolizione dei corpi di fabbricazione estranei e pericolanti. Come Amministrazione – ha infine concluso il primo cittadino di Leporano, Vincenzo Damiano – non possiamo che attenerci al progetto approvato dal RUP del Segretariato regionale del MiBACT per la Puglia, certi che il risultato finale sia il restauro e la valorizzazione di un’area archeologica che contribuisca a dare prestigio storicoarcheologico al nostro territorio”.

Floriano Cartanì

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