21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Cronaca News

«Addolorata, quei miei 19 anni da priore»

foto di Il prof. Antonio Liuzzi, fino al 2013 priore dell’Addolorata
Il prof. Antonio Liuzzi, fino al 2013 priore dell’Addolorata

Quanti ricordi di Settimana Santa con il prof. Antonio Liuzzi, 78 anni, priore della confraternita dell’Addolorata per complessivi 19 anni, cioè dal 1994 sino al 2013, essendo stato rieletto nel 2002 e nel 2008. L’inizio del suo incarico poneva fine al lungo periodo di commissariamento arcivescovile da parte dell’ing.Nicola Pavese e, successivamente, di Eugenio Gurrado assieme a Gina Montenegro, quale sua vicaria.

“Mi sono aggregato nel 1985, in età abbastanza adulta, pur da sempre confratello “in pectore” – dice – Tale decisione era sempre rinviata per gli impegni di insegnante, nell’ambito culturale e in Azione Cattolica, di cui fui presidente diocesano dal 1998 al 2001”. Primo obiettivo da priore per il prof. Liuzzi fu quello di lavorare per il rilancio della confraternita, rinnovandola e rinvigorendola nell’amore verso l’abito (quello di rito ma soprattutto quello della testimonianza cristiana nella vita di ogni giorno), a Cristo e alla Beata Vergine Addolorata. Tali propositi furono esternati nella prima riunione del consiglio di amministrazione e poi nell’assemblea degli iscritti, che mancavano da lungo tempo a causa del commissariamento. “Dopo aver stabilito le linee generali per l’uniformità dell’abito senza più tollerare “tocchi” personali – continua – mi sono dedicato alla formazione religiosa degli iscritti, attraverso catechesi periodiche, affinchè la vita confraternale non si riducesse solo all’assemblea per le aggiudicazioni della Domenica delle Palme e alle processioni della notte del Giovedì Santo e della terza domenica di settembre. Con il consiglio di amministrazione allestimmo un calendario fitto di impegni, anche di genere culturale, oltre che religioso-devozionale, per tutto l’anno.

Ricordo ancora lo stupore del delegato alle confraternite nonché vicario generale, don Nicolino Di Comite, alla presentazione del programma per il quale si complimentò, impegnandosi a sensibilizzare le altre confraternite a fare altrettanto”. Viene ricordato il maggior spazio d’iniziativa concesso alle donne presenti nel consiglio di amministrazione del sodalizio, la definizione del loro abito e l’istituzione di un servizio d’onore di quattro consorelle ai lati dell’Addolorata nella processione di settembre, la cosiddetta “festa grande”. In preparazione a quest’ultima nel ’95 fu istituito il premio “Cuore di donna”, da assegnare a una rappresentante femminile distintasi in opere di bontà: il primo anno il riconoscimento andò alla signora Carmela Cofano, volontaria alla Cittadella della Carità. “Alla premiazione – aggiunge –si accompagnò sempre una conferenza su un argomento inerente al tema della donna e della carità, tenuta da illustri ospiti e in particolare da donne impegnate in diversi ambiti di vita sociale. Invitammo fra le altre la presidente nazionale di Azione Cattolica, Paola Bignardi, la presidente nazionale del Gruppi di volontariato vincenziano Giulia Oteri, la prof.ssa Liana Bertoldi Lenoci, presidente del Centro studi storici e socio religiosi in Puglia. Un anno avrebbe dovuto esserci anche la presidente della Camera on. Irene Pivetti che, impossibilitata per sopraggiunti impegni, inviò comunque un telegramma di saluto”.

Fra le altre innovazioni più importanti, la Via Crucis dell’ultima Domenica di Quaresima lungo via Duomo, dalla chiesa di Sant’Agostino (con la partecipazione del coro e del popolo in preghiera) fino a San Domenico, dove avveniva la presentazione del manifesto ufficiale dei Riti, ricavato dal quadro di un artista tarantino, ogni anno sempre diverso. Gli originali delle opere pittoriche, donate alla confraternita, sono tuttora esposte in oratorio, costituendo così una piccola e originale pinacoteca in tema di Settimana Santa. Storica fu la decisione di salutare, la notte del Giovedì Santo del 1999 all’uscita dell’Addolorata, il declinante millennio, facendo eseguire l’Ave Maria di Gounod a un importante esponente del mondo della lirica: il tenore tarantino Nicola Martinucci.

“La novità, unica nel suo genere nella storia dei Riti, – racconta – inizialmente suscitò alcune critiche tra i tradizionalisti, che alla fine però ne furono tutti entusiasti”. Nel 2000 si effettuò anche lo storico e meraviglioso pellegrinaggio a Roma per l’Anno del Giubileo. Il prof. Liuzzi ricorda ancora come nel 2013, Anno della Fede, in Quaresima ,l’Addolorata fu portata processionalmente in cattedrale per un simbolico quanto commovente incontro con il Crocifisso, venerato nella omonima chiesa al Borgo, suggellato da un intenso momento di preghiera “Sono stato sempre presente al pellegrinaggio della Beata Vergine fino alla conclusione – ricorda – Solo dal 2000 al 2002, quando fui chiamato a reggere il laccio a Gesù Morto ai Misteri, per meglio affrontare il doppio impegno, giunta la processione in via Garibaldi, mi assentavo per qualche ora di riposo per poi essere al Borgo per il rientro”. Nell’ultima processione da priore, il 28 marzo 2013, il prof. Antonio Liuzzi realizzò che dall’anno successivo finalmente avrebbe vissuto quei momenti con grande serenità, recuperando quella dimensione interiore che il ruolo fino ad allora rivestito aveva sempre impedito. “L’età – dice in conclusione – mi rende ora difficile essere presente all’uscita da San Domenico, cui però assisto attraverso le dirette televisive. Ma l’indomani, confuso tra la folla, sono sempre in via D’Aquino ad accompagnare con la preghiera la dolcissima Madre Addolorata”. Questa lunga e straordinaria esperienza di vita è stata narrata dal prof. Antonio Liuzzi nel libro “Mater dolorosa” realizzato in collaborazione col prof. Franco Fella.

 

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