16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 15:43:58

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Un’espressione di Petronio nei dialetti salentini

foto di Petronio
Petronio

Il piacevole articolo di Paolo De Stefano sul latino, “lingua morta”, pubblicato su “Taranto Buonasera” del 20 marzo 2021, mi ha sollecitato – stavo per scrivere mi ha dato l’imput, ma ‘imput’ è parola inglese e quindi la evito – ad aggiungere qualcosa, a cui ha accennato il mio preside nel suo lavoro. Petronio fu uno scrittore latino che visse all’epoca di Nerone e che per ordine dell’imperatore si suicidò nel 66 d.C.

Nella sua opera ‘Satyricon’ fece un sapiente uso del ‘sermo rusticus’, linguaggio popolare, tramandandoci vocaboli ed espressioni, che altrimenti sarebbero andati perduti. Scrive Petronio nel capitolo LVIII del suo ‘Satyricon’ nell’episodio della ‘Cena di Trimalcione’: “Post hoc dictum Giton qui ad pedes stabat risum iam diu compressum etiam indecenter effudit. Quod com animadvertisset adversarius Ascylti, flexit convicium in puerum et; “tu autem, inquit, rides “cepa cirrata”? Io saturnalia rogo, mensis December est […] ?” (A questa sortita, Gitone, che stava rannicchiato ai miei piedi non riuscì più a tenersi, scoppiò in una scandalosa risata, che fece immediatamente volgere la collera dell’avversario di Ascilto contro il ragazzo: “anche tu – berciò l’uomo – anche tu ridi eh “cipolla ricciuta”? Forse credi sia tempo di saturnali,mentre non è ancora giunto il mese di dicembre[…] ?” (trad.G.A. Cibotto). “Cepa cirrata” si pronunziava nell’epoca classica “kepa kirrata”, come dimostrano i prestiti tedeschi “cellarium”> “Keller” e “cerasea”> “Kirsche”. Poi a partire dal III secolo k> ć (di ‘cena’),per passare successivamente in Toscana, Lazio e in alcune zone del Sud – come insegna G.Rohlfs – a š ( di ‘scena’).

“Cepa cirrata” è un’espressione ingiuriosa, un insulto, perché la testa di Gitone è paragonata a una “cepa” (‘cipolla’), i cirri sono i capelli arricciati. Il formoso Gitone doveva avere una chioma folta e ricciuta. Con questa metafora Petronio vuol dire che “la testa di Gitone è vuota come vuoti sono i bulbi delle cipolle quando emettono germogli” (M. Salnitro). A questa espressione mi pare di poter collegare i termini salentini: capiscirratu (LE), capuscirratu (BR), capascirrata (TA) e cap(e)scirrat(e) ‘capetto, testa capricciosa, uomo stravagante’, secondo il Rohlfs. Però, se ‘cirrata’ > scirrata avremmo dovuto avere lo stesso passaggio per ‘cepa’. È da presumere allora, che riferendosi ‘cepa’ alla testa, ‘cepa’ sia stata sostituita nel ‘sermo rusticus’ con ‘caput’.

Romano Colizzi

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