19 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 15:58:30

Cronaca News

Una dimora per il Tecnopolo Mediterraneo di Taranto

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Una dimora per il Tecnopolo Mediterraneo di Taranto

Dopo alcuni mesi di silenzio e ad alcuni anni dall’approvazione della legge che lo istituiva (30 dicembre 2018), ecco che si torna a scrivere concretamente di questo “Centro di ricerca per lo Sviluppo Sostenibile”, il Tecnopolo Mediterraneo di Taranto. Ma ora è ben più di una idea, di una legge, di uno stanziamento: ora il Tecnopolo Mediterraneo è una concreta potenzialità di crescita anche per Taranto e per il vasto territorio del capoluogo ionico.

Perché se è vero che questa fucina di futuro sostenibile nel Mediterraneo atterra a Taranto, è anche vero, anzi vero dovrà diventare, che tutto ciò che ne nascerà, se saggiamente coniugato, genererà occasioni, realtà di ricerca, formazione e produzione in tutto quanto di più avanzato si possa desiderare. Parliamo di progresso allora? Certo che si! Ma di progresso buono, ovvero di progresso che Papa Francesco intende “Integrale”, generetivo e non depauperante, ricco di connessioni e possibilità per tutti, per l’uomo che si riscopre tutt’uno col suo ambiente e che distruggendolo distrugge se stesso, degradandolo degrada se stesso; di progresso in cui il bisogno di crescere va di pari passo col bisogno di comprendere, rispettare e aprire a tutto ciò che, nuovo o rinnovato, sa includere e non alienare, sa tracciare percorsi giustamente e ambiziosi e poi sa pure percorrerli.

A prescindere dalle dinamiche attuative – che, stando ad una prima lettura dello Statuto, sarebbe davvero riduttivo definire “complicate” perchè si presentano davvero “complesse” – resterebbe da chiedersi: “Ma dove?” Dove abiterebbe un tale centro di eccellenza e cooperazione? Alcuni mesi fa il padre di questa opportunità per Taranto, il prof. Lorenzo Fioramonti, già ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di due governi fa, visitó la città ionica per cercarla questa casa. Tornò a Roma con qualche ipotesi, ma nulla di più. Il 28 luglio del 2020 su “Buonasera Taranto” venne pubblicato un articolo in cui si avanzava una proposta come parziale risposta ad un precedente articolo-intervista all’ex ministro Fioramonti, (25 luglio “Buonasera Taranto”).

In quella intervista emergeva uno scenario poco incoraggiante per i primi passi del Tecnopolo Mediterraneo e si lamentava anche l’incertezza circa una sua collocazione. Il sottoscritto, un cittadino ionico, tornato persona qualunque dopo essere stato fino al 2018 comandante della base logistica dell’Aeronautica Militare denominata 65° Deposito Territoriale AM, indicava proprio quel sito come ideale per ospitare non solo il Tecnopolo Mediterraneo ma anche un altro progetto, in armonica ed intrecciata coabitazione, denominato “Tmcs” (Terra, Mare, Cielo, Spazio). Concrete ipotesi per impedire che, un’area di indicibile bellezza, a ridosso dell’Oasi Regionale Orientata Palude “La Vela” (più nota come oasi del wwf), venisse sottratta al degrado ed anzi fosse rivalutata e messa a disposizione della comunità e di progetti volti ad applicare l’Agenda 2030 dell’Onu. Anche il Sindaco ne era a conoscenza, perché questa proposta, inserita in un più articolato “Progetto Integrato”, venne presentata tanto al commissario governativo alle bonifiche dr.ssa Vera Corbelli, quanto al sindaco di Taranto, dott. Rinaldo Melucci; esplicita la richiesta ad entrambi di volerla valutare e di poterne parlare con i “maggiori” del Tecnopolo Mediterraneo. Era il 14 febbraio del 2019.

Leggendo oggi che ancora non c’è la casa del Tecnopolo Mediterraneo, sapendo che quel bene comune di Paradiso sul secondo seno del Mar Piccolo, a quattro chilometri dal centro di Taranto, ha più che mai bisogno di salvaguardia, recupero e valorizzazione, la domanda del 28 luglio 2020 risorge spontanea: “ma quando e con chi se ne può parlare?”

Piergiorgio Farina
Colonnello Aeronautica Militare
Centro di cultura per lo sviluppo “Giuseppe Lazzati” di Taranto

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