24 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Luglio 2021 alle 21:10:00

Cronaca News

Polizia, la riforma epocale 40 anni dopo

foto di Giuseppe Bellassai
Giuseppe Bellassai

Una riforma epocale per la Polizia di Stato con riflessi per l’intero comparto della sicurezza. A 40 anni dalla promulgazione la Questura di Taranto ricorda la legge n. 121 del 1° aprile 1981 nota soprattutto per la smilitarizzazione del corpo.

“La 121 rappresenta un cambiamento storico, epocale – evidenzia il questore Giuseppe Bellassai, una pietra miliare per l’amministrazione della pubblica sicurezza. Ha introdotto un cambiamento radicale nella concezione della gestione della sicurezza in Italia, e non solo per la Polzia. Ha visto diventare il ministro dell’Interno il capo delle forze di polizia e il questore assumere una posizione di autonomia, di autorità tecnica provinciale di pubblica sicurezza. Da quel percorso – evidenzia ancora il questore – è scaturita la smilitarizzazione, la sindacalizzazione e la parificazione dei ruoli di uomo e donna. Tutte tappe che avevano un unico obiettivo, fare della Polizia di Stato una organizzazione con fini non meramente repressivi ma di tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini e con un diverso approccio alle esigenze della comunità. Da qui nasce il nostro esserci sempre, è una evoluzione del percorso della 121.

La Polizia di Stato, comunque, aveva iniziato ben prima, nel 1961, con l’istituzione della polizia femminile, con le ispettrici anche se con un ruolo diverso, la parificazione. La 121 ha completato quel percorso. Nelle altre forze di polizia – ha fatto notare – la presenza di donne si è avuta nel 1999. Per noi questo processo è iniziato 20 anni prima. A distanza di 40 anni possiamo considerarlo concluso considerando il numero di donne in Polizia, anche nel ruolo di dirigenti, di questori e di prefetto. Attualmente il vicario della Polizia è una donna”.

Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza ha voluto evidenziare l’importanza della ricorrenza con un libro dal titolo “La riforma dell’Amministrazione della pubblica sicurezza” del Prefetto Carlo Mosca, scomparso purtroppo pochi giorni fa, che di quella riforma è stato uno degli ispiratori. Dopo il messaggio del Presidente della Repubblica Mattarella, quello del Ministro dell’Interno Lamorgese e del Sottosegretario Franco Gabrielli, nei 12 capitoli del libro si snodano i temi più significativi della riforma, con i contributi di personalità del mondo religioso, scientifico, politico o istituzionale, il Cardinale Gianfranco Ravasi approfondisce gli aspetti del servizio, il Ministro Marta Cartabia il ruolo delle “donne, il Procuratore generale Giovanni Salvi l’introduzione del ruolo degli ispettori, il professor Michele Ainis i sindacati, Gianni Letta l’ordine e la sicurezza pubblica e poi ancora l’ex premier Giuliano Amato, Marino Bartoletti, Eugenio Gaudio, Annamaria Giannini, Gaetano Manfredi, Antonio Romano, Maurizio Viroli. Sono 181 pagine ricche di immagini, anche storiche, che ricordano il passaggio da amministrazione militare di polizia ad amministrazione civile di garanzia, illuminata dallo spirito della Costituzione Repubblicana, al servizio dei cittadini e delle istituzioni.

“Una funzione scolpita nell’articolo 24 quando, al primo posto tra i compiti della Polizia di Stato, troviamo la tutela ‘dell’esercizio delle libertà e dei diritti del cittadino’”. Come ha ricordato Mattarella esprimendo, nel suo messaggio, gratitudine alla Polizia.

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