27 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Ottobre 2021 alle 16:18:00

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Ex Ilva, “Basta compromessi, ora una svolta green”

Ex Ilva
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Non è più tempo di compromessi ma di imboccare la strada della decarbonizzazione. I deputati pugliesi del Pd Ubaldo Pagano e Marco Lacarra replicano alle dichiarazioni sull’ex Ilva del ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani.

“Dal ministro della Transizione ecologica ci saremmo aspettati parole diverse rispetto al futuro dello stabilimento di Taranto. Parlare di compromessi rischia di rendere vano tutto quanto si è fatto fino ad oggi per dare una prospettiva green all’ex-Ilva. Si deve decarbonizzare la produzione e farlo presto, seguendo e, ove possibile, migliorando il piano su cui ha lavorato il precedente Governo. Taranto ha già pagato a caro prezzo i ‘compromessi’. La comunità tarantina e tutto il territorio aspettano da anni una svolta radicale e tutte le istituzioni, a partire dal ministro Cingolani, devono fare di tutto per costruire un futuro di lavoro, salute e sostenibilità ambientale”.

Delusione esprime l’assessore all’Ambiente del Comune di Taranto Paolo Castronovi: “Dal ministro della Transizione Ecologica del cosiddetto Governo del cambiamento ci saremmo aspettati una netta linea di discontinuità rispetto al passato. Le sue recenti dichiarazioni sull’exIlva, ‘transizione vuol dire garantire un compromesso tra ambiente e sostenibilità sociale. Io domani non mi sveglio e cambio le tecnologie di un’impresa’, oltre che anacronistiche offendono la comunità tarantina e i lavoratori del Siderurgico. L’unica strada percorribile -sottolinea Castronovi- per garantire un futuro ‘green’ a quello stabilimento, per questa Amministrazione comunale, è quella tracciata dal sindaco Melucci che al governo ha proposto, a più riprese, un accordo di programma che guidi la riconversione ecologica dello stabilimento e rappresenti il punto di partenza per segnare la svolta che Taranto attende da troppo tempo. Un accordo di programma che veda coinvolti gli enti locali e le parti sociali. Non si può prescindere dalla riconversione tecnologica dei vetusti impianti e non si può prescindere dalla chiusura dell’area a caldo. E il Governo che ha istituito un ministero ad hoc non può non farsi carico di questa transizione ecologica”.

Un cambio di passo chiede Vincenzo Di Gregorio consigliere regionale e comunale. “Da oltre mezzo secolo Taranto sopporta il pesantissimo carico sanitario e ambientale della produzione di acciaio. Un prezzo salatissimo in termini di malattie, devastazione del territorio e in termini di addetti in cassa integrazione, di sicurezza degli impianti, di riduzione dell’indotto. Un indotto che lamenta il mancato pagamento di lavori già effettuati, con migliaia di posti di lavoro a rischio. Su questo tema le imprese ioniche hanno incontrato il ministro Giorgetti. Ma è paradossale, anzi profondamente ingiusto, che si debba scomodare il Governo per chiedere che le imprese e i lavoratori di Taranto vengano pagati per attività svolte nei mesi e negli anni scorsi. Non è più tempo di compromessi, soprattutto al ribasso. Chiediamo, invece, un approccio diverso, un sostanziale cambio di passo. Taranto, oggi ha una nuova visione, ha un nuovo orizzonte da traguardare nel quale non c’è spazio per un modello industriale obsoleto e inquinante”.

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