20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 09:30:53

Cronaca News

La rabbia di Confcommercio: «No ai furbi, ora più controlli»

foto Le regole per le Zone Rosse
Le regole per le Zone Rosse

Puglia in rosso e restrizioni più rigide per almeno due settimane. Non solo limitazioni per gli spostamenti, autocertificazioni e scuole chiuse, ma come è noto sospensione dell’attività di vendita delle merci non ritenute essenziali. Ma da Confcommercio Taranto arriva una denuncia importante: “Già dall’ingresso in fascia rossa si segnalano purtroppo le prime anomalie, ingenerate da buona fede in alcune situazioni e da furbizia in vari altri casi.

Non mancano infatti – come segnalato dai referenti delle categorie – i soliti noti che hanno pesato bene di aggirare l’ostacolo ed approfittare per mettere in vendita anche i prodotti non consentiti, cioè non rientrati nell’elenco – allegato 23 Dpcm 06-03-21- dei beni di prima necessità. Ciò ingenera confusione nel consumatore, ma soprattutto una illecita concorrenza nei confronto delle attività costrette a restare chiuse dal decreto legge13 marzo 2021”. Continua ancora Confcommercio Taranto: “Una scorrettezza da parte di quei negozi che trattano merci afferenti a vari codici Ateco (beni essenziali e non) davvero grave nei confronti delle attività che non possono far altro che attenersi al divieto di vendita”. Situazione che Confcommercio Taranto “ha segnalato al Prefetto, Demetrio Martino, ed alle autorità, affinché si predisponga una serrata attività di controllo su tutto il territorio provinciale, a tutela delle attività del commercio al dettaglio costrette alla chiusura, evidenziando tra l’altro come sotto l’aspetto sociale sia opportuno dare un preciso segnale di tutela della legalità”.

“Lo stato di difficoltà in cui versano alcuni settori del commercio al dettaglio, ai quali in queste settimane è imposta la chiusura totale (abbigliamento, calzature, accessori) proprio in prossimità dell’arrivo delle nuove collezioni primaverili, non consente alcuna tolleranza e bonarietà nei confronti di quanti non rispettano le limitazioni imposte dal decreto anti Covid. I sacrifici richiesti ad alcuni settori del dettaglio – quello della moda in prima istanza – sono enormi, e nessun ‘ristoro o sostegno’ potrà mai compensare le perdite che lo scorso anno con il lockdown di primavera, ed ora con il nuovo fermo alle porte della Pasqua, il settore della moda è costretto a subire. Se regole ci devono essere che siano regole per tutti” dice l’associazione dei commercianti. In zona rossa sono sospese le attività di commercio al dettaglio, fatta eccezione per la vendita di generi alimentari e di prima necessità individuati nell’allegato 23. La vendita dei beni consentiti può avvenire sia negli esercizi “di vicinato” (piccoli negozi) sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche all’interno dei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso esclusivamente agli esercizi o alle parti degli esercizi che vendono i beni consentiti. Restano ferme le chiusure previste per i centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi. Sono chiusi i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie.

Le attività commerciali al dettaglio di cui all’allegato 23 si svolgono comunque a condizione che sia assicurato, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni. Inoltre, le attività aperte devono rispettare i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi. Fra queste misure vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento interpersonale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura, nonché la garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d’aria. È inoltre obbligatorio far rispettare le altre misure anti-contagio, come l’ingresso uno alla volta negli esercizi di vicinato (fino a 40 metri quadrati), oltre a un massimo di due operatori e l’accesso regolamentato e scaglionato, in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico, nelle medie e grandi strutture di vendita, differenziando, ove possibile, percorsi di entrata e di uscita. A tal fine, è obbligatorio esporre un cartello che indichi il numero massimo di persone che possono essere contemporaneamente presenti all’interno dei locali. Infine, è previsto l’uso obbligatorio di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso, particolarmente negli esercizi di vendita di generi alimentari e bevande, da mettere a disposizione in prossimità delle casse e dei sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, individuare percorsi diversi per entrate e uscite. In quest’area è sempre vietato consumare cibi e bevande all’interno dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie, gelaterie etc.) e nelle loro adiacenze. Dalle 5.00 alle 22.00 è consentita la vendita con asporto di cibi e bevande, come segue: dalle 5.00 alle 18.00, senza restrizioni; dalle 18.00 alle 22.00, è vietata ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili – codice Ateco 56.3).

La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti. È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati. Nelle aree o negli orari in cui è sospeso il consumo di cibi e bevande all’interno dei locali, l’ingresso e la permanenza negli stessi da parte dei clienti sono consentiti esclusivamente per il tempo strettamente necessario ad acquistare i prodotti per asporto e sempre nel rispetto delle misure di prevenzione del contagio. Non sono comunque consentiti gli assembramenti né il consumo in prossimità dei locali.

I ristoranti degli alberghi sono aperti per i clienti che vi alloggiano, anche in questa zona. Quindi è consentita (senza limiti di orario) la ristorazione solo all’interno dell’albergo o della struttura ricettiva in cui si è alloggiati. Qualora manchi tale servizio all’interno del proprio albergo o della propria struttura ricettiva il cliente potrà avvalersi di una ristorazione mediante asporto o mediante consegna “a domicilio” (eventualmente organizzata dall’albergo), nei limiti di orario consentiti, con consumazione in albergo. Nelle zone rosse le attività commerciali che vendono generi alimentari o beni di prima necessità (cioè quelli previsti dall’allegato 23 del Dpcm) e che quindi rimangono aperte, non possono consentire ai clienti l’acquisto anche di beni non inclusi nel predetto allegato: pertanto, il responsabile di ogni attività commerciale, comunque denominata (ipermercato, supermercato, discount, minimercato, altri esercizi non specializzati di alimentari vari) può esercitare esclusivamente l’attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità ed è, quindi, tenuto a organizzare gli spazi in modo da precludere ai clienti l’accesso a scaffali o corsie in cui siano riposti beni diversi da quelli alimentari e di prima necessità. Nel caso in cui ciò non sia possibile, devono essere rimossi dagli scaffali i prodotti la cui vendita non è consentita. Tale regola vale per qualunque giorno di apertura, feriale, prefestivo o festivo.

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