22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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Mamma e figlia uccise a Massafra. L’intervento delle Acli

foto di Annarita Laghezza
Annarita Laghezza

“I numeri sono drammatici: 20 vittime di femminicidio dall’inizio dell’anno. E siamo soltanto al 16 marzo.Non è più un allarme sociale, è una piaga. Perché quei numeri – come ci preme ricordare – sono persone in carne e ossa. O perlomeno, lo eranoPersone. Donne, per la precisione. Donne che hanno detto un ‘no’ e ora hanno smesso di essere, per mano di maschio”. Così Annarita Laghezza, neoeletta rappresentante regionale delle Acli Puglia nel coordinamento donne nazionale.

“Come Acli, siamo convinti che la questione, come tutte le situazioni complesse, debba essere affrontata su un duplice binario: quello a lunga percorrenza, fatto di educazione dei giovani, sin dalla più piccola età; e quello ‘regionale’, che deve prevedere azioni di intervento tempestivo e deciso da parte delle istituzioni per sottrarre la vittima al suo carnefice- dice Laghezza- solo lunbedì sera, altre due donne, figlia e mamma, sono state uccise dal marito della donna, dopo una serie infinita di litigi, nella vicina Massafra. In Italia si sta registrando un vero e proprio bollettino di guerra.Uomini che non accettano relazioni finite, incapaci di gestire le emozioni e donne resistenti a denunciare. Dobbiamo combattere il femminicidio non solo con la certezza della pena, ma anche con la prevenzione. C’è necessità di un cambiamento culturale che deve partire dalle agenzie educative: famiglia e scuola”.

“Sono due, a mio modo di vedere, le questioni da analizzare – rimarca Giuseppe Mastrocinque, presidente delle Acli provinciali di Taranto –: la prima è legato a un’educazione malata che noi maschi talvolta riceviamo. Fa male dirlo perché è fuori logica, ma queste false ‘informazioni’, nel processo formativo, arrivano soprattutto dalle mamme, quindi da donne, che non di rado educano con la convinzione che a noi sia tutto dovuto. Che a un maschio non si possa dire ‘no!’. Un problema culturale da estirpare con fermezza e… tempi lunghi. Poi, la seconda è di carattere comunicativo: mi fa orrore – conclude il presidente Mastrocinque – che sulla stampa venga detta la ragione di un femminicidio. Come se un delitto possa avere una giustificazione, come se ci possa mai essere un motivo per sopprimere la vita di una donna.Sono elementi culturali su cui lavorare: tutti assieme, per venirne fuori e per non creare – in menti poco stabili – attenuanti pericolose”.

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