24 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Luglio 2021 alle 21:10:00

Cronaca News

Covid e povertà educativa, ecco il piano predisposto dalla Regione Puglia

foto di Aula scolastica
Aula scolastica

Presentato in Giunta regionale il primo documento di strategia regionale per il contrasto delle povertà educative, a firma degli Assessori Sebastiano Leo (Istruzione, Formazione e Lavoro), Rosa Barone (Welfare) e Massimo Bray (Cultura). Il documento, frutto di un lavoro interdisciplinare indicato dal programma di governo, mette a sistema per la prima volta un quadro articolato di bisogni educativi e sociali per proporre una strategia d’intervento regionale complessa e interdisciplinare, sarà presentato on line oggi mercoledì 17 marzo ore 12,30.

“La povertà educativa indica l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Non possiamo permettere che migliaia di bambini, bambine, ragazzi e ragazze siano privati degli strumenti per costruire il loro futuro e i loro sogni. Questo documento ci indica la strada da seguire con l’elaborazione di un piano di investimenti importante e trasversale che riporta la scuola e i bisogni educativi dei minori al centro, anche alla luce dell’esperienza del Covid” ha commentato l’assessore Leo.

“La forza di questa Strategia è l’assunzione di una complessità del fenomeno della povertà educativa nel nostro Paese, che richiede un approccio integrato per l’attivazione di misure strutturate per rendere più ricche, più larghe e più efficaci le nostre comunità educanti, perché abbiano a disposizione più servizi, più strutture e più risorse per sostenere il percorso educativo dei minori con una attività didattica più estesa ed inclusiva, ma anche e soprattutto aprendo il tempo-scuola e arricchendo i programmi didattici con la fruizione di contenuti e attività culturali nei luoghi della cultura (biblioteche di comunità, musei e parchi archeologici, centri polifunzionali) di cui il territorio pugliese è sempre più ricco e in cui i nostri bambini e bambine, ragazzi e ragazze devono essere protagonisti” è il commento dell’assessore Bray. “Quando bisogna lavorare in profondità su un progetto così importante e impattante, è fondamentale fare rete e agire su più livelli. Sono molto soddisfatta del bel lavoro svolto e ringrazio di cuore i miei colleghi e gli uffici.

Il contrasto alla povertà educativa è la chiave di volta, per poter far sì che tutti possano avere un’alternativa, e che questa passa sempre da un rafforzamento delle basi, agendo su più livelli”. È il commento dell’Assessora al Welfare Rosa Barone. Il documento è stato elaborato da un gruppo di lavoro trasversale fra Istruzione, Welfare e Cultura, coordinato dalla consigliera per l’attuazione del programma di governo, on.Titti De Simone che ha quantificato anche le risorse necessarie. “Siamo partiti dagli indicatori socio economici purtroppo aggravati da questa crisi, per indicare obiettivi ambiziosi ma non impossibili se uniamo le forze e le occasioni. È rilevante che la Strategia incroci i nuovi cicli di programmazione per avvalersi delle risorse che avremo a disposizione, per avvicinare la Puglia agli standard europei, a partire dagli asili nido. Questa strategia integra il lavoro che stiamo contemporaneamente sviluppando con l’Agenda di genere, trasversale alle diverse politiche regionali”. “La scuola tornerà in presenza e in sicurezza il prima possibile. Abbiamo tenuto aperto il primo ciclo fino allo stremo”, ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

“Questa è una storia nuova, il virus è cambiato, la variante inglese colpisce i bambini, non li esclude come era al primo giro, i nostri figli e nipoti sono a rischio: con responsabilità abbiamo dovuto mettere questa bandiera rossa. Questo pericolo insieme lo vinceremo”. “Bisogna essere ancorati alla realtà: tutti volevamo tenerle aperte le scuole, abbiamo tenuto le attività in presenza fino allo stremo, abbiamo tenuto i bambini in presenza fintantochè è stato possibile. Stiamo lavorando per riportare la scuola in presenza e in sicurezza il prima possibile. Non sono decisioni a cuor leggero ma lo abbiamo fatto con senso di responsabilità. Sono scelte in cui tutto il paese deve essere presente”, ha aggiunto il ministro. “Quella di quest’anno sarà una prova di maturità vera: abbiamo abbandonato l’idea che si lavorava 5 anni e poi arrivava una busta con i temi e si faceva una sorta di lotteria. I ragazzi avranno un mese per poter svolgere il loro lavoro prepararlo e consegnarlo; la prova inizierà con la discussione di questo lavoro”, ha detto Bianchi. “Non è un esame all’acqua di rose né di emergenza: è una prova di maturità in cui i ragazzi potranno dimostrare come sono cresciuti, è un passaggio in avanti, non ci siamo messi all’angolo, è un esame di maturità vero”, ha assicurato. “La scuola non si è mai arresa, non si arrende e anche nei momenti più difficili diventa un luogo in cui si esplora il futuro”, ha poi detto il ministro Bianchi intervenendo a Didacta. L’ultimo decreto varato dal governo prevede restrizioni e misure per spostamenti, scuola, seconde case, bar, ristoranti negozi, scuola, visite ai parenti e agli amici.

Quasi 7 milioni di studenti, cioè 8 su 10, seguono le lezioni da casa. n zona rossa ci sono Lazio, Lombardia, Campania, Molise, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto, la Provincia autonoma di Trento. Il decreto, come ha reso noto Palazzo Chigi, prevede “l’applicazione, nei territori in zona gialla, delle misure attualmente previste per la zona arancione”. Con un’incidenza superiore ai 250 casi per 100.000 abitanti, scatta la zona rossa. Per il decreto, invece, è definita “l’applicazione delle misure attualmente previste per la zona rossa alle Regioni, individuate con ordinanza del Ministro della salute, in cui si verifichi una incidenza cumulativa settimanale dei contagi superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, a prescindere dagli altri parametri riferiti al colore della zona”. Le singole regioni, inoltre, possono adottare misure previste dalla zona rossa “nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determini alto rischio di diffusività o induca malattia grave”.

Sono dunque 6,9 milioni gli studenti che seguiranno le lezioni da casa. Otto ragazzi su dieci (81%) degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie. Un ‘lockdown formativo’ quasi totale, con una “scuola diffusa” nelle case di quasi 7 milioni di famiglie italiane. Ma potrebbero essere ancora di più gli studenti costretti alla didattica a distanza, se i governatori regionali disporranno la sospensione delle attività in presenza dove vi siano più di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. E’ quanto emerge dai dati aggiornati di Tuttoscuola che ha effettuato una mappatura del numero di studenti che conseguentemente dai prossimi giorni faranno lezione a scuola o da casa, sia per area geografica, sia per grado di scuola. Nello specifico, secondo i calcoli di Tuttoscuola, dovrebbero essere dunque 6 milioni e 875mila (otto su 10) gli alunni di scuole statali e paritarie costretti a seguire le lezioni a distanza su un totale di 8milioni e 506mila. I dati comprendono anche oltre un milione di bambini di scuola dell’infanzia esclusi dalle attività educative in presenza a scuola. Nel calcolo si è anche tenuto conto della chiusura totale delle scuole in alcuni comuni delle regioni (es. Sicilia, Toscana, Umbria) che sono in zona arancione.

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