12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 16:52:04

Cronaca News

La statua di San Giuseppe torna alla bellezza originaria

foto di Don Andrea Mortato benedice la statua di San Giuseppe (foto Mino Lo Re)
Don Andrea Mortato benedice la statua di San Giuseppe (foto Mino Lo Re)

E’ stata restituita alla bellezza originaria la statua di San Giuseppe, tornata al santuario del Santissimo Crocifisso, dopo un’accurata opera di restauro. Era rimasto ben poco della pregevolezza del capolavoro del cartapestaio leccese Salvatore Sacquegna (1877-1964), cui si deve fra l’altro il “Gesù all’Orto” della processione dei Misteri. “I colori originari, in molti punti, erano pressocchè spariti dopo grossolani interventi di restauro effettuati, come si usava nel tempo, da sacrestani o imbianchini, che si limitavano a stuccare e a ridipingere le parti usurate dal tempo. Diverse e in più punti erano le lacerazioni mentre era evidente l’azione dei tarli, che avevano reso in stato precario la stessa struttura, tant’è che durante il trasporto dalla chiesa al furgone la statua ha lasciato per terra una scia di polvere per quanto era malridotta” – così spiega Valerio Iaccarino, del laboratorio “Iaccarino e Zingaro” di Andria, dall’attività trentennale, cui si deve, fra l’altro, il restauro, effettuato, a partire dal 2018, di alcuni simulacri della nostra processione dei Misteri (Gesù all’orto, il Crocifisso e Gesù Morto), commissionato dall’arciconfraternita del Carmine.

Fra gli altri interventi più significativi degli artigiani andriesi, quelli delle statue della Madonna del Pozzo di Capurso e dei Santi Medici di Bitonto. Il San Giuseppe del santuario tarantino fu realizzato ai primi del Novecento dal Sacquegna, che nel 1922 fu nominato da Benedetto XV “Fornitore Pontificio”, come racconta stemma papale impresso accanto al suo nome, sulla base. “Questa particolarità – spiega Iaccarino – curiosamente è rinvenibile solo sul Sant’Antonio della basilica di Capurso”. Seguito dalla Soprintendenza alle Belle Arti, il restauro ha reso necessari innanzitutto alcuni saggi preliminari al fine di individuare i colori originari. Quindi si è proceduto alla ripulitura degli strati delle tinteggiature effettuate nel tempo e alla disinfestazione dai tarli, durata circa un mese. Successivamente gli artigiani hanno consolidato la struttura portante e riparate le lacerazioni.

Foto di L’interno della chiesa Ss. Crocifisso
L’interno della chiesa Ss. Crocifisso

“Particolarmente laboriosi sono stati gli interventi alle mani di San Giuseppe e Gesù Bambino, in precarie condizioni, e al volto del santo, tutto bucherellato dagli insetti – evidenzia Iaccarino – Molto delicato è stato anche il ripristino dei colori dei panneggi in fibra di canapa, particolarità delle statue di artisti della scuola napoletana. Nuove di zecca, infine, le aureole”. Grande è stata la soddisfazione espressa dal parroco don Andrea Mortato al ritorno della statua, che anche i parrocchiani più anziani non ricordavano così bella. “La scelta di restaurare questo simulacro – ha detto – è scaturita dalla responsabilità che ho sentito molto forte come parroco, il quale deve non solo costruire ma anche tramandare quanto ricevuto dai nostri predecessori. La storia della comunità viene anche dalla bellezza di questi simboli di valore così prezioso come appunto questo San Giuseppe. Ciò è anche occasione per vivere al meglio l’anno giubilare dedicato al santo, donatoci dal papa per i 150 anni della sua proclamazione a patrono della Chiesa universale, nel cambiamento e restauro individuale e delle nostre comunità”. In questi giorni la parrocchia celebra il triduo in onore di San Giuseppe invitando a predicare il giovane don Francesco Fanelli, sacerdote della basilica cattedrale, nel cui territorio ricade la rettoria intitolata al santo, in via Garibaldi, culla del suo culto in tutta la città.

Angelo Diofano

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