06 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 06 Dicembre 2021 alle 06:30:08

Cronaca News

Covid, sostituito il secondo giudice popolare nel processo Ambiente Svenduto

foto di Il processo Ambiente Svenduto
Il processo Ambiente Svenduto

Il Covid ha messo “fuori gioco” un altro giudice popolare. Dopo lo stop imposto nella giornata di lunedì al processo “Ambiente Svenduto”, in quanto uno dei giudici non togati è stato sottoposto a tampone per un caso di positività di un familiare, ieri l’udienza si è tenuta regolarmente ma con una novità nella composizione della Corte d’Assise. Il giudice popolare sottoposto a tampone è stato sostituito da un supplente per consentire la prosecuzione del dibattimento.

E’ la seconda volta che accade nell’arco di otto giorni. Soltanto lunedì della scorsa settimana, infatti, un altro giudice popolare è stato sostituito in seguito all’esito di un tampone. Inoltre, per motivi precauzionali, anche l’intero collegio e i collaboratori più stretti sono stati sottoposti al test che, fortunatamente, ha avuto esito negativo. Infatti, dopo poche ore, la Corte è tornata in aula e l’udienza è proseguita regolarmente. Ieri mattina, c’è stata la seconda sostituzione che ha avuto anche un altro effetto, quello di azzerare la “panchina” dei supplenti. All’inizio del processo sul disastro ambientale dell’Ilva gestita dai Riva, quindi circa cinque anni fa, i supplenti erano sei. Il numero, col passare del tempo, si è ridotto in quanto alcuni hanno rinunciato per vari motivi.

Mentre gli ultimi due rimasti hanno rimpiazzato i componenti effettivi della componente popolare della Corte. L’udienza di ieri, la numero 300 da maggio 2016, è stata dedicata alle arringhe di altri difensori fra cui l’avvocato Giacomo Ragno che difende uno dei capi area finiti sotto accusa, nonchè direttore generale dello stabilimento per un breve periodo, Salvatore De Felice, subentrato a Luigi Capogrosso. Quest’ultimo rassegnò le dimissioni a poche settimane dalla bufera giudiziaria iniziata col sequestro dell’area a caldo dello stabilimento e con i primi arresti del famoso 26 luglio 2012, data che ha segnato la storia della fabbrica tarantina.

La difesa dei capi area, che rischiano 17 anni di reclusione (condanna richiesta del pubblico ministero), da quanto si evince da diverse arringhe, ha come obiettivo primario quello di demolire l’accusa più pesante, quella di disastro ambientale doloso. La stessa ipotesi di reato, insieme a quella altrettanto pesante di avvelenamento delle sostanze alimentari (mitili del Mar Piccolo, latte e carni di capre abbattute) grava sugli ex proprietari, i fratelli Fabio e Nicola Riva, e altri vertici dell’epoca del Siderurgico. Il processo contro 47 imputati (dei quali 44 persone fisiche e 3 società) tornerà in aula questa mattina come disposto dal presidente Stefania D’Errico. A prendere la parola saranno ancora i difensori degli imputati che rispondono di reati ambientali.

Annalisa Latartara

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