13 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Aprile 2021 alle 15:33:31

Cronaca News

Il Covid ferma di nuovo il processo Ambiente Svenduto

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Il processo Ambiente Svenduto

Nuovo stop per il processo “Ambiente svenduto” imposto ancora una volta dal rischio Covid. L’udienza in calendario ieri mattina, nell’aula bunker della vecchia Corte d’appello del quartiere Paolo VI, non si è tenuta. Mercoledì sera, a conclusione di un’udienza fiume, il presidente della Corte d’Assise Stefania D’Errico aveva aggiornato l’udienza con altre arringhe della difesa. Ma ieri mattina il programma è saltato poiché, da quanto si è appreso, un giudice popolare è stato sottoposto a tampone per un caso di positività verificatosi all’interno della sua famiglia.

In attesa del risultato del tampone e degli accertamenti in corso da parte del’Asl, per motivi precauzionali, l’udienza non si è tenuta. Il processo, da quanto si è appreso, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) tornare in aula questa mattina, ovviamente se non ci saranno problemi. Si riprenderà con le arringhe in programma ieri fra cui quelle della difesa di uno degli ex direttori generali dello stabilimento, Salvatore De Felice che ha ricoperto questo ruolo per poche settimane, dal 6 luglio 2012 (dopo le dimissioni di Luigi Capogrosso) al 26 luglio 2012 giorno del sequestro dell’area a caldo in esecuzione del provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco. Per De Felice discuteranno gli avvocati Leonardo Lanucara e Giacomo Ragno.

Nell’ultima udienza tenutasi la scorsa settimana, hanno discusso gli avvocati Ludovica Beduschi e professor Francesco Centonze per Angelo Cavallo, Ivan Di Maggio e Salvatore D’Alò, tre capi area dello stabilimento per i quali la pubblica accusa ha chiesto la condanna a 17 anni per il reato di disastro ambientale (la stessa condanna il pm ha chiesto per De Felice). La difesa, nel chiedere l’assoluzione per l’insussistenza delle accuse, per gli aspetti riguardanti l’aspetto del dolo dall’accusa, ha prodotto la nota sentenza Thyssenkrupp delle Sezioni Unite della Cassazione sul tragico incidente verificatosi nello stabilimento di Torino della Acciai Speciali Terni nel 2007 in cui persero la vita sette operai e altri rimasero feriti. La sentenza, che derubricò l’accusa di omicidio volontario in omicidio colposo a carico dei dirigenti della Thyssen, chiarendo alcuni aspetti relativi agli elementi alla base del dolo, suscitando le vibrate reazioni dei familiari delle vittime, è considerata una pietra miliare della giurisprudenza.

Sotto accusa, in attesa del verdetto della Corte d’Assise di Taranto, ci sono 47 imputati per diversi reati, da quelli ambientali del disastro e di avvelenamento di sostanze alimentari, alle omesse cautele e misure di sicurezza sui luoghi di lavoro, ipotizzati nei confronti dei fratelli Fabio e Nicola Riva e di altri esponenti di vertice dell’Ilva, ai reati contro la pubblica amministrazione che vedono coinvolti, fra gli altri, l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e l’ex assessore regionale Nicola Fratoianni.

Annalisa Latartara

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