15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 19:30:02

Cronaca News

Covid, superata la soglia dei 25.000 casi a Taranto

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Covid, superata la soglia dei 25.000 casi a Taranto

Meno di duecento contagi nelle ultime ventiquattro ore a Taranto. È il dato che emerge dal bollettino regionale che fotografa, quotidianamente, l’andamento della pandemia in Puglia. Ieri martedì 16 marzo sul territorio regionale sono stati registrati 10.963 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 1.126 casi positivi: 445 in provincia di Bari, 60 in provincia di Brindisi, 131 nella provincia Bat, 94 in provincia di Foggia, 195 in provincia di Lecce, 189 in provincia di Taranto, 4 casi di residenti fuori regione, 8 casi di provincia di residenza non nota.

Resta da capire se siamo di fronte ad una lieve inversione di tendenza per quanto concerne l’andamento del contagio che nelle ultime settimane nel Tarantino aveva fatto registrare punte di oltre trecento nuovi positivi in un giorno solo. Dall’inizio dell’emergenza in Puglia sono stati effettuati 1.707.351 test. 123.852 sono i pazienti guariti. 39.214 sono i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 167.399 così suddivisi: 65.397 nella Provincia di Bari; 17.051 nella Provincia Bat; 12.098 nella Provincia di Brindisi; 32.089 nella Provincia di Foggia; 14.832 nella Provincia di Lecce; 25.048 nella Provincia di Taranto; 632 attribuiti a residenti fuori regione; 252 provincia di residenza non nota. Nelle ultime 24 ore, comunica la Asl di Taranto, si sono registrati sei decessi negli ospedali ionici, così distribuiti: tre presso l’ospedale Moscati, due all’ospedale SS. Annunziata, uno al San Pio di Castellaneta. Nelle 24 ore precedenti i morti erano stati dodici.

Questo, invece, il quadro dei ricoveri: alle ore 14:30 del 16 marzo l’ospedale “San Giuseppe Moscati” ospita 70 pazienti affetti da Covid, così distribuiti: 28 presso il reparto Malattie Infettive; 26 presso il reparto di Pneumologia; 16 presso il reparto di Rianimazione. L’ospedale “Giannuzzi” di Manduria ospita 66 pazienti affetti da Covid, così distribuiti: 61 presso il reparto di Medicina; 5 presso il reparto di Rianimazione. L’ospedale “San Pio” di Castellaneta ospita 55 pazienti affetti da Covid. L’ospedale “San Marco” di Grottaglie ospita 48 pazienti affetti da Covid, presso il reparto di Medicina. Il presidio ospedaliero “Valle d’Itria” di Martina Franca ospita 29 pazienti affetti da Covid presso il reparto di Medicina. La Casa di cura “Santa Rita” ospita 26 pazienti affetti da Covid. Il Centro Ospedaliero Militare di Taranto ospita 20 pazienti risultati positivi al Covid. Il Presidio Covid post acuzie di Mottola ospita 25 pazienti post-Covid.

In Puglia è stata superata la soglia critica di occupazione dei posti letto da parte dei pazienti Covid sia nelle terapie intensive che nell’area Medica (pneumologia e malattie infettive): lo rileva il report di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Nelle rianimazioni il tasso di occupazione è salito di due punti percentuali, e ora si attesta al 33%, mentre il limite fissato dal ministero della Salute è del 30%. In area Medica il tasso di occupazione è pari al 42%, due punti sopra la soglia critica stabilita al 40%. Sono 20.396 i contagi da coronavirus in Italia registrati iei secondo i dati del bollettino della Protezione Civile, pubblicato dal ministero della Salute. 502 i morti, che portano il totale a 103.001 dall’inizio dell’emergenza legata all’epidemia di Covid.

L’indice positività è al 5,5%. Aumentano i pazienti ricoverati in terapia intensiva: sono 3.256 (+99 dal giorno precedente). Scatta intanto il ‘piano’ del Viminale per contrastare la diffusione del coronavirus attraverso controlli più serrati, in modo particolare nelle giornate delle festività pasquali. Le indicazioni sono contenute nella circolare a firma del capo di gabinetto Bruno Frattasi, inviata dal Viminale ai prefetti e relativa al decreto legge del 13 marzo scorso con le nuove misure di contenimento del virus. Come riporta AdnKronos, “tenuto conto” che le nuove disposizioni introducono “una disciplina più rigorosa al precipuo fine di contenere, nella massima misura, la diffusività del virus, contribuendo così alla tenuta del sistema sanitario, la relativa applicazione dovrà essere sostenuta da un particolare sforzo operativo che incida significativamente sul dispositivo dei controlli. Si raccomanda – recita la circolare – che i servizi territoriali vengano disposti con accuratezza e si concentrino specificamente nelle aree urbane più sensibili, potenzialmente interessate da fenomeni di assembramento, specialmente in corrispondenza delle giornate festive e prefestive”.

Considerato che “le nuove disposizioni troveranno applicazione anche nel periodo pasquale” appare “opportuno che vengano disposti mirati controlli lungo le strade di scorrimento extra-urbano, potenzialmente interessate da flussi di traffico più intensi, onde accertare il rigoroso rispetto delle disposizioni in materia di mobilità, si legge ancora. “Uguale attenzione – continua la circolare – andrà, poi, rivolta alle stazioni aeroportuali e ferroviarie, come pure agli altri snodi della mobilità urbana”. I contatti stretti di Covid-19 dovrebbero terminare la quarantena di 10-14 giorni, secondo quanto previsto dalle normative ministeriali vigenti, prima di potere essere sottoposti a vaccinazione: è quanto si legge nella pubblicazione redatta dal gruppo di lavoro Istituto superiore di sanità, ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco e Inail. Per alcune malattie (esempio morbillo), la vaccinazione è efficace nel prevenire l’infezione se somministrata in tempi rapidi dopo l’esposizione all’agente eziologico. Per il Covid, attualmente non ci sono dati a supporto per l’uso dei vaccini disponibili con finalità di profilassi post-esposizione. Essendo il periodo di incubazione per Covid-19 in media di circa 5 giorni, è poco probabile che il vaccino possa indurre una risposta immunitaria sufficientemente rapida da impedire l’infezione/malattia.

Di conseguenza, le persone esposte ad un caso noto di Covid-19, identificate come contatti stretti, non devono recarsi presso i centri vaccinali (anche per non rischiare di esporre a sars-cov-2 le persone nei mezzi pubblici, il personale sanitario deputato alle vaccinazioni, le altre persone presenti nel centro vaccinale, ecc.) ma devono terminare la quarantena di 10-14 giorni, secondo quanto previsto dalle normative ministeriali vigenti, prima di potere essere vaccinate. Se una persona vaccinata con una o due dosi viene identificata come contatto stretto di un caso positivo per SarsCov-2, secondo le definizioni previste dalle circolari del ministero della Salute, questa deve essere considerata un contatto stretto anche se vaccinata e devono, pertanto, essere adottate tutte le disposizioni prescritte dalle autorità sanitarie. Si mantiene la deroga alla quarantena per il personale sanitario, con il rispetto delle misure di prevenzione e protezione dell’infezione, fino a un’eventuale positività ai test di monitoraggio per Sars-Cov-2 o alla comparsa di sintomatologia compatibile con Covid, si legge nella pubblicazione.

Per ‘contatto stretto’ si intende l’esposizione ad alto rischio a un caso probabile o confermato; tale condizione è definita, in linea generale, dalle seguenti situazioni: una persona che vive nella stessa casa di un caso Covid, una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso Covid (per esempio la stretta di mano), una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso Covid-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti, una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso Covid in assenza di dpi (es. ffp2, ffp3, guanti) e dispositivi medici appropriati (esempio mascherine chirurgiche). A prescindere dal tipo di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione, in generale, la persona vaccinata considerata ‘contatto stretto’ deve osservare, purché sempre asintomatica, un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato in decima giornata o di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso. Ma la sfida della pandemia non è solo sanitaria, ma anche economica e sociale.

“In questo momento delicato, caratterizzato da incertezze e dubbi sul futuro, i giovani non possono essere tagliati fuori dal programma per la ripartenza”: lo dichiara il consigliere regionale, Francesco Paolicelli, a margine del tavolo istituzionale convocato dalla presidente, Loredana Capone, per discutere delle azioni da perseguire per impegnare al meglio le risorse del piano Next Generation EU. “Ringrazio la presidente Capone – aggiunge Paolicelli – per la sensibilità dimostrata nell’aver coinvolto nella discussione i giovani rappresentanti del mondo accademico pugliese, i delegati delle consulte provinciali degli studenti, i componenti dei consigli di tutte le università della regione ed i ragazzi del Consiglio regionale dei giovani. “In questo scenario l’investimento per le future generazioni non può prescindere dalla loro formazione, per questo occorrerà mettere in rete tutte le università della Puglia, più volte considerate poli eccellenti sul piano nazionale e internazionale. Bisogna investire affinché gli atenei pugliesi possano esprimere al massimo le loro enormi potenzialità. Solo così, dando ai giovani l’opportunità di formarsi e crescere professionalmente nella loro terra – conclude il consigliere – si può interrompere quella emorragia sociale che vede sempre i talenti andare via, per cercare altrove occasioni formative e occupazionali. L’emorragia sociale, però, non può prescindere anche da un investimento strutturale finalizzato al superamento del cd. digital divide; tante famiglie del Mezzogiorno (si stima circa 1/3 del totale), in molti casi con figli in età scolare, non hanno accesso ad una rete internet. Ciò si traduce nella negazione del diritto all’istruzione per tanti nostri bambini e ragazzi.

Non possiamo più permetterlo. Per questo ci batteremo affinché anche un investimento in tal senso trovi spazio all’interno del Piano per le prossime generazioni”. “Da queste ore di confronto esco con grande soddisfazione e fiducia. La nostra Puglia ha ragazze e ragazzi che hanno le idee chiare e che sanno essere critici e costruttivi”. Così la Presidente del Consiglio regionale Loredana Capone a margine del tavolo con i rappresentanti degli studenti degli Istituti secondari di secondo grado e delle Università pugliesi tenutosi sulla piattaforma del Consiglio regionale, alla presenza dei Presidenti dei Gruppi consiliari, dei Presidenti delle Commissioni, di Anci e Upi. Grande partecipazione e interventi puntuali e appassionati: dalla necessità di garantire le stesse opportunità a grandi e piccoli Atenei, a quella di intervenire sull’edilizia universitaria tenendo conto di due grandi urgenze del presente, tecnologia e sostenibilità ambientale, al bisogno di migliorare la connessione tra formazione e mondo produttivo, di migliorare il sistema dei trasporti per rendere gli spostamenti più agevoli e sostenibili, fino alla necessità di “guardare al Covid non solo come a una ‘sfiga’ ma soprattutto come a una grande ‘sfida’ per ricucire gli strappi e non lasciare più indietro nessuno”.

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