30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 00:08:00

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Carpenter, regista da un altro mondo

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Carpenter, regista da un altro mondo

Nel panorama del cinema fantastico, John Carpenter è una vera e propria leggenda. I suoi film, come “Halloween”, “Fuga da New York”, “Grosso guaio a Chinatown”, hanno segnato in maniera indelebile l’immaginario di generazioni di spettatori. Le sue opere solo superficialmente possono essere associate alla fantascienza o all’horror, in realtà sfruttano i meccanismi del genere per raccontare i problemi e le contraddizioni della nostra società. Un nuovo saggio di Edoardo Trevisani, “John Carpenter, il regista da un altro mondo”, edito da Edizioni NPE, ci introduce nell’universo cinematografico di uno dei maestri del cinema americano degli anni Settanta e Ottanta.

Il titolo del libro ci suggerisce sin da subito da quale prospettiva è inquadrata la sua carriera. Carpenter è in effetti un regista unico nel suo genere, fuori dal tempo, o in anticipo sui tempi. Sin da giovane coltiva l’ambizione di girare per gli studios, con cui realizzare film di varo genere, da professionista all’americana come Howard Hawks, uno dei suoi idoli, ma il suo carattere indipendente, il suo stile radicale, la sua visione del mondo così cupa, lo porteranno spesso a scontrarsi con le regole delle major. Molti dei suoi film più rappresentativi al momento dell’uscita nelle sale, come “La Cosa” non furono capiti dal pubblico, o furono addirittura rifiutati, per essere rivalutati solo in un secondo momento e diventare veri e propri classici. Da sempre legato per ispirazione alla Hollywood classica, finirà esprimere al meglio anche quando girerà per piccole case indipendenti.

E il suo carattere indipendente contribuirà a renderlo ancora più popolare: le sue creature inquietanti, i suoi eroi mitici, disillusi e romantici, finiranno per diventare delle vere e proprie icone, ispireranno registi più giovani e verranno imitati più volte. Regista orgogliosamente americano, è forse tra i più critici nei confronti di quell’America puritana, ipocrita e corrotta, tanto che, impaurito dalla deriva che il suo paese stava avendo in piena epoca reagniana, girò “Essi vivono”, forse il più politico dei film degli ani Ottanta. Satira spietata nei confronti della reaganomics, che stava distruggendo la classe media americana, aumentando la disoccupazione e trasformando tutti i cittadini in schiavi compiacenti attraverso i mass media.

Correva l’anno 1988, eppure il film è ancora spaventosamente attuale. E non riguarda più solo l’America, ma tutto l’Occidente. Probabilmente è stato anche a causa di questa sua visione pessimista della realtà, che Carpenter è stato riconosciuto come autore prima in Europa che in patria. È stata proprio l’Europa, durante il festival di Cannes, a conferirgli nel 2019 uno dei riconoscimenti cinematografici più alti, la Carrosse d’Or, premio alla carriera che la French Directors Guild ha motivato con le seguenti parole: “Un genio in grado di creare emozioni crude, fantastiche e spettacolari allo stesso tempo”. In occasione della premiazione, Carpenter ha deciso di far proiettare “La cosa”. Una “vendetta”, dato che all’epoca della sua uscita fu un fiasco. Approdò nelle sale cinematografiche nel 1982, in contemporanea con ET di Spielberg. Il pubblico americano preferì la fiaba consolatoria e sdolcinata dell’alieno buono e rifiutò invece il più spettacolare film di Carpenter, racconto cupo, claustrofobico, pessimista di un alieno che sotto forma di microrganismo infetta gli uomini e rischia di colonizzare l’intero pianete, precipitando i protagonisti in un incubo paranoico. Un film quanto mai attuale. Da tempo il regista si è ritirato dal set, preferisce dedicarsi alla carriera da musicista, in attesa di poter tornare a esibirsi in pubblico, i suoi fan tuttavia attendono un suo nuovo film e nel frattempo il libro di Edoardo Trevisani testimonia come la sua cinematografia contonui ad animare i sogni di registi e spettatori.

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