19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

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Mario Draghi

Con le dimissioni del governo Conte II e il nuovo governo Draghi la XVIII legislatura consuma l’ennesimo strappo e dà luogo ad una maggioranza che potremmo definire di salute pubblica. È evidente la crisi della politica italiana passata da un governo giallo/ verde ad un governo giallo/rosso, in verità un rosso sbiadito, per poi approdare ad un governo sorretto da una maggioranza parlamentare in cui giallo/verde e giallo/rosso stanno insieme, in più c’è il blu di Forza Italia. Dopo la costituzione del governo Draghi, però, i partiti della precedente maggioranza giallo/rossa sono implosi.

I cinque stelle hanno avuto molte defezioni e sono alla ricerca di una nuova identità molto probabilmente sotto la guida di Conte, mentre il PD ha visto le dimissioni del segretario Zingaretti e ora spera che il nuovo segretario Letta possa tenere unito un partito che di unito ha molto poco. Anche tra LEU e Sinistra italiana c’è stata frattura. Questo è il quadro che è sotto i nostri occhi, ma la crisi del sistema politico italiano viene da lontano. Il problema per il PD o per i 5 stelle non è Letta o Conte, è di natura più profonda e riguarda il rapporto tra questi partiti non di Destra e la storia recente d’Italia. Perché non riguardi i partiti di Destra è presto detto.

La conversione europeista di Salvini è una farsa pragmatica, la ripresa liberaleggiante di Forza Italia è strettamente legata ad una necessità di visibilità, la netta opposizione di Giorgia Meloni è legata alla identità di Fratelli d’Italia, non ha mai veramente abiurato il fascismo, che impedisce di stare al governo con ex comunisti come vengono a torto considerati il PD e anche LEU e Sinistra italiana. Dunque, dicevo che per i partiti giallo/rossi (forse sarebbe meglio dire rosa) c’è un problema ancora più importante da affrontare e riguarda la identità dell’Italia. Sì, una questione storica delicata che se non sarà affrontata trascinerà l’Italia stessa in una deriva che potrebbe essere paragonata alla crisi dell’Italia liberale prefascista che ebbe nei governi Bonomi, Facta I e II il punto più elevato delle contraddizioni del sistema Italia post risorgimentale. Affidare a Conte e a Letta la guida dei partiti 5 stelle e PD può andare bene, così come affidarla ad altri. Ma se chi guida questi partiti si limita ad azioni di governo prive di identità all’interno della quale collocare le scelte politiche, allora sicuramente andremo incontro ad ulteriori fragilità di sistema.

L’Italia uscita dalla Seconda guerra mondiale si è potuta ricostruire perché c’era un forte collante ideologico che teneva insieme e inverava le azioni e le scelte politiche, l’antifascismo. Certo l’Italia fino al 1947 ha potuto godere dell’unità antifascista e ha prodotto la Costituzione. Dopo il 1947 il PCI è uscito dal governo, ci sono state tentazioni di un centro destra che comprendeva gli antifascisti (governo Tambroni del 1960) ma successivamente si è dato luogo a governi di centro-sinistra. La guida ininterrotta dei governi da parte della DC dal 1947 al 1992, fatta eccezione per i governi Spadolini e Craxi, fa ben capire che nonostante la brevità dei governi c’era comunque una linea di continuità basata sull’antifascismo e i valori della resistenza.

Il ruolo del PCI era sempre di opposizione, era, però, costruttivo (anche se con i dovuti distinguo per i difficili rapporti con Mosca) e si richiamava sempre ai valori dell’antifascismo. Crollato il Muro di Berlino e venuta alla ribalta la stagione di Tangentopoli, l’Italia si è vista proiettata in quella che è stata definita la “seconda repubblica”. Qui sono incominciati i problemi che ancora non sono stati risolti. I tentativi di riforma massiccia della Costituzione sono falliti trascinando l’Italia sempre più nell’incertezza. Se sono falliti i tentativi di riforma della costituzione è perché evidentemente il popolo italiano si riconosce in quella Carta costituzionale così com’è stata voluta dai padri costituenti nel nome dell’antifascismo.

Ordunque, qual è il compito che spetta a un Conte o a un Letta? Trovare il modo per guidare i partiti galleggiando in acque procellose, o sforzarsi di guidare questi partiti richiamandosi a forti principi identitari che nulla hanno a che vedere con i sovranismi e i nazionalismi? Sì, a mio parere, piuttosto che parlare di buon governo (Conte) e di europeismo (Letta), bisognerebbe innanzitutto ritrovarsi su principi che fondano lo stare insieme e lo consentono. La Meloni lo ha capito e rimane ancorata alla sua identità, alla propria storia fascistoide che le garantisce il supporto di chi in quella storia si riconosce. Non mi permetto di suggerire niente a nessuno, tuttavia, ritengo che se i partiti del precedente governo Conte II non ripartono da solide basi identitarie dell’Italia antifascista, avranno seri problemi. Il fascismo storico, del Ventennio, non c’è più, ma quello “eterno” di cui ha parlato U. Eco c’è sempre e va combattuto.

Riccardo Pagano

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