20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

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Una veduta aerea della Città Vecchia

Tra via Di Mezzo e Vico Calò. Circoscrizione città Vecchia-Borgo. La famiglia Calò era un’antica e nobile famiglia tarantina la cui origine risale al 1580. La famiglia Calò abitava in Via Duomo nel palazzo dell’attuale numero civico 273 che fa angolo con Vico Calò che della famiglia ha preso il nome. La famiglia Calò, come scrive De Vincentiis, ebbe il suo capostipite tarantino in Pietrantonio Calò, ufficiale di guarnigione, venuto a Taranto nel 1580 per motivi di servizio.

A Taranto Pietrantonio conosce e sposa nel 1584 la nobile tarantina Ippolita Imbeverato. I Calò si imparentarono oltre che con gli Imberverato anche con i Cimino, i De Angelis di Manfredonia, i Morrone e i Basurto di Racale. La famiglia Calò era originaria della Grecia e fu ascritta al patriziato di Taranto per grazia di Sua Maestà il 2 gennaio del 1759. I Calò di Taranto furono padroni del Casale di Torricella. La famiglia Calò aveva come stemma del casato un albero di pomi su fondo argenteo sul cui tronco era attorcigliato un serpente che tenta di azzannare un pomo. Lo scudo è sormontato da una corona gentilizia. I Calò diedero alla città due sindaci: Calò Francesco Antonio, sindaco nel 1705 e Calò Francesco Antonio, sindaco nel 1786 e nel 1795. Un membro di questa famiglia Diego Calò introdusse a Taranto i Riti della Settimana Santa.

Diego tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700 fece costruire a Napoli le statue del Cristo Morto e dell’Addolorata ereditate dal nipote Francesco Antonio che a sua volta le donò alla Confraternita del Carmine con l’impegno a celebrare ogni anno i riti della Settimana Santa attraverso una processione delle due statue. Successivamente la Confraternita aggiunse altre statue alla processione dei misteri fino ad arrivare al numero col quale è arrivata ai nostri giorni.

Historicus

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