15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 16:13:34

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Un’antologia di poeti canta l’amore per gli animali

foto di Bellezza senza vanità
Bellezza senza vanità

Il rapporto tra uomo e animale è stato sempre costante, spesso indispensabile, nella storia dell’umanità e solo l’urbanizzazione di epoca moderna lo ha messo in discussione, spesso lo ha impedito. Eppure la presenza degli animali in mezzo a noi è importante da ogni punto di vista, e merita una maggiore attenzione anche da parte delle politica. Utili in molte attività, ma anche semplicemente nel migliorare la qualità della vita, nell’educazione dei bambini, nella compagnia delle persone in difficoltà, gli animali hanno certo qualche “difetto” ma sicuramente non quelli umani della superbia, della sopraffazione, della vanità. E proprio “Bellezza senza vanità. Poesie d’amore per gli animali” è il titolo esplicito di una antologia della poesia italiana, dedicata, appunto, agli animali, che raccoglie versi di settanta tra i più noti poeti italiani. L’antologia, freschissima di stampa per i tipi delle edizioni Macabor nella collana “Nuova luce – Saggi e antologie”, è stata ideata e curata dalla poetessa e saggista friulana Claudia Manuela Turco (alias Brina Maurer), che vanta una produzione letteraria in gran parte dedicata proprio agli animali, o meglio, come lei stessa spiega: “all’umanità degli animali e all’animalità degli uomini”.

Ha dedicato oltre 1600 pagine di narrativa, intrecciata alla diaristica, alla disabilità nel mondo animale (Ciclo di Glenn), ottenendo prestigiosi riconoscimenti Questo singolare volume farà certamente felici i tanti tra noi che possono accostare all’amore per la poesia anche quello per gli animali, e non solo per il proprio animale di compagnia, ma un po’ tutti gli animali, e può essere un’ottima idea per diffondere l’amore per gli animali, calati in una corale riflessione letteraria. Tra i poeti coinvolti nell’antologia ci sono anche: Dacia Maraini, Elio Pecora, Vivian Lamarque, Milo De Angelis, Paolo Ruffilli, Luigi Fontanella, Alessandro Fo, Ennio Cavalli, Dante Maffia, Gianni Rescigno, Gabriella Sica e insieme a loro, anche il nostro collaboratore, Silvano Trevisani, del quale nei giorni scorsi il blog di poesia della Rai, curato dalla giornalista e poeta Luigia Sorrentino, ha dato un ampio spazio, che dedica una piccola composizione alla sua vecchia gatta, Dolly, da tempo perduta.

L’antologia è un repertorio di voci particolarmente vario che per la prima volta, grazie alla disponibilità dell’editore Bonifacio Vincenzi, da anni impegnato a promuovere e valorizzare a poesia, soprattutto riportando il Sud al centro dell’attenzione, analizza il rapporto tra l’uomo e gli animali, in forma di poesia. Inducendo a ripensare anche a come gli autori del passato ci abbiano tramandato figure di animali diventate mitiche. Solo a mo’ di esempio citiamo: l’omerico cane Argo, il passero di Lesbia cantato da Catullo, il “pio bove” di Carducci, i numerosi animali di Pascoli (nella poesia e nella vita), il passero solitario di Leopardi, la chiocciola di Giuseppe Giusti, i numerosissimi animali di Umberto Saba (la capra, la galla, il maiale, il pettirosso, ecc…), il cane di Evtusenko. Per non parlare di Gianni Rodari o, ancora più: di Trilussa! Ma si potrebbe continuare a lungo. E non sarebbe tempo perso! “Dai cani ho imparato soprattutto – scrive la curatrice – l’importanza del “merito”. In famiglia a nessuno piace sentirsi messo al secondo posto. Tanti “drammi della gelosia” potrebbero essere evitati, sia con i bambini che con cani e gatti, semplicemente dimostrandosi ancor più premurosi, in presenza dell’ultimo arrivato, proprio con chi c’era già prima e quindi merita di non venire messo da parte.

In questo modo l’ultimo arrivato sarà facilmente amato da tutti e non percepito come un “nemico”. E mi commuove vedere come di solito i cani anziani vengano rispettati dai più giovani all’interno del proprio branco. Ma la vita è molto complicata pure per loro. Purtroppo capita talvolta anche di vedere magari un cane con un mal di denti terribile, che cerca in tutti i modi di dissimularlo, poiché sa benissimo che, se gli altri ti vedono debole, ci può essere sempre qualcuno pronto ad attaccarti per sostituirti. Perché esiste un terribile meccanismo di sostituzione che non risparmia nessuno, splendidamente indagato da Javier Marías (persino una macchia sul pavimento cerca ostinatamente di non lasciarsi del tutto cancellare). Non è, dunque, questione di umano o animale, cane o gatto, bensì di conoscenza e rispetto delle diversità. L’individuo non è mai uguale a qualcun altro. Ognuno riveste un suo ruolo ed è insostituibile, anche se, nell’economia del mondo, per gli altri non conta o conta poco. La sofferenza è uguale per tutti. Non si è mai troppo sensibili”.

 

Dall’antologia scegliamo alcune che proponiamo ai nostri lettori:

Sotto altra foto

di Alessandro Fo

«Nessuno potrà mai capire

quanto forte sia il nostro legame a me basta sentire

il suo abbaiare

o vederla, per dimenticare

ogni altra cosa al mondo,

ogni malore.

E se sento il suo odore,

quei suoi pop-corn che esala la zampina,

sento una scarica di adrenalina

che mi ridà la forza per andare

avanti, e a ogni dolore

chiudergli la porta in faccia.

Questo mi fa il suo odore. Immaginarsi

stringerla fra le braccia».

Dolly, la gatta

di Silvano Trevisani

Lo sferruzzare di mia madre

ti dava l’idea anarchica che fosse

l’ora del pranzo. A Ogni ora.

In cucina, da un pensile alla cappa

il tuo salto tigrato

metteva fine alle nostre discussioni

e l’ingombro della tua esistenza

era in quel tanfo di polmone bollito

che impregnava le tende.

Una vita indolore

che si intrufola tra i nostri passi

e lascia il segno sulle gambe del tavolo

può smussare dolori di altre vite.

E così la tua assenza mi riscrive

i segni delle tue unghie sulle gambe

nelle sere d’inverno quando ero

la tua tana, fino a che il volo

delle rondini

ti risvegliava dal terrazzo

e tu ne ricavavi primavera, scattando

col lasciarmi

profondi buchi rossi

sulla pelle

tanto per ricordarmi

chi era a comandare.

Passeri

di Caterina Lazzarini

Nei quiz sull’animale che vorrei

essere, se non fossi questo bipede,

ho spesso dichiarato un passerotto,

lieve e rotondo insieme,

come l’immagine di me, che il tempo

va limando di anno in anno.

Niente angoli acuti,

ne vorrei l’alata leggerezza

priva di asprezze,

e quello stesso amore per la vita,

carpita nelle briciole.

Perché poi vanno a piedi-pari,

senza apparenti ostacoli,

e intanto cantano:

è questo che m’affascina.

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