22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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“Tu sì che sei santa”: successo in streaming

foto di Valentina Colleoni
Valentina Colleoni

Numerosi i tarantini, non solo residenti ma anche fuori sede che venerdì, 2 aprile, orfani per il secondo anno della tradizionale processione del Venerdì Santo, non hanno perso l’occasione di godersi l’evento in streaming organizzato dalla soc. coop. Museion e dall’associazione culturale Nobilissima Taranto, col patrocinio del Comune di Taranto. Nato da un’idea di Paola Iacovazzo, archeologa e direttrice di Museion e di Nello De Gregorio (dall’esplorazione degli ipogei all’insolita veste di regista e organizzatore di eventi teatralizzati), “Tu sì che sei santa – il culto della divinità femminile dalla preistoria al mondo cristiano” si è rivelato un prodotto artistico di alto livello culturale ricco di contenuti storici, avvincente sia nelle trame interpretative attorno a tre testi classici che nei contenuti musicali, connubio ormai quasi sempre presente nelle produzioni delle due associazioni.

Ovvero, i brani scelti dallo Stabat Mater di Pergolesi, dal Laudario di Cortona, dal famoso Adagio di Albinoni. E a fare da collante ai due momenti teatrale e musicale, l’intenso, puntuale ed articolato racconto del prof. Francesco D’Andria sul culto della divinità femminile dal neolitico, alle civiltà mesopotamiche, alla civiltà minoica, al periodo dell’età del bronzo, in particolare in Anatolia, l’odierna Turchia, al mondo egizio per giungere al periodo romano e poi al Rinascimento e alla nostra Addolorata di oggi. Molto appropriati sia lo scenario della chiesa del Carmine che ha aperto e chiuso l‘evento, sia la chiesa paleocristiana dell’antro della sirena in via Paisiello dove sono stati teatralizzati i testi classici dell’Apuleio, di Ovidio e un anonimo Inno omerico, scelti per l’occasione da Mario Lazzarini. La dorata calcarenite del sottosuolo di Città Vecchia ha ancora più idealmente trasportato negli habitat dai quali prende spunto la narrazione dei vari episodi.

Bravissimi gli interpreti, presenza ormai costante negli eventi organizzati da Museion e Nobilissima Taranto. Sontuoso, dirompente, accattivante e al tempo stesso carico di particolare intensità espressiva, Antonello Conte mentre invoca Iside e ne racconta le sembianze; quasi diafana, avvolta da un’aura divina, mentre sembra letteralmente uscire da un papiro egizio da Luxor, la bravissima Adriana Capuano mentre annuncia la sua presenza al povero Lucio; come in altre interpretazioni anche questa volta nelle vesti di Lucio Bruno Peluso ha sfoderato le sue doti espressive cariche di patos e di intensità. Non meno espressive le interpretazioni accorate e dolenti di Elisa Amati e dell’eclettica e versatile Valentina Colleoni nell’Inno omerico, nelle vesti rispettivamente di Ecate e di Demetra. Pino Capolupo, imperiosa voce narrante e una dolcissima e disperata Venere si sono cimentati nel brano di Ovidio Venere e Adone. A chiudere la parte teatralizzata due composizioni in dialetto tarantino come al solito declamate dall’autrice, la poetessa Anna Vozza.

La chiesa del Carmine non poteva che essere lo scenario più incantevole e naturale di apertura e chiusura dell’evento. E quì il soprano Valentina Colleoni ha sfoderato il meglio di sè ai piedi della statua della Madonna Addolorata, accompagnata all’organo dal maestro Alessandra Corbelli. Voce da soprano lirico puro che trova nel repertorio pucciniano e in quello di alcune opere paisielliane oltre che nella musica sacra, il suo terreno d’elezione col bel timbro caldo ed affettuoso, perfettamente riconoscibile a volte velato da una sottile patina di malinconia, Valentina Colleoni riesce a sfoderare vertici vocali e interpretazioni difficilmente eguagliabili nel mondo della lirica nostrana. Ormai è quasi nel pieno della propria maturità vocale ed artistica, in uno con la non certo trascurabile capacità di essere artista versatile ed eclettica capace di stare in scena e di interpretare, immettendosi in perfetta simbiosi con i vari personaggi. Straordinarie sono le sue interpretazioni della zingarella paisielliana da “Zingari in fiera” o dI Cio-cio-sun dalla Madame Butterfly. E tutte queste caratteristiche, dove la preghiera diventa canto e il canto è preghiera ardente, appassionata e struggente, non potevano che essere esaltate nel brani dello Stabat Mater e nel sublime Adagio di Albinoni.

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