27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 07:35:00

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Emicrania, lo stile di vita giusto per contrastarla

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Emicrania, lo stile di vita giusto per contrastarla

Dolore pulsante alle tempie, nausea, vomito, sensibilità alla luce e ai suoni. E’ la sintomatologia che spesso accompagna l’emicrania. Il soggetto colpito da un attacco deve ricorrere al riposo completo in un ambiente silenzioso, isolato e buio. Spesso l’emicrania viene associata al comune mal di testa. Ma non è sempre così, molte volte si tratta di un problema invalidante.

Quanti tipi di emicrania esistono? Quali sono i sintomi che devono mettere in allarme il paziente? “La sintomatologia emicranica è particolare. Non si tratta di un semplice mal di testa ma – spiega all’agenzia Dire Licia Grazzi, neurologa e responsabile del Centro Cefalee della Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Neurologico ‘Carlo Besta’- la sua manifestazione è molto violenta monolaterale e si presenta con un dolore pulsante che spesso si associa a nausea e vomito. Esistono due tipi di emicrania come descritti dalla classificazione internazionale delle cefalee e sono: emicranie senza aura e con aura. Le ultime sono contraddistinte da una serie di sintomi neurologici che possono precedere o accompagnare l’attacco di dolore. La classificazione nella sua globalità annovera anche l’emicrania cronica cioè che ha avuto una evoluzione peggiorativa nel tempo diventando plurisettimanale quasi quotidiana con attacchi invalidanti”.

Lei cosa ha potuto osservare sui suoi pazienti e quali sono state le strategie messe in campo durante questo anno? “Certamente quest’anno è stato drammatico per tutti. Durante il primo lockdown un numero significativo di pazienti sia adulti che adolescenti hanno segnalato un miglioramento e diradamento della frequenza degli attacchi. Il fatto di lavorare da casa e organizzare meglio i ritmi di lavoro in maniera più consona e tranquilla ha influito positivamente. Viceversa, in questo periodo, il continuo riassestamento dei ritmi lavoro o studio da casa alternato a quello in presenza sta comportando una destabilizzazione e il paziente emicranico di questo ne può risentire”.

E’ stato pubblicato su ‘Nature Review Neurology’, un lavoro a quattro mani con il suo collega Paul Rizzoli. “I colleghi olandesi hanno osservato e verificato, durante il primo lockdown, come una ampia popolazione di adulti con emicrania avessero manifestato un miglioramento della sintomatologia. In Italia, è stato realizzato uno studio capeggiato dal gruppo romano del Professor Valeriani, a cui abbiamo partecipato anche noi, che ha evidenziato lo stesso tipo di situazione pero’ in età pediatrica- adolescenziale. E’ successo un po’ quello che descrivevo prima ossia il cambiamento dei comportamenti di questi pazienti ha favorito un miglioramento clinico. Organizzarsi a casa, effettuare meno chilometri per raggiungere i luoghi di lavoro o di studio, più ore di sonno nonostante la paura del contagio hanno dato esito positivo sulle loro emicranie. Dunque si è creata una situazione paradossale che ha portato ad un miglioramento clinico che noi abbiamo cercato di spiegare in questo modo negli studi olandesi e italiani. Un discorso a parte va fatto per le donne. Per loro lavorare da casa con figli piccoli magari in Dad e una casa da accudire può aver comportato un maggiore stress. In ogni caso anche questi studi hanno messo in evidenza come i comportamenti e gli stili di vita influiscono sulla sintomatologia e ciò può portare ad un potenziamento delle terapie farmacologiche somministrate. Adesso molti pazienti soffrono il fatto che le palestre e le piscine sono chiuse e sono costretti a posture alla scrivania che originano dolori alle spalle e al collo. Ricordiamo poi che anche le cefalee di tipo tensivo possono dipendere da contratture muscolari dovuti ad una cattiva postura e una mancanza di attività fisica.

E’ per questo che nei nostri ambulatori poniamo molto l’accento sull’importanza di corrette e sane abitudini di vita. Non è banale mangiare correttamente e cibi di qualità, eseguire una costante attività fisica e dormire le giuste ore di sonno. Queste abitudini nel loro insieme sono già una terapia per essere più sani e prendere meno farmaci”.

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