12 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Aprile 2021 alle 16:52:04

Cronaca News

Contratto per Taranto: delega a Mara Carfagna

foto di Mara Carfagna
Mara Carfagna

Sarà il ministro per il Mezzogiorno e la Coesione territoriale, Mara Carfagna (Forza Italia) ad occuparsi dell’attuazione del Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto. A stabilirlo un decreto del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Il coordinamento vale a partire dal 12 marzo e il decreto porta la data del 15 marzo. La delega sul Tavolo Taranto a quanto si apprende rientra in un ambito piu generale di competenze che attribuisce al ministro Carfagna la presidenza della cabina di regia per i fondi sviluppo e coesione del periodo 2014-2020 e per la programmazione di quelli relativi al periodo 2021-2027, il monitoraggio e accelerazione delle attività della stessa cabina di regia, la promozione, sottoscrizione e attuazione dei contratti istituzionali di sviluppo presiedendo i relativi Tavoli istituzionali, nonchè l’istituzione e il coordinamento delle Zone economiche speciali.

Per Taranto, il provvedimento di Draghi fa riferimento al decreto legge istitutivo del contratto istituzionale di sviluppo, che è il n. 1 del 2015,articolo 5, convertito nella legge 20 del 4 marzo 2015. Nel decreto del presidente Draghi si richiama la funzione di coordinamento del ministro per “i programmi di intervento”volti al superamento della crisi socio-economica e ambientale dell’area di Taranto. Nel governo Conte 2 ad avere la delega era il senatore tarantino Mario Turco, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Solo qualche giorno fa, i sindacati Cgil, Cisl e Uil avevano scritto a Draghi e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, ponendogli la questione del contratto Taranto ed evidenziandogli “l’attuale stato di inerzia”. In particolare a Draghi i sindacati hanno sottolineato che il Tavolo Istituzionale ha anche “avuto un ruolo attivo anche nell’affrontare i temi occupazionali, avendo azionato strumenti regolativi (clausola sociale) a protezione dei bacini di crisi”. E ora, aggiungevano i sindacati, “la crisi del sistema industriale locale” registra nuovi cedimenti importanti. Nella gestione del contratto Taranto da parte del secondo Governo Conte, l’attività si è focalizzata su cinque aree tematiche: Università, Ricerca, Innovazione; Infrastrutture; Sviluppo Economico, sociale e culturale; Riqualificazione Urbana e, infine, Ambiente e Bonifiche. Coinvolte le società pubbliche Investitalia, e Invitalia, quest’ultima come soggetto attuatore.

Da marzo a dicembre 2020, si sono svolte 104 sedute tra riunioni tecniche e riunioni del Tavolo Taranto con la partecipazione delle diverse amministrazioni pubbliche interessate ai vari interventi: Comune di Taranto, Asl, Marina Militare, Acquedotto Pugliese, Autorità di sistema portuale del Mar Ionio-porto di Taranto. Il risultato complessivo del “Cantiere Taranto” nell’anno 2020 – si legge in un report dell’ex sottosegretario Turco – ha visto la “movimentazione di nuovi investimenti pubblici per oltre 400milioni di euro, che si aggiungono ad oltre 1 miliardo di risorse finanziarie”. Questo miliardo di euro ha costituito il budget di partenza del contratto Taranto, derivato dalla riprogrammazione di fondi assegnati nel tempo e non spesi.

LA VERTENZA ILVA
Parallela al Cis c’è la “Grande Vertenza” che interessa l’area di Taranto, quella relativa allo stabilimento siderurgico. L’elevato numero di carri siluro pieni di ghisa proveniente dagli altiforni, con pericoli per la sicurezza e per l’ambiente, è stato evidenziato dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb in una lettera inviata alla direzione di ArcelorMittal,ai commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, e al custode giudiziario dello stabilimento. I sindacati scrivono che vi sono più di 20 carri siluro bloccati e “tale condizione impiantistica determina elevatissimi profili di rischio a carico delle persone e dell’ambiente”. Per i sindacati, l’accumulo di carri siluro si è verificato perché è ripartito giorni fa l’altoforno 2, fermato in precedenza per problemi tecnici, e la sua produzione di ghisa si è aggiunta a quella degli altiforni 1 e 4. La ghisa prodotta, però, è stata indirizzata, per la successiva trasformazione in acciaio, solo all’acciaieria 2 essendo l’acciaieria 1 ancora ferma.

“Qualora vi fosse una qualsivoglia problematica tecnica legata all’impossibilità di smaltire nei tempi previsti in acciaieria 2 la ghisa prodotta dagli altiforni, con l’acciaieria 1 ferma e la mancanza della “macchina a colare”, utile per sopperire a temporanei squilibri tra la produzione degli altiforni e delle acciaierie, si ignora come verrebbero gestiti tali rischi”. Chiedendo un incontro ad ArcelorMittal “per discutere delle contromisure tecniche” ed “evitare di continuare ad esporre le persone e l’ambiente a tali rischi”, i sindacati metalmeccanici fanno infine presente, relativamente all’accumulo di carri siluro, “che tale condizione operativa non è intervenuta in seguito ad eventi non preventivabili e che per tale motivo è particolarmente grave”.

APPELLO A GIORGETTI E ORLANDO
I segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm Roberto Benaglia, Francesca Re David e Rocco Palombella si sono invece rivolti ai ministri per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, e del Lavoro, Andrea Orlando: “seppur con responsabilità diverse, siamo impegnati ormai da oltre un anno a fronteggiare un’emergenza senza precedenti. Fin dallo scorso marzo, Fim Fiom e Uilm a fronte della crisi sanitaria hanno messo in campo tutte le energie disponibili per evitare la diffusione del contagio e il blocco di attività produttive indispensabili per il funzionamento del nostro Paese. Abbiamo messo al primo posto la salvaguardia della salute e della sicurezza di lavoratori e cittadini ma non abbiamo mai abbassato l’attenzione sui temi del lavoro. Infatti, il 5 febbraio scorso, in piena pandemia, abbiamo rinnovato il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di 1,6 milioni di metalmeccanici contribuendo a dare una iniezione di fiducia e di speranza all’intero Paese. Abbiamo apprezzato molto i vari provvedimenti promossi da Cgil Cisl e Uil e presi in considerazione dal precedente Governo sul blocco dei licenziamenti e sulla proroga della cassa integrazione. Ci auguriamo che questi provvedimenti, in aggiunta ad altri che si renderanno necessari, continueranno ad essere assunti anche dall’attuale Governo.

La crisi pandemica sarà sconfitta anche grazie al contributo generoso dei lavoratori metalmeccanici che metteranno a disposizione i propri luoghi di lavoro per essere vaccinati e far vaccinare altre persone, seguendo l’esempio positivo dei Comitati aziendali covid tuttora operativi. L’impegno dei nostri militanti e dei lavoratori è continuato incessantemente per l’intero periodo e non verrà meno fino a quando non cesserà l’emergenza. Come è a voi noto, a questa maledetta crisi pandemica si aggiunge quella industriale con conseguenze drammatiche sul piano occupazionale e sociale. Subito dopo l’insediamento del vostro Governo, abbiamo immediatamente sollecitato dei tavoli di confronto che riguardano crisi di aziende di rilevanza nazionale e di settori strategici per la nostra economia, come automotive, aerospazio e siderurgia. Abbiamo apprezzato la disponibilità a incontrarci il 18 febbraio scorso per la Whirlpool di Napoli a seguito di un presidio di lavoratori e la tempestiva convocazione per l’ex Ilva il giorno successivo. È trascorso un mese e la situazione è drammaticamente peggiorata, non solo per le sopracitate vertenze, ma anche per tutte le altre che purtroppo non sono state minimamente affrontate.

Vi chiediamo quindi di essere convocati in tempi brevi per scongiurare situazioni di tensioni e ingovernabilità nei territori interessati. Senza risposte immediate queste vertenze rischiano di essere del tutto compromesse con gravi danni occupazionali e sociali. Vi annunciamo fin da subito che, in assenza di una formalizzazione di incontro, venerdì 26 marzo alle ore 10 ci auto convocheremo nei pressi del Ministero dello Sviluppo economico insieme a una delegazione delle nostre strutture nazionali con l’obiettivo di poter interloquire con voi”.

SLOPPING IN ACCIAIERIA 2
Ieri intanto si è verificato un nuovo caso di slopping: “A seguito di emissione in atmosfera, comunemente chiamata ‘slopping’, nell’Acciaieria numero 2, le Rsu e le Rls della Fim Cisl sono intervenuti celermente per le opportune verifiche” si legge in una nota della Fim. «Di fronte agli approfondimenti della Fim Cisl – afferma il coordinatore di fabbrica AMI della Fim Cisl, Vincenzo La Neve – i responsabili di reparto dichiaravano che era inutile fare “teatrino”, in quanto era la prima volta che il fenomeno si presentava di quell’entità». Come Fim Cisl riteniamo la posizione assunta dai preposti aziendali, inqualificabile e del tutto irrispettosa nei confronti della salute e sicurezza dei cittadini e lavoratori. «Conseguentemente al massiccio convogliamento emissivo e alla scarsa tenuta ermetica degli ambienti, infatti – aggiunge La Neve – gli stessi lavoratori sono stati costretti ad uscire dagli uffici e dai pulpiti, poiché l’aria ormai era diventata irrespirabile ». La Fim Cisl più volte ha segnalato agli enti esterni tali emissioni nello stabilimento, in virtù della prioritaria sicurezza e salute del lavoratori e cittadini. «Purtroppo – rileva il segretario generale aggiunto della Fim Cisl, Biagio Prisciano – assistiamo per l’ennesima volta, al prevalere di atteggiamenti, dettati da logiche di profitto, che negli anni sembrano non essere cambiati. Chiediamo definitivamente che la multinazionale “ArcelorMittal” ed il Governo, dimostrino fattivamente – e non a parole – una reale discontinuità rispetto al passato nell’operare». Per La Neve e Prisciano inoltre, «l’incoerenza ormai, sembra essere baluardo e caratteristica predominante del fare di quest’azienda, come nella gestione delle comandate sulla sicurezza, utilizzate senza scrupoli all’abbisogna e con un etica che muta costantemente. Questo modo di fare – concludono – cala l’intera gestione di sicurezza dello stabilimento nell’ombra, determinando situazioni di pericolo che, per quanto ci riguarda, sono intollerabili ed inammissibili».

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