18 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Aprile 2021 alle 12:17:53

Cronaca News

Dimessa dall’ospedale si toglie la vita, medico sotto accusa


L’aula delle udienze preliminari del Tribunale di Taranto

Tenta il suicidio, finisce in ospedale, viene dimessa e si toglie la vita. La protagonista della tragica vicenda è una donna di Martina Franca. Il 4 gennaio del 2020, soccorsa dagli operatori del 118, è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale della cittadina della Valle d’Itria per “stato di agitazione psico motoria e abuso di antidepressivi”. Un tentativo di suicidio in seguito al quale la paziente è stata ricoverata e poi, su sua richiesta, è stata dimessa. La signora ha cercato di nuovo la morte e, purtroppo, ci è riuscita ingerendo un potente liquido disgorgante contenente acido e sostanze caustiche che le hanno provocato lesioni gravi agli organi interni e una reazione infiammatoria dell’organismo “culminata in uno shock emodinamico irreversibile”. Il 5 gennaio la donna è deceduta.

I familiari, tramite l’avvocato Loredana Piparo, hanno presentato denuncia alla Procura di Taranto ed è scattata l’inchiesta. Le dimissioni e la precedente gestione ospedaliera della paziente sono finite sotto la lente d’ingrandimento del pubblico ministero Maria Grazia Anastasia che ha chiesto il rinvio a giudizio del medico ipotizzando il reato di omicidio colposo e la violazione di linee guida e protocolli dell’Asl per le emergenze-urgenze psichiatriche. Stando alle contestazioni dell’accusa, sarebbe stato sottovalutato il rischio di una ulteriore azione estrema. Quindi, il caso sarebbe stato gestito “in maniera incongrua” rispetto al quadro clinico descritto da un altro medico ospedaliero e in considerazione del tentativo di suicidio in seguito al quale la donna era giunta al pronto soccorso. Sempre secondo l’accusa, la paziente non sarebbe stata sottoposta a tutti controlli e agli esami necessari. Inoltre, non sarebbe stata disposta una consulenza specialistica psichiatrica per tracciare una corretta valutazione del quadro clinico, del rischio di suicidio e di un ricovero nel più vicino servizio psichiatrico.

Su sua richiesta, la donna è stata dimessa e poche ore dopo ha compiuto il secondo insano gesto che le è stato fatale. Secondo la tesi accusatoria, aver consentito le dimissioni della donna (in condizioni di scompenso psichico) equivale a non averle impedito di compiere il nuovo tentativo di suicidio. Per questo il medico risponde di omicidio colposo. La vicenda è approdata in udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Taranto Pompeo Carriere che deciderà se accogliere la richiesta del pm e disporre il rinvio a giudizio dell’imputato oppure emettere nei suoi confronti sentenza di proscioglimento. Il legale dei familiari costituitisi parte civile, l’avvocato Piparo, ha chiesto la citazione dell’Asl come responsabile civile. Richiesta accolta dal giudice Carriere che ha disposto la citazione dell’Azienda sanitaria. Prossima udienza a maggio. Il medico è difeso dagli avvocati Gaetano Vitale e Davide Rinaldi.

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