20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca News

L’impegno civile di Sante il bandito

foto di Una foto recente di Sante Notarnicola
Una foto recente di Sante Notarnicola

Notarnicola? Il bandito delle rapine, l’eversivo che si ritrovò accanto alle Brigate Rosse, il poeta redento, l’oste che raccontava la sua vita avventurosa ai ragazzi che frequentavano il suo pub? Notarnicola, morto il 22 marzo scorso a Bologna, dove quest’uomo originario di Castellaneta risiedeva da anni, è stato tutto questo insieme: fotogrammi successivi dell’intera sequenza della sua esistenza. Di lui si è scritto molto in questi giorni. Noi vogliamo oggi pubblicarne un ritratto più intimo, quello che ci ha gentilmente offerto la collega giornalista Deborah Notarnicola, che di Sante era cugina. Un ritratto che offriamo senza pregiudizi, nella piena consapevolezza dei gravi reati commessi ma anche del percorso che lo ha portato all’impegno civile

Aveva, negli occhi celesti, la pacatezza di chi sente, al netto di un vissuto pesante e dei passi falsi, di esser stato coerente, lontano da valutazioni di giustizia o ingiustizia, di moralità o immoralità, solo la coerenza con se stesso. Hesse la chiamerebbe “tenacia”, quella consapevolezza di avere risposto e di avere ubbidito alla propria personalissima legge. Questo era per me quando ascoltavo ed avvertivo la sensazione di sfiorare qualcosa certamente più grande di me.

Accadeva spesso in estate, a Marina di Lizzano, e l’atmosfera che percepivo strideva forte con la leggerezza, con la frivolezza della bella stagione. In quelle sere calde, rideva spesso, divertito dai ricordi d’infanzia tra i parenti ritrovati nella sua bella Puglia, dove ha desiderato tornare sin dai primi anni della semilibertà. A riaprire i rapporti con i familiari e a rompere il silenzio degli anni trascorsi, una telefonata inattesa e, dopo una nevicata bolognese, il viaggio a Taranto, l’abbraccio commosso ed il ritorno al passato tra i luoghi dell’infanzia, che amava ripercorrere e rivedere piú e piú volte. Era il tempo successivo al carcere, momento in cui aveva toccato con mano la durezza di un sistema penitenziario inquisitorio e di condizioni pesantemente afflittive, finanche disumane; da qui le lotte all’interno, ma anche quelle recenti nell’associazione “Bianca Giudetti Serra”, nata nel 2017. Bianca Giudetti Serra, antifascista, partecipò attivamente alla Resistenza nelle file del PCI, figura vicinissima a Primo Levi, fu l’avvocato che difese Sante Notarnicola in alcuni salienti momenti della sua vicenda giudiziaria. Il “bandito poeta” è stato fermo sostenitore della riforma carceraria che nel 1975 cercò di riportare nell’alveo dei principi costituzionali (in primis il rispetto per la dignità umana), la funzione della detenzione, che contemplò la possibilità di concedere un’altra opportunità a chi si è reso responsabile di un reato e introdusse una nuova idea di penitenziario, non più come realtà separata, ma con punti di contatto col mondo esterno, con la società.

Ancora oggi però Sante Notarnicola rilevava le gravi mancanze del sistema carcerario, dal sovraffollamento alle morti in carcere, 13 quelle avvenute nel marzo del 2020 dopo le proteste dei detenuti. Ancora tanto da fare dunque e a testimoniarlo le numerose condanne all’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Inseguiva a suo modo un sogno Sante Notarnicola, quello del raggiungimento di una giustizia sociale in luoghi lontani, ma anche vicinissimi. Sulla sua identità politica scriveva: “Per me essere comunisti è l’unico modo di essere uomini”. Colgo lo spunto da sognatore, l’invito a non arrendersi, a rincorrere i propri desideri, a impegnarsi per studiare, leggere, approfondire, conoscere in tutti i modi e con tutti gli strumenti a disposizione per necessario, un futuro migliore, certamente con pari opportunità per tutti. Colgo questo perché correvano lungo questi binari i suoi racconti nell’accogliente pub che aveva aperto a Bologna, una volta libero. Studenti e militanti lo raggiungevano lì, sotto i portici del Pratello, al Mutenye.

Ambiente etnico, sgabelli, archetti da tipico pub bolognese. Birra. La sua barba incolta, i suoi occhi chiarissimi, il suo accento che delle origini ta rantine ormai non aveva più nulla, i suoi aneddoti, le chiacchierate infinite tutte le sere fino a quando Sante ha avuto la forza fisica per continuare a gestire l’attività, più culturale che economica. Dopo non ha certo smesso di dialogare, ricordare, riportare e intervenire, soprattutto nel confronto con i giovani ai quali ha sempre rivolto l’invito ad alimentare il senso critico e dei quali ha sempre rispettato l’opinione. Un rapporto estremamente equilibrato: per i giovani desiderosi di sapere, Sante si è sempre messo a disposizione, senza mai essere invasivo, ma offrendo unicamente gli elementi in suo possesso, una sorta di cassetta degli attrezzi con cui costruire qualcosa di diverso. Lascia il segno dell’importanza che dava alla parola e la sua capacità di mediare, come quella volta, nel carcere di Favignana quando un detenuto prese in ostaggio il magistrato di sorveglianza.

Sante Notarnicola riuscì a mediare e a convincere il detenuto a lasciare andare il giovane Giovanni Falcone. Rimane per noi il ricordo di un uomo che ha pagato per gli errori commessi e che in cella ha iniziato a scrivere poesie e libri, il ricordo dei suoi ultimi anni, il suo amore grande, un amore di testa e di cuore, il pub, le sue notti infinite a parlare, l’eredità ricca e complessa di una esistenza imperfetta, ma che ha saputo riflettere su se stessa e giocarsi un’altra possibilità. Rimane il suo invito appassionato e coinvolgente rivolto ai giovani: “Studiate, preparatevi, decidete, scegliete”!

 

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