23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 17:54:14

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“Costellazione Dante”, l’opera di Fornaro che entra nel cuore della “Commedia”

foto di Cosimo Fornaro
Cosimo Fornaro

La notte dell’ 8 aprile del 1300, venerdì santo (la Pasqua in quell’anno, il primo anno giubilare della storia, cadeva il 10 aprile), Dante, secondo alcuni dantisti, avrebbe iniziato il suo viaggio immaginario nell’aldilà, che sarebbe terminato la notte di giovedì 14 aprile 1300, dopo Pasqua.

Questa è un’ipotesi, anche se Natalino Sapegno sostenne essere il 25 marzo la data d’inizio del viaggio oltremondano di Dante, perché a Firenze il 25 marzo, giorno dell’Incarnazione di Cristo e quindi della palingenesi per tutta l’umanità, era il primo giorno dell’anno. A parte questo, l’occasione è buona per ricordare uno dei più bei libri scritti sulla “Divina Commedia”: “Costellazione Dante” di Cosimo Fornaro, che fu per anni il Presidente del Comitato tarentino, nonché Consigliere Centrale della Società Dante Alighieri. Pertanto, in quest’anno nato sotto il segno di Dante per la ricorrenza del settimo centenario della morte del Divin Poeta, è quanto mai di attualità, oltre che didatticamente utile, riproporre a bibliofili, dantisti, persone di cultura, insegnanti e studenti questo libro, pubblicato da Borla nel 1989, prezioso per stile e originalità d’impostazione. Non so se “Costellazione Dante” sia ancora in commercio o se sia uno dei tesori delle librerie antiquarie.

Certo è che, dato l’anniversario, il libro dovrebbe essere ristampato perché è una miniera aurifera di giudizi critici e intuizioni liriche. Il titolo, “Costellazione Dante”, è la chiave di lettura per entrare nell’anima e nel cuore dell’opera: i versi della Divina Commedia facevano nascere in Fornaro illuminazioni improvvise per scorgere con vista acuta, in profondità e in prospettiva, vasti paesaggi letterari e non solo letterari; e allora, intorno ai versi danteschi si aggregavano, per il magnetismo delle corrispondenze, richiami ed echi di parole, versi, immagini, colori, suoni, in una sinestesia critica; corrispondenze, appunto, “correspondances” per citare Baudelaire, intermittenti come i ricordi della memoria di Proust. Per ogni verso- chiave spiccato dalla struttura del poema, dalla “selva oscura” alla “candida rosa”, in un continuo confronto con l’umanità e l’epoca di Dante, poeta e profeta, e la nostra contemporaneità, Fornaro scriveva una pagina densa di richiami letterari, musicali, artistici, filosofici, teologici. È tutta una “costellazione”, appunto, di intelligenze stellari, gemmazioni di artisti, poeti, musicisti, filosofi e teologi, attratti dalla forza centripeta del poema dantesco e pulsanti nella memoria e nella fantasia di Fornaro.

Era, questo, il suo stile, la sua tecnica interdisciplinare che dimostrava l’eternità del poema e l’universalità del suo messaggio. Insomma, Fornaro studiava la “Divina Commedia” con la competenza del professore di lettere, con la cultura dell’umanista e con la sensibilità del poeta. Da ciò scaturivano le riflessioni che non sono solo critiche, ma anche poetiche e filosofiche, di una filosofia e di una visione del mondo profondamente e veramente cristiane; riflessioni scritte in una prosa d’arte limpida e meditate nel costante confronto fra le pagine di Dante e la vita, personale e collettiva. “Rileggere Dante con la cultura della nostra esperienza – scrisse, infatti, Fornaro nella Prefazione – è rileggere la nostra stessa vita. È, comunque, una lettura diversa, quella che ci fa tornare a una sua terzina con una improvvisa speranza. Nella vita, molti ritorni salvano.

Ma il ritorno a un verso di Dante è sempre un ritrovarsi con l’innocenza. Non c’è uomo che non ricordi un suo verso, o che non senta, in un suo verso, un problema che riguardi l’uomo vero: vi avverte una suggestione di profezia. Sarà il canto che accompagna quella verità, sarà il mistero dell’eterno presente che è sempre vivo nella grande poesia; ma quel verso è un’illuminazione. Dante impegna il lettore alle radici della sua persona: diventa carne e sangue della sua realtà umana: parla, dialoga, racconta, come se il suo verso avesse voce e respiro di qualcuno che ti narra qualcosa guardandoti negli occhi. Anzi, quando leggi Dante, ti dimentichi che è lui a parlarti, e pensi, per uno strano incanto, che sia tu a parlare ad altri, forse allo stesso Dante, e che racconti quello scandalo, quel dolore, quello stupore, che è tuo da sempre.

Leggendo la “Divina Commedia”, ti accorgi che quel viaggio l’hai fatto tu, chissà quando: è il tuo viaggio dalla prigione alla luce. Rileggere Dante, a un certo momento della vita, è, perciò, come leggere la cultura del mondo. A parte il moderno concetto dell’unità della cultura, che rintraccia i nessi tra le singole discipline e le varie forme di creazione artistica, leggendo Dante, si ha l’impressione che egli abbia espresso e anticipato tutto. Spesso la scuola ci fa odiare il nostro più grande poeta, perché lo soffoca nella nozione o nell’isolato giudizio critico, col grave danno di fare odiare la lettura e la poesia per tutta la vita. Queste mie pagine vogliono, soltanto, sottolineare l’antica verità che un autore va letto abbandonandosi ad esso e riascoltando in esso tutte le voci della nostra vita e della nostra cultura”. Ora mi piace rileggere un’intervista pubblicata sul “Corriere del Giorno” nel dicembre del 1989, rilasciata dal professor Fornaro a Giancarlo Pandini in occasione della pubblicazione del libro. Un’intervista troppo bella per non riproporla su questa pagina.

Allora, leggiamo: Com’è nato questo lavoro?, chiese per prima cosa Pandini. «Diciamo che è nato fin da quando ero studente liceale – rispose Fornaro – Nessun poeta mi ha affascinato come Dante. E poi, Dante non è solo poeta. È pensatore, politico, teologo, mistico, profeta».

Ma queste incursioni dantesche perseguono un fine specifico o sono note legate ai vari canti? «In un libro non nasce niente in modo slegato. Tanto meno queste mie note dantesche. La sintesi unitaria del lavoro è questa: io dimostro come Dante sia la stella fulgida della costellazione artistica del mondo».

Ma per arte lei cosa intende? «Tutto ciò che è oggetto di creatività umana: la parola, il colore, la musica, il segno, il pensiero. Anche il pensiero, talvolta, è arte. E poi c’è un altro intento che perseguo in tutto il libro: attualizzare Dante, inserire Dante nel Duemila. Mi preoccupo di dimostrare che cosa possa dire o dare Dante ai giovani d’oggi, alla cultura contemporanea».

Ma qual è stato il metodo di lavoro nell’esame di tutta la Divina Commedia? «Sono ritornato ai versi-chiave del poema dantesco, quelli che portano ai problemi, ai grandi problemi di Dante, che sono anche i nostri, e ho colto i riferimenti fra Dante e i vari artisti del passato e del presente, facendo notare come Dante rimanga sempre il poeta più essenziale, più profondo, più universale».

Ma agli studenti delle scuole superiori quale aiuto didattico può offrire un libro come questo? «Li aiuta a fare uno studio interdisciplinare nell’accostarsi a questo classico per eccellenza. Ma questo libro è interessante anche per chi ha lasciato Dante sui banchi di scuola. Veda, leggere o rileggere un verso di Dante vuol dire penetrare un mistero: vengono in mente echi, voci, visioni, esperienze vissute chissà dove, chissà quando. Il vero classico non si esaurisce mai, come il mistero»

E allora Costellazione Dante è un appuntamento per tutti! «Sì. Dante è un antico amore per tutti. Oppure è un vecchio rancore, che punge ed esige un chiarimento». Amore – odio, quindi, che si rinnova? «No. Soltanto amore che si rinsalda. Amore e rispetto per un genio. Anzi, per il genio della poesia». Si rinsaldi la memoria, dunque, e fissiamo un appuntamento nella costellazione eterna di Cosimo Fornaro.

Josè Minervini
Presidente della Società Dante Alighieri Comitato di Taranto

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