20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 20:01:12

Cronaca News

Storie di Musicanti. Un assolo per i “perdune”

foto di La banda “Combattenti”
La banda “Combattenti”

Primi anni Settanta. L’Addolorata si è già lasciata alle spalle buona parte del pendio e sullo sfondo si disegna la lunga fila dei torcianti gli uni stretti agli altri per ripararsi dal freddo insolito di quella Settimana Santa. La folla come al solito non abbandona, ha tanto atteso quei momenti che nemmeno una pioggia insistente potrebbe far desistere dall’attesa. Per fortuna un manto di stelle inizia a stendersi nel cielo, a fugare ogni timore. La “troccola” intanto raggiunge piazza Fontana mentre le lancette de “’U relogge” indicano le due di notte.

I musicanti della banda “Lemma”, dietro la “troccola”, ben imbacuccati, al “pronti” del maestro si dispongono per attaccare il pezzo. Gli spartiti sono aperti su “Mamma”. Come gli altri, si prepara un suonatore dalla corporatura piuttosto massiccia, pigiando nervosamente sui pistoni di una piccola tromba. Attorno a lui si fa un vuoto quasi riverenziale. I colleghi pregano perché né il freddo né la stanchezza inducano alla temuta stecca, davanti a migliaia di persone. E invece il fiato non tradisce. Le note del flicornino salgono al cielo, fanno quasi vibrare i vetri delle finestre e procurano un strizza di emozione nella folla fattasi silenziosa. Cosimo Zingaropoli, di San Giorgio Jonico, si esalta nell’assolo. Nei passaggi più difficili, egli flette le ginocchia mentre il corpo ondeggia e le guance s’infiammano. Dopo l’ultimo acuto, il braccio che sostiene lo strumento scivola pesantemente lungo il fianco. La Mamma dolente, dopo essere stata accarezzata da quelle note, lentamente percorre il pendio e si avvicina alla piazza. Nella banda del maestro Domenico Lemma, Zingaropoli è stato a lungo il punto di forza nelle processioni della Settimana Santa.

Quasi al termine della carriera artistica, un’altra banda tarantina volle averlo nelle sue fila, la “Giovanni Paisiello”, che gli tributò l’ultimo saluto, a Faggiano, nel viaggio verso l’ultima dimora. A contendere a Zingaropoli la palma della bravura, con lo stesso strumento, in quel periodo c’era Giuseppe Ranaldo, originario di Ginosa, che in riva ai due mari trovò sistemazione affettiva e artistica oltre che lavorativa (in Arsenale fu addetto alla realizzazione di arredi metallici). Gli anziani lo ricordano anche nei complessi diretti dai maestri Latagliata, Vernaglione e Rizzola. Negli ultimi anni di vita, Ranaldo aveva ricostituito una banda intitolata alla patrona della musica, Santa Cecilia, con gli anziani musicanti della “Piave” fino ad allora diretti dal maestro Vernaglione. La banda “Santa Cecilia”, per la cronaca, è stata ricostituita nel 2008, con un imponente organico, su iniziativa del maestro Giuseppe Gregucci. Altra figura importante delle bande della Settimana Santa di una volta fu Vito Lupo, suonatore di oboe. Lo si ricorda quale collaboratore nella direzione della banda del maestro Lemma. Qualcuno gli addebitava una certa teatralità nella direzione e anche con una certa severità.

Ma i risultati erano sempre più che soddisfacenti. Esattore di una nota ditta di ascensori, Lupo riuscì a far innamorare della musica un nutrito numero di ragazzi. Poi una trombosi ne minò irreparabilmente il fisico. Una domenica di settembre, poco prima della sua scomparsa, fu accompagnato in auto alla processione dell’Addolorata. In piazza Castello diversi musicanti delle due bande che prestavano servizio giunsero prontamente a salutarlo. La debolezza gli impedì di scendere dall’auto. Per tutti ebbe parole di ringraziamento e rivolse raccomandazioni ai più giovani. Poi lentamente la processione imboccò il pendio La Riccia e il maestro restò a guardare commosso l’Addolorata mentre si allontanava. Non avrebbe più suonato in suo onore.

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