16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

Cronaca News

Si è impiccato ad un albero dopo aver ucciso moglie e suocera

foto di Duplice omicidio a Massafra - foto Francesco Manfuso
Duplice omicidio a Massafra - foto Francesco Manfuso

Antonio Granata dopo aver ucciso la moglie, Carolina Bruno, di 65 anni, e la suocera Lorenza Addolorata Carano, di 92, si è impiccato ad un albero. I carabinieri hanno rinvenuto il cadavere nel territorio di Palagiano, in località Marziotta, all’interno di un terreno agricolo, al termine di una vasta e ininterrotta battuta condotta anche con l’utilizzo di un velivolo dell’Elinucleo di Bari.

L’uomo è stato trovato seminudo, impiccato con un filo zincato, a un albero, in un campo di agrumi confinante con un appezzamento di terreno di proprietà della famiglia. Nei pressi del luogo del rinvenimento i militari hanno anche individuato la sua autovettura, una Seat Ibiza di colore amaranto e i suoi indumenti, intrisi d’acqua, segno del fatto che il 61enne, prima di impiccarsi, abbia con tutta probabilità tentato il suicidio lanciandosi in un pozzo situato nella zona, senza tuttavia riuscire nel proprio intento.

Sul posto, sono intervenuti i militari del Nucleo investigativo di Taranto, i loro colleghi del Nucleo investigazioni scientifiche, e della Compagnia di Massafra, il pm Marco Colascilla Narducci e il medico legale. II movente del duplice omicidio sarebbe da ricercare in ripetute liti in famiglia che sarebbero scoppiate per la casa e per motivi economici. L’esame autoptico accerterà quante coltellate l’uomo abbia sferrato alla moglie e alla anziana suocera. A dare l’allarme sarebbe stato proprio Antonio Granata il quale poi, secondo alcune testimonianze, avrebbe tentato di compiere gesti autolesionistici prima di allontanarsi. Le due donne sono state rinveute rannicchiate, in una pozza di sangue. Una era nella sala da pranzo, l’altra in una sorta di sgabuzzino. Ai carabinieri, che Granata aveva chiamato, poco dopo le 17, aveva detto: “Venite a casa. Ho ucciso mia moglie e mia suocera”.

Agli occhi dei militari piombati nella casa di via Leonardo da Vinci si è presentata una scena terribile. All’indomani del duplice femminicidio che ha portato alla morte Carla e sua madre Bruna, tutta l’equipe del Centro Antiviolenza Rompiamo il Silenzio ricorda a tutte le donne che subiscono violenza, ma anche a tutte/i coloro che sono a conoscenza di storie di violenza, che una strada per salvarsi c’è e che i CAV continuano ad operare, nonostante le zone rosse, le restrizioni e i nuovi dpcm.

“Con la morte di Carla e Bruna le vittime di femminicidio salgono a 16 dall’inizio dell’anno: una ogni tre giorni, come ormai tristemente tutti sanno- si legge in una nota del CAV- una emergenza che riguarda tutte e tutti, dal nord al sud del paese, e che non conosce stato sociale, religione, provenienza geografica. Un’emergenza che ha colpito anche Massafra, il comune capofila dell’Ambito territoriale in cui il CAV Rompiamo il Silenzio opera dal 2015. Ma nonostante questa terribile storia e questi dati allarmanti, che devono portare a prese di posizione politiche e civili più significative,è importante ricordare che dalla violenza si può uscire. Il femminicidio è l’epilogo, nella maggior parte dei casi, di lunghe storie di violenza intrafamiliare, consumate nelle mura domestiche. Molto spesso gli spintoni, gli schiaffi, le mani al collo non arrivano mai: al loro posto ci sono i ricatti, i silenzi, l’isolamento, le urla, il controllo, la svalutazione continua, la gelosia ingiustificata, gli insulti, le minacce. Perché la violenza di genere può assumere molteplici forme: non solo quella fisica, la più evidente, ma anche psicologica, economica, sessuale, assistita. A tutte queste donne vogliamo lanciare un messaggio di speranza attraverso le storie delle 135 donne che abbiamo sostenuto dal 2015 a oggi nell’Ambito Territoriale di Massafra- prosegue la nota- non siete sole, insieme è possibile immaginare nuove possibilità.

Le operatrici del CAV Rompiamo il Silenzio sono reperibili h24 al numero telefonico: 331/7443573. È possibile chiamare, scrivere un messaggio whatsapp, mandare un messaggio sulla pagina Facebook, fissare un incontro, previo appuntamento telefonico, presso la sede sita in Viale Magna 105. È a disposizione un’equipe composta da operatrici di prima accoglienza, psicologhe, assistenti sociali e avvocate che offrono, in maniera riservata e gratuita, supporto psicologico, sostegno sociale e consulenza legale. Inoltre, le donne possono rivolgersi, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, al numero nazionale antiviolenza e antistalking 1522 (che reindirizzerà al Centro antiviolenza più vicino). È importante ricordare che in caso di pericolo è necessario rivolgersi alle forze dell’ordine. Liberarsi dalla violenza è possibile – conlcud la nota – se tutte e tutti ci assumiamo la nostra parte di responsabilità: la violenza sulle donne non è un problema privato, ma riguarda l’intera comunità. Decidere di segnalare un caso di violenza o attivarsi per aiutare una donna che riversa in una situazione difficile è un primo passo per rompere il silenzio”.

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