06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 05 Dicembre 2021 alle 06:58:33

Cronaca News

Ospedali alle corde, stop ai ricoveri in Puglia

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Ospedali alle corde, stop ai ricoveri in Puglia

Una “stretta” resa necessaria dalla grave situazione epidemiologica che sta strozzando la Puglia: arriva lo stop ai ricoveri “non urgenti” in tutti gli ospedali pugliesi. La gravità della situazione epidemiologica: il terzo provvedimento di questo tipo negli ultimi dodici mesi, da quando cioè il Covid e la pandemia hanno stravolto la vita di tutti noi.

In una circolare firmata dal direttore del dipartimento Salute, Vito Montanaro, e dall’assessore alla Sanità, Pierluigi Lopalco, si fa presente che la priorità oggi non può che essere quella di “garantire il supporto alla rete ospedaliera Covid da parte del personale sanitario in servizio presso gli ospedali No Covid”. Il numero dei ricoveri ha nuovamente superato il tetto di sicurezza fissato dal ministero, con le Terapie intensive piene al 34% e i reparti di medicina che toccano quota 42%. La sospensione – programmata sino al 6 aprile “in attesa di valutare l’andamento epidemiologico della pandemia” – riguarda i ricoveri programmati, sia medici sia chirurgici, nelle strutture Covid e in quelle No Covid. Saranno effettuati soltanto i ricoveri “con carattere d’urgenza non differibile, provenienti dal pronto soccorso”, una disposizione che a quanto si è appreso vale anche per le case di cura private. Nella stessa circolare vengono citati i casi cosiddetti “non procrastinabili”, per i quali i ricoveri devono essere comunque garantiti, a partire da quelli oncologici, “elettivi e non”.

Non viene invece bloccata l’attività ambulatoriale (compresa quella in intramoenia) mentre non sarà possibile svolgere “l’attività in intramoenia in regime di ricovero”. Il personale che sarà allegerito dall’attività ordinaria relativa ai ricoveri andrà in supporto di quello che è dedicato agli ospedali Covid, con modalità che verranno definite e puntualizzate nei prossimi giorni. Sul portale Puglia Salute è stato inserito un avviso ufficale: “Sospesi gli interventi e i ricoveri non urgenti e programmati. L’Assessorato alla Salute e il Dipartimento Salute della Regione Puglia hanno disposto da fino al 6 aprilre la sospensione dei ricoveri e degli interventi programmati e non urgenti. In particolare sono sospesi: ricoveri programmati sia medici che chirurgici presso le strutture ospedaliere pubbliche Covid e no-Covid, non rientranti nei “Servizi garantiti”; attività in libera professione intramoenia in regime di ricovero; attività di ricovero e day service, anche quelle finalizzate al recupero delle liste d’attesa. Restano invece garantiti: ricoveri con carattere d’urgenza “non differibile”, provenienti dalle strutture di Pronto Soccorso, con particolare riferimento alle patologie tempo-dipendenti; ricoveri in regime di urgenza; ricoveri elettivi oncologici; ricoveri elettivi non oncologici con classi di priorità A (entro 30 giorni per casi che possono aggravarsi rapidamente); prestazioni per pazienti con malattia rara; attività ambulatoriale ordinaria, compresa l’attività in libera professione intramoenia di tipo ambulatoriale specialistica ambulatoriale urgente (U) e breve (B)”.

La Regione ha poi annunciato l’arrivo di 12 autoambulanze di tipo A, comprate con fondi di Bilancio Regionale dalla Protezione civile regionale e destinate alla Colonna mobile regionale. Tre sono state date in dotazione alla struttura per le maxiemergenze del Policlinico di Bari in Fiera del Levante, 2 alle Asl Bari, Taranto e Lecce, una a Brindisi, Bat e Foggia. “Le ambulanze – spiega il dirigente della sezione Protezione civile, Mario Lerario, sono sia per il rafforzamento del servizio 118 per l’emergenza covid, che per il trasporto da e per il Policlinico di Bari verso la struttura per le maxiemergenze della Fiera”. Proprio sull’Ospedale in Fiera si registra una nota congiunta del Gruppo consiliare regionale di FdI (Luigi Caroli, Giannicola De Leonardis, Antonio Gabellone, Renato Perrini, Francesco Ventola e il capogruppo Ignazio Zullo), del responsabile nazionale Sanità di Fratelli d’Italia, on. Marcello Gemmato, del co-presidente del gruppo europeo Ecr, on. Raffaele Fitto. “Il momento di forte criticità con la recrudescenza della diffusione del virus e il conseguente impatto sui servizi sanitari ci ha indotti a restare in silenzio sull’ospedale della Fiera del Levante per rispetto a chi sta soffrendo in salute e sul piano economico, e per rispetto e gratitudine verso tutti coloro che stanno profondendo sforzi immani per poter assistere e comunque esercitare azioni di contrasto alla diffusione del virus” ma “non vorremmo che il nostro silenzio sia interpretato come accondiscendenza ai giudizi che sull’ospedale della Fiera stanno propagandano. Per noi l’Ospedale in Fiera è e resta un colossale monumento all’improvvisazione.

E lo spieghiamo sollecitando la riflessione collettiva ponendo alcune domande mediante le quali chiunque, dando risposta ponderata, arriva alle nostre stesse conclusioni: se 14 posti letto di terapia intensiva, tanti quanti programmati in Fiera, fossero stati distribuiti nel numero di un posto letto per presidio ospedaliero già funzionante, avremmo avuto quei 14 posti letto già funzionanti da mesi? Se quei restanti 140 posti letto di terapia semi-intensiva Covid previsti in Fiera li avessimo allocati in numero di tre-quattro per presidio ospedaliero già funzionante avremmo avuto la disponibilità di posti letto attivi da mesi rinforzando ciascun presidio con qualche unità di personale in più? Se questo fosse stato fatto da maggio 2020, epoca in cui il Ministero ha stabilito questi standard di aumento di posti letto, avremmo evitato di stare oggi in piena recrudescenza epidemica a discutere di personale, di carenze di anestesisti ed infermieri, di confronti sindacali, di simulazione per il trasferimento di un paziente dal policlinico, di trasferimento di interi reparti con pazienti e con équipe di personale dal Policlinico alla Fiera investendo tempo prezioso e in forza lavoro distratta all’emergenza, di necessità di chiedere a tutte le Asl della Puglia di fornire personale di per sé carente nelle stesse Asl? Si può pensare di costruire un ospedale in 45 giorni spendendo 20 milioni di euro senza aver pensato al personale per stare oggi in piena recrudescenza dell’epidemia a preoccuparsene?

Non sarebbe stato più utile investire quei 20 milioni di euro nel potenziamento dei tamponi e delle pratiche di contact tracing, nel fare tamponi antigenici a tappeto e nell’assistenza domiciliare? Se quei 20 milioni fossero stati investiti nella telemedicina, nel telemonitoraggio dei parametri vitali dell’organismo nei soggetti positivi in isolamento domiciliare, nella ventilazione non invasiva a domicilio avremmo ridotto l’ospedalizzazione e assistito molto meglio a domicilio assicurando un supporto quanto mai necessario ai medici di famiglia? Infine, se avessimo fatto più tamponi più contact tracing, tamponi antigenici a tappeto e potenziato l’assistenza domiciliare con telemedicina, telemonitoraggio e ventilazione non invasiva (CPaP) avremmo avuto meno contagi e meno ospedalizzazione e, soprattutto, meno morti e potevamo essere in Zona gialla o addirittura Bianca con sollievo per la nostra economia, dell’istruzione dei nostri figli per la possibilità di didattica in presenza e delle nostre libertà? A ciascun pugliese il compito di rispondere a queste domande”.

La gravità della situazione della pandemia viene comunque confermata dall’ultimo bollettino epidemiologico regionale, quello di ieri, mercoledì. E ad essere particolarmente critico è proprio il quadro relativo alla provincia di Taranto, dove si registra un nuovo picco di contagi: 355 nuovi casi in un giorno. Ieri mercoledì 17 marzo in Puglia sono stati registrati 12.471 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 1.734 casi positivi: 570 in provincia di Bari, 136 in provincia di Brindisi, 118 nella provincia Bat, 307 in provincia di Foggia, 247 in provincia di Lecce, 355 in provincia di Taranto, 5 casi di residenti fuori regione. 4 casi di provincia di residenza non nota sono stati riclassificati e attribuiti Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 1.719.822 test. 124.948 sono i pazienti guariti. 39.818 sono i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 169.133 così suddivisi: 65.967 nella Provincia di Bari; 17.169 nella Provincia di Bat; 12.234 nella Provincia di Brindisi; 32.396 nella Provincia di Foggia; 15.079 nella Provincia di Lecce; 25.403 nella Provincia di Taranto; 637 attribuiti a residenti fuori regione; 248 provincia di residenza non nota. Sul fronte ricoveri la situazione si è aggravata nelle ultime 24 ore: in tutto il territorio regionale si passa da 1750 a 1810 pazienti nelle strutture sanitarie regionali. Salgono i casi attualmente positivi, 39.818, in aumento rispetto ai 39.214 delle ultime 24 ore. E sul fronte vaccini non mancano le polemiche.

“Mi stanno negando l’accesso agli elenchi dei vaccinati, violando le mie prerogative, e ciò mi autorizza a pensare che si vogliano occultare gli eventuali abusi. Ho scritto al Presidente del Consiglio regionale per ottenere l’immediata tutela della funzione di Consigliere regionale”: a comunicarlo il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati. “Ho richiesto da diversi giorni l’elenco dei cittadini vaccinati, per verificare eventuali abusi e, a tutt’oggi, nessuna risposta se non una richiesta di parere alla segreteria generale della Giunta. Insomma, un estenuante procedimento per schivare la responsabilità di procedere e fornire gli elenchi, contravvenendo alla disciplina dell’accesso agli atti dei Consiglieri regionali. Si evocano peraltro ipotesi di diniego fondati sulla tutela dei dati anagrafici e sanitari o richiamando giurisprudenza sul divieto d’accesso generalizzato, oppure paventando rischi di confusione tra funzione legislativa e amministrativa. Nessuna di tali ipotesi è però accordata con l’ordinamento, per tre motivi molto concreti. Il Consigliere regionale può accedere agli atti dell’amministrazione indicati specificamente, senza alcuna limitazione, e a esso si intendono estesi tutti gli obblighi sul trattamento dei dati, compreso quello di segretezza; non è possibile opporre l’argomento della tutela dei dati anagrafici e sanitari, perché la richiesta di accesso è in questo caso proprio fondata sulla verifica dei presupposti per la vaccinazione e cioè le coorti d’età e di categorie, sicché la vaccinazione di un non avente diritto per età o categoria comporterebbe la lesione di un diritto o interesse altrui, impugnabile dinanzi al giudice; la richiesta è specifica e nient’affatto generalizzata (tale sarebbe stata la richiesta della password d’accesso) per cui non è possibile individuare, nemmeno per ipotesi, la supposta confusione tra funzione esecutiva-amministrativa e legislativa-controllo politico.

Per questi motivi ho ribadito la mia richiesta d’accesso e rilascio copia degli atti, investendo della questione il Presidente del Consiglio regionale, affinché sia sviluppata un’iniziativa a tutela delle prerogative assegnate ai Consiglieri regionali attraverso regolari elezioni popolari e non derogabili attraverso l’uso delle funzioni di gestione, appropriandosi cioè di un potere di arbitrato improprio sulla legittimità della funzione legislativa e di controllo politico; una cosa non riscontrabile nemmeno in periodo pre-rivoluzionario”.

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