17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 13:49:00

Cronaca News

Marescotti: Una fiction che scuote le coscienze

foto di La locandina della fiction sull’acciaieria con tantissime analogie con Taranto
La locandina della fiction sull’acciaieria con tantissime analogie con Taranto

La fiction che piace agli ambientalisti e non solo a loro ma a tutti coloro che vivono o hanno vissuto il dramma delle malattie provocate dall’inquinamento. A poche ore dalla terza e ultima puntata di “Svegliati amore mio”, in onda stasera su Canale 5, Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, ha scritto una lettera aperta a Simona Izzo, Ricky Tognazzi e Sabrina Ferilli, registi i primi due e principale protagosta della fiction l’attrice.

Alla luce della trama che ha fatto presa sul pubblico, Marescotti chiede una fiction che racconti anche altri aspetti dell’emergenza ambiente e salute che vive Taranto. “Aiutateci a far emergere la verità. Esiste uno studio che quantifica la concentrazione di metalli pesanti nel sangue di chi vive vicino alle varie Ghisal. Ma quello studio non è stato divulgato. ‘Svegliati amore mio’ ha scosso le coscienze ed è il momento per fare rumore tutti assieme”. Spiega Marescotti ricordando il titolo della canzone di Antonio Diodato. Marescotti fa riferimento ad uno studio sui metalli pesanti del 2018: “E’ la storia di un mistero che avvolge ancora i dati di uno studio sui metalli pesanti presenti nel sangue che scorre nelle vene di coloro che vivono vicino alle varie Ghisal d’Italia. Ormai la Ghisal è il nome di una questione morale, oltre che ambientale e sanitaria, che la vostra fiction ha messo al centro dell’attenzione con tanta efficacia. C’è una scomoda verità ancora immersa in silenzi imbarazzanti e imbarazzati. Dovete sapere infatti che nel marzo del 2018 arrivarono a Taranto degli esperti per uno studio epidemiologico senza precedenti. Era uno studio basato su un capillare biomonitoraggio.

Cercavano volontari per effettuare un controllo dei metalli pesanti nel sangue. La stessa cosa stava accadendo in altri siti inquinati: la ricerca era su base nazionale. Partiva dalla Terra dei Fuochi per irraggiarsi nelle varie aree critiche del Paese, come Taranto. Noi cittadini attivi, con scrupolo e riservatezza, aiutammo gli esperti a cercare i donatori. Lo dovemmo fare senza clamore. Infatti lo studio era terribilmente dettagliato, scendeva in profondità e poteva essere bloccato dall’alto. Questo ci fecero intendere chiaramente gli esperti che divennero la nostra interfaccia. Questo comprendemmo nel momento in cui ci venne detto che non dovevamo diffondere sui social network alcuna notizia per evitare che venissero messi bastoni fra le ruote.

E allora – racconta Marescotti – venne organizzato un efficiente gruppo WhatsApp che lavorò in silenzio con il passa parola, giorno dopo giorno, nella ricerca di vo-ontari che rispondessero alle specifiche del campione statistico richiesto. Fummo bravissimi ed efficienti a Taranto. Ad ogni volontario vennero prelevare 19 fiale di sangue. La ricerca mirava alla ‘determinazione metalli in traccia su siero’. Quella ricerca, condotta con tanta riservatezza, non riguardava solo Taranto ma mirava a mappare il sangue dei cittadini dell’Italia inquinata dai veleni, da Nord a Sud. Di quella ricerca non si sa più nulla! E’ una storia kafkiana. Vi racconto nella lettera una vicenda che può sembrare assurda, che sembra scritta per una fiction ma che è purtroppo realtà”. “I dati sono stati raccolti e – evidenzia Marescotti – adesso possiamo sapere quanti metalli pesanti ci sono nel sangue di chi vive vicino alle varie Ghisal dell’Italia inquinata. ‘Svegliati amore mio’ ha scosso le coscienze ed è il momento per far emergere la verità e portare alla luce i dati di quello studio oggi inabissatosi nei silenzi”. I post di alcuni dipendenti di ArcelorMittal, con commenti sulla fiction, secondo alcune organizzazioni sindacali, sarebbero stati il motivo della contestazione disciplinare e della conseguente sospensione di due dipendenti del Siderurgico. Ma ArcelorMittal, in una nota, ha precisato che i provvedimenti sono stati adottati nei confronti dei lavoratori “non per aver commentato la fiction” ma “per aver denigrato l’azienda stessa e il suo management, anche attraverso affermazioni di carattere lesivo e minaccioso”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche