19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Cronaca News

Cig per il personale Ilva in amministrazione straordinaria, Regione e sindacati in pressing

foto di L'ex Ilva di Taranto
L'ex Ilva di Taranto

La Regione Puglia ha convocato per le 10.30 del 26 marzo una riunione in modalità video call per il problema del personale dipendente di Ilva in amministrazione straordinaria. La convocazione è partita dalla task occupazione e lavoro della Regione, col presidente Leo Caroli ed è rivolta a sindacati confederali, metalmeccanici, Ugl e Usb. Tra i convocati non c’è l’azienda. I dipendenti di Ilva in as sono tutti lavoratori in cassa integrazione straordinaria da più di due anni. Sono circa 1600 e sono concentrati a Taranto. Sono rimasti in carico alla società proprietaria degli stabilimenti non essendo stati selezionati per l’assunzione da ArcelorMittal, subentrata a Ilva in as nella gestione.

Con la Regione, in particolare, si parlerà dei corsi di formazione professionale che l’ente aveva assicurato diversi mesi addietro per i cassintegrati – sia per migliorarne le competenze che per erogare la relativa indennità economica – ma che in realtà non sono mai partiti. Gli unici corsi frequentati dai cassintegrati di Ilva in as sono quelli effettuati dalla società con i fondi di Fondimpresa. I cassintegrati di Ilva, oltre alla formazione professionale, hanno altri due problemi aperti. Ottenere l’integrazione economica del 10 per cento alla cassa integrazione ed avere chiarezza sul loro futuro. Sul primo aspetto, si attende che il nuovo decreto del Governo in materia economica attivi, come negli anni passati, la copertura finanziaria e legislativa per il 2021 della misura, che vale 19 milioni su base annua. Misura che non è entrata nè nella legge di Bilancio, nè nel decreto Milleproroghe.

Tant’è che i commissari di Ilva, espressione Mise, hanno ovviato alla vacatio normativa erogando su richiesta, sia a febbraio che a marzo, un anticipo pro capite di 200 euro, a titolo di integrazione alla cigs. Più complicato, invece, il rientro in fabbrica dei 1600 cassintegrati. L’accordo di settembre 2018 al Mise tra sindacati e ArcelorMittal prevedeva per loro un reinserimento da parte dell’azienda una volta completato il piano industriale, ma le nuove intese intervenute a marzo e dicembre 2020 non terrebbero più conto di questo aspetto. Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno chiesto ad ArcelorMittal un incontro per discutere su cassa integrazione ordinaria, assetti di marcia degli impianti e lavoratori interessati. I sindacati fanno riferimento alla richiesta di ArcelorMittal che il 3 marzo scorso ha prospettato un nuovo periodo di cassa integrazione di 12 settimane, dal 29 marzo, per un numero massimo di circa 8.100 dipendenti. La cassa stavolta non sarà ‘Covid’ ma ordinaria.

Nella comunicazione di ArcelorMittal sulla nuova Cig – fanno rilevare i sindacati di categoria – non compaiono riferimenti a impianti, fermate e numero totale dei lavoratori coinvolti, “ma è stata inserita tutta la forza lavoro del sito di Taranto”. La tranche di cassa Covid si concluderà il 27 marzo, era stata chiesta per un numero massimo di 8100 dipendenti ma, di fatto, ha riguardato circa 3 mila unità. La cassa Covid è partita da marzo 2020 e interessando anche punte di 4.000 dipendenti. Prima della cassa Covid, l’azienda da luglio 2019 aveva attivato la cassa ordinaria per crisi di mercato con un massimo di 1.200 addetti.

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