09 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Maggio 2021 alle 18:23:49

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Il culto della Divinità femminile dalla preistoria al mondo cristiano

foto di Un’immagine della “Madre di Cristo”
Un’immagine della “Madre di Cristo”

In mancanza della processione dell’Addolorata quest’anno abbiamo perlomeno potuto godere di una affascinante conferenza in streaming del Prof. Francesco D’Andria sul Culto della Divinità Femminile: dalla preistoria al mondo cristiano. Una carrellata lungo cinquemila anni, dalle primitive raffigurazioni neolitiche al Concilio di Efeso e all’arte medievale. E proprio sul Concilio di Efeso, 441 d.C. vorremmo soffermarci, perché quel Concilio segna il passaggio tra l’età antica e quella medievale e moderna. Quel Concilio è alla base della cultura europea.

Il precedente Concilio di Elvira nel 305 d.C. aveva proibito, secondo il dettato biblico, le pitture nelle chiese, che pur non diffusamente, in quei primi secoli erano presenti, soprattutto in forma simbolica, in luoghi di culto e cimiteri. Ribaltando quel concetto ad Efeso si stabilì che si innalzassero in tutta la cristianità chiese intitolate a Maria Santissima Madre di Dio, e che in ogni chiesa si raffigurasse la Vergine col bambino divino. Senza quella risoluzione non sarebbe nata l’arte europea. Le gravine avrebbero ospitato solo tetre spelonche prive di pitture e le chiese avrebbero solo decorazioni geometriche e simboliche, come le sinagoghe e le moschee. Artefice di questa risoluzione fu una donna straordinaria, Pulcheria, sorella dell’imperatore di Oriente Teodosio II , ed alla sua morte imperatrice. Teodosio era un inetto, lasciava che alla sua corte spadroneggiasse la moglie Eudosia, spalleggiata dall’eunuco Grisafio, prefetto della Camera Imperiale; partigiani entrambi del vescovo di Costantinopoli, Nestorio, abilissimo oratore, assertore di una dottrina che voleva Maria solo madre del Cristo, cioè dell’uomo Gesù, e non di Dio. Papa Celestino allarmato dal sorgere di questa nuova eresia, dopo aver condannato Nestorio in un concilio romano, mandò a Costantinopoli Cirillo, Vescovo di Alessandria, perchè intimasse a Nestorio una ritrattazione entro dieci giorni.

In caso contrario Cirillo era autorizzato a indire un generale concilio di condanna della eresia. La controversia, sia per le titubanze di Teodosio che per gli intrighi di corte, si trascinò per due anni. Un primo concilio indetto ad Alessandria non produce i suoi effetti perchè Nestorio non ritratta, chiede l’appoggio di Teodosio e accusa con una lettera spedita al Papa lo stesso Cirillo di eresia. Si arriva finalmente al grande Concilio di Efeso, convocato nella stessa città dove, secondo la tradizione, era avvenuta l’assunzione al cielo di Maria, ritiratasi in quella città dopo la morte di Cristo assieme all’evangelista Giovanni. Dopo vivace dibattito trionfa la parte cattolica guidata da Cirillo, Nestorio viene deposto dalla cattedra vescovile e condannato all’esilio.

Ma anche questa volta non si arriva a una conclusione, il capitano delle guardie imperiali, un certo Candidiano, intercetta le missive con le risoluzioni conciliari dirette a Teodosio, che rimane all’oscuro di tutto, informato sulle decisioni del Concilio solo dalla parte nestoriana. Vengono intercettate e impedite anche le comunicazioni tra Cirillo e il papa. Con la forza delle armi e le minacce si convoca un nuovo concilio che si svolge nella taverna che ospita i padri conciliari. Questi impauriti dalle armi e dai bastoni assolvono Nestorio e condannano come eretico il legato papale Cirillo. Finalmente Cirillo con uno stratagemma riesce ad informare l’imperatore su cosa avviene al Efeso. Un monaco travestito da mendicate nasconde all’interno del bastone le missive conciliari , arrivato a Costantinopoli si fa ospitare in un convento di frati. Per far entrare a corte le carte destinate a Teodosio, senza essere perquisiti all’ingresso, si affida il bastone a Dalmazio, un monaco venerato come santo che da 48 anni non usciva dal convento. Nessuno osa toccarlo e impedirgli di vedere l’imperatore Teodosio, ricevute le missive dal santo monaco, cade in una confusione totale, non sapendo a chi dare ragione.

Prima dà ascolto ad un vecchio di 110 anni, un tale Acacio vescovo di Beerrea, che gli consiglia di dare esecuzione ad entrambi i deliberati conciliari. In forza di quelle due risoluzioni contrastanti entrambi i contendenti vengono dichiarati eretici: Nestorio condannato da Cirillo, e Cirillo condannato da Nestorio. Come eretici entrambi vengono carcerati. Per soprammercato Teodosio convoca sette vescovi nestoriani e sette cattolici per dirimere alla buona una controversia che durava da anni, le cui risoluzioni pur attinenti ad articoli di fede, col prevalere di una o un’altra parte , avrebbero riguardato il primato della chiesa di Roma su quella di Costantinopoli e più in genere i rapporti tra chiesa e potere temporale E’ a questo punto che interviene energicamente Pulcheria, che è sempre stata in contatto con papa Celestino. Assume di fatto le redini dell’impero, caccia i sette vescovi nestoriani convocati a corte e spedisce Nestorio in esilio. Impavida resiste alle accuse dei nestoriani, numerosi a corte e in città, che tramano per la sua morte e l’accusano di incesto col fratello L’impero è ormai in mani sicure, vengono banditi i nestoriani, bruciati i loro libri, confiscati i loro beni.

Cirillo, che dopo la morte, sarà fatto santo, torna trionfante ad Alessandria, Nestorio morirà in esilio con la lingua corrosa dai vermi, almeno così vuole la leggenda. E’ Pulcheria stessa a volere che all’interno della reggia di Costantinopoli si innalzi un sontuoso tempio in cui venerare l’immagine della vergine Maria Santissima Madre di Dio. La Christotokos, madre del Cristo, diviene la Theotokos, madre del Verbo incarnato, raffigurata da quel momento in poi in mille e mille immagini. Vuole anche la tradizione che in quella occasione sia stata composta la preghiera più recitata dalla cristianità, l’Ave Maria, aggiungendo alla Annunciazione evangelica la seconda parte: Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori nell’ora della nostra morte. Anche Pulcheria, sposa verginale, aveva contratto matrimonio con voto di castità col tribuno Marziale associato al trono, sarà fatta santa dalla Chiesa romana.

Lucio Pierri

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