20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

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Dietro le quinte, il lavoro del “cavaliere” Enzo De Vincentis

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Il “cavaliere” Enzo De Vincentis

Accadde che un giorno del lontano ’68 l’arcivesco – vo Motolese chiamò alcune persone di sua fiducia per rimettere ordine nella confraternita dell’Addolorata, collaborando con il priore Saverio Blasi. Si trattava di Emanuele Lomancino, Nicola Pavese, Francesco Picardi, Cataldo Petruzzi, Spiridione Pignatelli, Pietro Tortorella ed Enzo De Vincentis. Per quest’ultimo, con l’incarico di segretario, fu l’inizio di un legame durato fino al decesso, nel 2015, l’ultima domenica di Quaresima.

Aveva 79 anni. “Poco prima della Via Crucis per via Duomo, iniziò a non sentire più le articolazioni e capimmo che stava per avvenirgli qualcosa di grave. Lo facemmo ricoverare d’urgenza, ma spirò poco dopo. L’indomani in San Domenico doveva svolgersi il concerto del Lunedì di Passione, ma al suo posto ci fu l’ultimo saluto al ‘cavaliere’, come lo chiamavano tutti”: così lo ricorda il figlio Angelo, priore dell’Immacolata.

“Papà ereditò la passione per le tradizioni da nonno Angelo, priore alla Madonna della Pace – continua – Fino alla nomina dell’arcivescovo, egli non aveva legami con l’ambiente confraternale, dovendo gestire il circolo all’ex Madonna della Scala e fare il sacrestano a San Gaetano, dove la Madonna sostava brevemente alle prime ore del Venerdì Santo. Ma non esitò minimamente nell’accettare l’incarico propostogli. Stabilì il suo ufficio nei locali affianco a Sant’Agostino e non mancava di recarsi spesso in Santa Caterina, dove l’Addolorata era stata trasferita dal ’64 a causa del crollo del tetto di San Domenico”. Nessuno lo ha mai visto indossare l’abito di rito al mesto pellegrinaggio della Beata Vergine, né alcuno lo ha visto staccarsi per un attimo dalla “sua” Madonna sin dall’uscita della processione, neppure durante la sosta nell’istituto Maria Immacolata. Il ‘cavaliere’ raccontava spesso che in famiglia era l’unico confratello dell’Addolorata e che tutti gli altri erano iscritti al Carmine.

“A mio padre non piaceva comparire, lasciava ad altri questa incombenza – dice il figlio – Preferiva lavorare sodo e proficuamente dietro le quinte, con grande umiltà. Difatti ha lasciato la confraternita con i bilanci a posto e un numero di iscritti moltiplicato”. Enzo De Vincentis iniziava ad allestire il programma della Settimana Santa confraternale già dal mese di gennaio, in accordo con il priore e il padre spirituale, i cui pareri aveva sempre in gran conto. “Preparava subito i permessi; poi prendeva accordi con le bande – dice – e con gli addobbatori, che furono nel tempo Pinuccio Latagliata e i fratelli Fasano, per l’altare della reposizione. Quindi si metteva all’opera per il concerto del Lunedì di Passione con la banda della Marina Militare, del cui maestro direttore Vittorio Manente, papà era un grande amico. Anzi, nelle settimane precedente l’esibizione, il musicista veniva di frequente in confraternita e si sistemava in un locale tranquillo per rivedere e studiare gli spartiti dei brani in programma. Sosteneva che l’ambiente confraternale era l’ideale per questo tipo di lavoro”.

Erano davvero tanti gli amici confratelli che andavano a trovare Enzo De Vincentis in confraternita per rinverdire vecchi ricordi e abbeverarsi della sua saggezza. Fra questi, Oronzo Papalia, Peppe “Gesù Cristo” Caso, Dino Pulpo del vicino Bar Castello, Pierino D’Ippolito, attuale economo della confraternita, Stefano Di Maso, Edoardo Gallina, il collaboratore Giovanni Micello, Nicola Albano, Domenico Perrelli, il sagrestano di San Cataldo e tanti altri ancora. Nel salutarlo, molti si mettevano scherzosamente sull’attenti: “Comandi, cavaliere”. E lui rispondeva, sorridendo: “E ci è ca te cumanne, a te!”. Ai suoi funerali partecipò compatto tutto l’ambiente confraternale cittadino, accompagnando il feretro fino a piazza Fontana, dove la banda suonò in suo onore l’ultima marcia.

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