17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

Cronaca News

Gli ex terroristi in libertà e l’amaro senso di ingiustizia

foto di 16 marzo 1978: la strage di via Fani
16 marzo 1978: la strage di via Fani

Nell’anniversario del rapimento di Moro e della strage di via Fani si stanno sprecando sui giornali e in televisione le stucchevoli, rituali, banali, ripetitive e ipocrite commemorazioni di Moro, del suo insegnamento, le analisi della figura dello statista, la condanna di quella strage e di quell’assassinio. Io personalmente sono stanco di questa ritualità e dell’ipocrisia che c’è dietro poiché dietro le querimonie rituali si tace sulla vergogna che oggi, a quaranta anni da quegli eventi, vede gli assassini protagonisti di quella strage in libertà a scrivere libri, a fare conferenze nelle università e a rilasciare interviste. Io invece Moro voglio ricordarlo cosi, con la vergogna e l’indignazione di un italiano che è costretto ad assistere al trionfo dell’ingiustizia, allo sberleffo di quegli assassini, al dolore dignitoso e sofferto dei familiari di quelle vittime che nessuno intervista o interpella.

Oggi Barbara Balzerani, condannata all’ergastolo gode della libertà condizionale ed è libera da sedici anni, va in giro per conferenze nelle università sostenuta da pseudo intellettuali di sinistra, Mario Moretti il capo e ideatore della strage nonchè principale responsabile dell’uccisione di Aldo Moro, condannato all’ergastolo dal 1997 è fuori di prigione in semilibertà, Anna Laura Braghetti condannata all’ergastolo oggi è in libertà condizionale, Adriana Faranda, condannata all’ergastolo è libera dal 1994, fa la fotografa e rilascia interviste in televisione e sui giornali, Alessio Casimirri non ha fatto un giorno di carcere, è libero all’estero e fa il ristoratore in Nicaragua padrone di un ristorante che si chiama Magica Roma. Tutto il mondo sa dove si trova ma è intoccabile poiché questo Paese non concede l’estradizione. Alvaro Lojacono, condannato all’ergastolo non ha fatto un giorno di carcere. Ne ha fatti appena 11 in Svizzera ma per l’omicidio del giudice Girolamo Tartaglione, Germano Maccari è morto in carcere nel 2001 altrimenti sarebbe in libertà anche lui da un pezzo, Bruno Seghetti, condannato all’ergastolo dal 1995 è in semilibertà.

E coloro che erano presenti in Via Fani, che hanno premuto materialmente il grilletto dei mitra che hanno assassinato i cinque agenti di scorta di Aldo Moro, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci? Raffaele Fiore condannato all’ergastolo è in semilibertà dal 1997, Prospero Gallinari è morto nel 2013 mentre si apprestava ad uscire anche lui in semilibertà per motivi di salute, Valerio Morucci condannato all’ergastolo è libero dal 1994, Franco Bonisoli condannato all’ergastolo è libero dal 2001 e collabora con la diocesi di Milano. Alcuni di loro sono addirittura entrati nelle istituzioni: Sergio D’Elia, ex terrorista di Prima linea, è stato eletto segretario di presidenza della Camera dei deputati e Susanna Ronconi è stata nominata nella Consulta nazionale delle tossicodipendenze. Questo a sinistra. Per la destra quelli condannati per la strage di Bologna, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti sono liberi e lavorano con i radicali di Nessuno Tocchi Caino.

A nome degli italiani onesti e incazzati per questo schifo chiedo scusa ai familiari di Aldo Moro e a quelli dei cinque agenti della scorta trucidati da spietati assassini oggi tutti liberi. Che schifo! Io non mi stancherò mai di gridare vergogna! vergogna! vergogna! Mi viene obiettato che ogni uomo ha diritto alla redenzione e il perdono non si nega a nessuno e che in ogni caso in Italia vige una legislazione premiale accanto alla giustizia penale che consente queste cose. Certamente io sono convinto della possibilità della redenzione degli uomini, anche di coloro che si sono resi responsabili dei peggiori crimini. Cristo nel Vangelo promette il perdono per tutti anche per i più feroci assassini ma nel contempo chiede che il peccatore si penta. Perdona l’adultera e la salva dalla lapidazione ma le dice “Va e non peccare più”. Il perdono e la misericordia sono i sentimenti più elevati dell’uomo e sono quelli che lo rendono diverso dalla bestia. Ma nel caso dei brigatisti rossi la questione è diversa. Di questi assassini condannati in via definitiva all’ergastolo solo alcuni si sono dissociati dalla lotta armata e sono stati rimessi in libertà senza aver fatto un minimo di autocritica.

Questi stessi personaggi oggi utilizzando quella libertà che lo Stato ha rimesso nella loro disponibilità scrivono libri e vanno in giro per conferenze nelle università non per dichiararsi pentiti per quello che hanno fatto ma per riconfermarsi ancora coerenti con i misfatti che hanno compiuto e per dire che quella lotta è finita non perché non doveva farsi e perchè era una follia sanguinaria ma solo perchè è stata battuta dallo Stato e quindi è fallita. Qualcuno di loro ha addirittura l’improntitudine di autocelebrarsi. Barbara Balzerani sta organizzando un “happening” con i suoi compagni di lotta per il quarantennale della strage di via Fani per ricordare quella stagione con l’appoggio purtroppo di amici giornalisti, scrittori di sinistra estrema come Erri De Luca e qualche intellettuale di sinistra dei miei stivali che gioca con costoro come ieri i cattivi maestri giocavano con il fuoco della rivoluzione e del terrorismo. Uno sberleffo per familiari delle vittime. La via della redenzione è possibile certamente anzi è obbligatoria ma ad un patto che chi vuole redimersi si dissoci da quello che ha commesso e riconosca di aver sbagliato chiedendo scusa ai familiari delle loro vittime.

So bene che esiste una legislazione premiale che consente questa vergogna ma proprio per questo essa va applicata cum grano salis dai magistrati che devono tenere presente non solo i terroristi ma anche nel conto dovuto il dolore e le sofferenze di figli, mogli, fratelli, padri, madri e sorelle. Bastano davvero solo un comportamento corretto in carcere, il non tentare la fuga, l’essere cambiato o come si dice “essere diventati un’altra persona” perché un ergastolo venga commutato in libertà dopo neanche dieci anni di reclusione con buona pace del principio che la pena va scontata fino in fondo? E allora attenti a utilizzare la legislazione premiale che va maneggiata con cura poiché potrebbe essa stessa essere ragione di incentivazione per nuovi delitti sulla base del ragionamento “Io ammazzo mia moglie tanto poi anche se mi condannano a trenta anni tra buona condotta e cavilli vari, la condanna sarà ridotta a dieci anni”. Personalmente ritengo intollerabile che un assassino efferato come Pietro Maso che ha organizzato con due suoi amici in piena coscienza e in maniera premeditata il massacro dei suoi genitori per prendersi i denari dell’eredità possa essere messo in libertà dopo dieci anni o che dei ragazzi come Erika Di Nardo e Omar Favaro protagonisti della strage di Novi Ligure nella quale massacrarono la madre di Erika e il fratellino di otto anni con quaranta coltellate possano essere liberati dopo appena dodici anni ed oggi vivano tranquillamente la loro vita come se niente sia accaduto.

Quando dico che nell’applicazione della legislazione premiale occorre tenere presente il dolore e la sofferenza dei familiari delle vittime voglio dire che nel nostro Paese sembra essersi ribaltato il sistema dei valori su cui si regge una società. Nel giudizio di reati così efferati si pensa all’assassino, ai suoi turbamenti psicologici, ai suoi stati d’animo, al suo recupero. Ma possibile che nessuno pensi alle vittime, a coloro ai quali è stata stroncata la vita, rubati sogni, le speranze, gli affetti e nessuno tenga in conto la disperazione e il dolore delle loro famiglie? Se questi sono i risultati della legislazione premiale che personalmente considero un punto di grande civiltà giuridica perché sono un lettore di Beccaria e Capitini allora devo dedurre che nella legge 10 ottobre 1986, n. 663, la cosiddetta legge Gozzini che regola la materia, c’è qualcosa che non funziona e che essa va rivista adeguandola all’evoluzione della società italiana negli ultimi 50 anni. E il legislatore di questo deve tenere necessariamente conto.

Mario Guadagnolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche