19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Cronaca News

Processo Ambiente Svenduto, “Ferrante vittima di un’ingiustizia”

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Processo Ambiente Svenduto

I risultati dei tamponi alla Corte d’Assise sgombrano il campo da dubbi e paure. Sono tutti negativi dopo il caso di positività del giudice popolare sostituito prima dell’inizio dell’udienza (come già riferito ieri). Quindi, anche ieri mattina, il processo “Ambiente svenduto” è andato avanti con le arringhe dei difensori. L’altra sera ha concluso la sua discussione il difensore dell’ex prefetto Bruno Ferrante, nominato presidente di Ilva gestione Riva poche settimane prima del sequestro dell’area a caldo dello stabilimento. L’avvocato Raffaele Errico, nella sua lunga e appassionata arringa, ha fatto riferimento alla famosa frase di una lettera di San Paolo scritta durante la prigionia a Roma, in attesa del processo in cui fu condannato alla decapitazione, “bonum certamen certavi”, ho combattuto una buona battaglia.

La frase è stata citata dall’ex procuratore Franco Sebastio in un intervento su un quotidiano alcune settimane fa, a proposito del processo sul disastro ambientale dell’Ilva scaturito dall’inchiesta a cui ha preso parte anche lui come capo della Procura dell’epoca. “Dà conforto all’avvocato il suo contributo alla ricerca della giustizia. Un conforto – ha spiegato Errico – che deriva da una fiducia laica di trovare un giudice capace di riconoscere la verità. Un richiamo improvvido – ha detto il legale – considerando che i processi vengono ricordati non solo per gli imputati ma anche per le ingiustizie che hanno realizzato e in quel caso ha portato al martirio di San Paolo”.

L’analogia del difensore è con “Ferrante vittima di un’ingiustizia senza capire perché”. Nel corso della discussione, il legale ha posto una serie di nodi da sciogliere. “Come poteva Ferrante commettere quei reati in presenza di un sequestro? E’ paradossale che venga contestato a Ferrante che abbia perpetuato quei reati in costanza di sequestro. E’ un ossimoro giuridico”. “Ferrante è arrivato a Taranto per la sua estraneità rispetto ai fatti precedenti e il Tribunale del Riesame lo ha nominato addirittura custode proprio perché estraneo al passato. Questo è accaduto il 7 di agosto”. Una scelta che, come ha ricordato il legale, è stata anche al centro di uno scontro interno a palazzo di giustizia: “Su Ferrante si sono concentrati gli strali del gip e della Procura che hanno avversato la scelta del Riesame”. Fino alla rimozione in seguito alla decisione della Cassazione in accoglimento del ricorso della Procura”. A proposito dei rapporti con la Procura, l’avvocato Errico ha smentito il “deficit collaborativo contestato dall’accusa”. Un assunto che “è confutato da tutte le iniziative di Ferrante il quale ogni giorno inviava lettere ai custodi. A ottobre 2012 una sua lettera alla Procura come quelle inviate ai custodi – ha sottolineato il difensore – non hanno mai avuto alcuna risposta.

Avete prodotto milioni di carte – ha detto Errico rivolgendosi al pubblico ministero – produceteci anche una risposta queste lettere inviate ai custodi e alla Procura”. Al contrario, è la ricostruzione della difesa, “Ferrante ha messo a disposizione risorse finanziarie importanti per i primi interventi di ambientalizzazione e per l’avvio delle procedure per l’accesso alla nuova Aia. Senza il provvedimento amministrativo non ci sarebbero stati i decreti cosiddetti salva Ilva”. La difesa ha prodotto documentazione di diverse tranche messe a disposizione, fra cui 146 milioni e 20 milioni per provvedere alle questioni ambientali. “La copertura dei parchi – ha fatto notare Errico – è frutto dell’iniziativa assunta da Ferrante nel settembre 2012 dando incarico alla Paul Wurth. Il deficit di collaborazione contestato non risponde al vero alla luce della documentazione che produciamo”. Inoltre, ha rimarcato ancora il legale, non aveva “nessuna responsabilità gestionale”. Aveva, più che altro, “una funzione rappresentativa”. Nel suo caso, ha concluso Errico, “è stato violato persino il principio che vuole l’ambasciatore non portare pena”. Scongiurato il rischio di sospensione delle udienze per il Covid, il processo contro 47 imputati (di cui 3 società) sulle ipotesi di disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari dell’Ilva torna in aula oggi. Il prossimo stop, invece, è previsto nelle ultime tre udienze di marzo, il 29, 30 e 31, per l’astensione indetta dall’Unione Camere Penali Italiane.

Annalisa Latartara

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