20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 08:05:06

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Teatro in diretta streaming con “Artisti nei territori”

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La rassegna “Artisti nei territori”

MASSAFRA – Si conclude con la rassegna “Tessiture”, il progetto di Residenze artistiche – Artisti nei territori “P.A.S.S.I. Bildungsroman”, a cura del Teatro delle Forche Ministero della Cultura / Regione Puglia). Tre gli spettacoli in programma on line (gratuiti in diretta streaming dal Teatro Comunale di Massafra sulla pagina Facebook e sul canale Youtube del Teatro delle Forche), messi in scena dal altrettante tre compagnie pugliesi. Ecco, nel dettaglio, il programma: sabato 20 marzo “Fragile” – Primo studio per una residenza, della compagnia TerramMare Teatro, con Silvia Civilla e Pietro Pizzuti; testo di Tino Caspanello; luci: Antonio Apollonio; maschere e costumi: Claudia Contin; giovedì 25 marzo “Storia dell’occhio” di Astragali Teatro: il recital teatrale per attore e musicista è un percorso attraverso la poesia europea del ‘900, dedicato a Georges Bataille; la scrittura e la regia sono firmati da Fabio Tolledi. In scena Fabio Tolledi (voce) e Mauro Tre (piano), luci Sandrone Tondo; venerdì 26 marzo “Decameron” di Giovanni Boccaccio della compagnia Diaghilev, diretto e interpretato da Paolo Panaro. Inizio ore 19.00.

Partecipazione gratuita. Sempre nell’ambito del progetto “PASSI Bildungsroman” si è sviluppato il percorso di studio e ricerca “Noi siamo invece” che vede gli artisti campani Angelica Bifano, Maria Vittoria Rossi e Giuseppe Maria Martino ospiti, in questi giorni, nel Teatro Comunale di Massafra. Oggi, 18 marzo, sulla piattaforma digitale Zoom i tre artisti incontreranno gli allievi attori del laboratorio “Légami sul palco” per una restituzione del lavoro volta a raccontare origine, tappe e sviluppi del progetto “Noi siamo invece”, ideato e scritto da Angelica Bifano, che ha preso avvio grazie al laboratorio “Officine di drammaturgia” condotto da Lucia Calamaro. La partecipazione all’evento on line, con inizio alle ore 19.00, è gratuita ed aperta a tutta la comunità territoriale, con prenotazione obbligatoria da effettuare inviando una mail all’indirizzo di posta elettronica info@teatrodelleforche. com.

NOI SIAMO INVECE SINOSSI
Una performer porta in scena la sua difficoltà ad esporsi verbalmente, il vuoto che le si para davanti quando è lei a dover parlare. La ragazza, ostacolata da una memoria che riaffiora a tratti, svela una famiglia del Sud Italia – la sua – riportando a galla quella sensazione d’assedio che soffocava ognuno dei componenti per l’incapacità di parlare e ascoltarsi. Decisa ad affrontare il suo passato, o meglio a rinominarlo, la performer si misura con se stessa attraverso un alter ego irriverente, uno specchio in grado di mostrarle somiglianze e tratti comuni con i propri genitori. Ma cosa comporta fare i conti con quello che eravamo a fronte di ciò che siamo diventati?

NOI SIAMO INVECE LA RICERCA
Questo lavoro parte da uno sguardo istintivo rivolto all’ambito delle arti visive, in particolare alla fotografia di Francesca Woodman, Edward Weston, Nan Goldin. A partire da questo materiale si è impostato il lavoro su una struttura aperta: spunti testuali sviluppati in sala in uno scambio continuo tra scrittura scenica e drammaturgia. La rilettura, per cui è d’aiuto il materiale fotografico scelto, porta ad una visione del corpo come corpo capace, in scena, di tradurre, raccontarsi e riportare fuori. Dunque corpo che svela e si rivela. Nel testo è contenuto quel desiderio di espressione che cresce nell’individuo davanti alla mancanza di strumenti necessari per essere compreso – lo so, ma non lo so dire. La Famiglia è quel luogo-non luogo che fa da sfondo e di cui si vuole restituire in scena il carattere impositivo; il Corpo è la casa, intesa come unico luogo di riferimento; l’Altro è la possibilità concreta di una visione mostruosa e perturbante che, al contempo, incita all’azione. Questo lavoro vorrebbe lasciare la possibilità di presentarsi nel mondo per quel che si è. Illuminare le proprie zone d’ombra per trovare la parola mancata, aprire le strade alla creazione mediante il questio mihi factum sum (mi sono fatto domanda di me stesso).

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