18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 12:17:53

Cronaca News

Covid, sostituito un giudice popolare del processo Ambiente Svenduto

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Processo Ambiente Svenduto

Il Covid ferma di nuovo il processo “Ambiente Svenduto” ma solo per alcune ore. L’intera Corte d’Assise di Taranto è stata sottoposta al tampone per il caso di positività al test anti Covid di un giudice popolare. L’esito si conoscerà nella giornata odierna. Ieri mattina l’udienza è cominciata regolarmente, con la discussione del difensore di alcuni dirigenti del Siderurgico della gestione Riva, l’avvocato Lello Lisco, che assiste, insieme all’avvocato Raffaele Errico, gli ingegneri Marco Andelmi, Sergio Palmisano, Vincenzo Dimastromatteo e Bruno Ferrante.

Il giudice popolare, che ieri mattina non si è presentato (l’unico uomo del collegio), è stato sostituito da un supplente (dei sei presenti all’inizio del processo ne è rimasto soltanto uno). Da quanto si è appreso, dai medici il contatto non è stato ritenuto a rischio per i componenti della Corte e l’udienza è iniziata. Ma dopo qualche ora i giudici e la cancelliera sono stati chiamati dall’Asl per effettuare il tampone che loro stessi avevano richiesto a scopo precauzionale. Quindi, l’udienza è stata sospesa per alcune ore e le arringhe degli avvocati sono state rinviate al pomeriggio. Prima di uscire dall’aula bunker della vecchia Corte d’appello di Paolo VI, il presidente Stefania D’Errico ha dato appuntamento ai difensori alle 15 per la ripresa della discussione con l’arringa dell’avvocato Errico. E come da programma l’udienza è ripresa regolarmente (perchè il contatto non è stato ritenuto a rischio) con l’intervento dell’avvocato Errico. Bruno Ferrante che ieri era in aula, ex prefetto di Milano, presidente soltanto per alcune settimane del cda dell’Ilva targata Riva, arrivato a Taranto il 10 luglio 2012, poco prima del sequestro dell’area a caldo e la nomina dei custodi giudiziari con l’exploit dell’inchiesta della Procura, risponde di disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omesse misure di sicurezza sul lavoro.

La pubblica accusa gli ha contestato le stesse imputazioni dei fratelli Fabio e Nicola Riva e degli altri dirigenti che dal 1995 al 2012 hanno gestito lo stabilimento, malgrado il periodo limitato che lo ha visto al timone del Siderurgico che ormai stava per essere travolto dalla tempesta giudiziaria. La richiesta di condanna per lui è pesante, 17 anni, ma inferiore a quella formulata per i Riva e altri coimputati (dai 28 ai 25 anni). I difensori di Ferrante hanno evidenziato l’assenza di responsabilità gestionali da parte dell’imputato e l’impossibilità di commettere i reati che sono stati ipotizzati nei suoi confronti per il breve periodo in cui ha ricoperto l’incarico. La difesa ha evidenziato, inoltre, l’impegno di Ferrante per l’avvio di un percorso fatto di rispetto delle norme e delle istituzioni che in passato lui stesso ha rappresentato. Infatti, nell’estate di nove anni fa, Ferrante è giunto a Taranto come nuovo volto dell’Ilva per inaugurare un nuovo corso. Ma non ne ha avuto il tempo.

Era troppo tardi, la macchina giudiIeri l’arringa dei difensori dell’ex prefetto Ferrante, per un breve periodo alla presidenza dell’Ilva ziaria si era già messa in moto e stava per emettere le prime ordinanze e soprattutto il sequestro degli impianti che costituiscono il cuore pulsante dell’acciaieria più grande d’Europa. Il maxi processo, in cui sono confluiti alcuni procedimenti, riguarda 47 imputati (44 persone fisiche e tre società) per diversi reati. I vertici dello stabilimento dal 1995 al 2012 rispondono, fra l’altro, di disastro ambientale doloso, avvelenamento di sostanze alimentari e di violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel calderone del maxi processo sono stati gettati anche alcuni dei principali esponenti istituzionali dell’epoca fra cui il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il presidente della Provincia Gianni Florido e il sindaco di Taranto Ezio Stefàno. Ai primi due, per circostanze diverse, è stato contestato il reato di concussione.

All’ex primo cittadino quello di abuso d’ufficio per il quale il pubblico ministero ha chiesto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Mentre per Florido, come per Conserva, il pm ha chiesto 4 anni e per Vendola una pena più pesante, 5 anni. Questa mattina il processo tornerà in aula, sempre con la discussione dei difensori degli imputati. In calendario le arringhe dei difensori di altri ingegneri del Siderurgico, gli avvocati Centonze e Beduschi per Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio e Salvatore D’Alò e l’avvocato Carlo Baccaredda Boy per Dimaggio. Non è la prima volta che la pandemia impone uno stop al processo “Ambiente svenduto”. Esattamente un anno fa, il lockdown e le misure anticontagio hanno fermato la quasi totalità dell’attività giudiziaria in tutti i tribunali e il dibattimento è rimasto sospeso da marzo a giugno. Mentre a febbraio scorso, la positività di due avvocati degli imputati ha indotto i loro colleghi a chiedere il rinvio di alcune udienze ma l’istanza è stata rigettata dalla Corte. A dicembre dello scorso anno un pm è risultato positivo ma è stato sostituito dai colleghi e il dibattimento non ha subito sospensioni. Il caso Covid che si è registrato ieri mattina potrebbe essere già chiuso. Questo, però, dipenderà dal risultato che forniranno nella giornata odierna i test. Tutti sperano che l’esito sia negativo.

Annalisa Latartara

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