23 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 19:48:24

Cronaca News

Le città protagoniste dello sviluppo sostenibile

La città vecchia vista dal mare
La città vecchia vista dal mare

Presso il teatro Fusco, nelle scorse settimane, il Centro di Cultura per lo Sviluppo “G. Lazzati” di Taranto, assieme al Centro Nazionale di Studi per le politiche urbane Urban@it, con il patrocino morale del Comune di Taranto e dell’Ordine degli Architetti P.P. e C. della Provincia di Taranto, hanno presentato il VI rapporto sulle città: “Le città protagoniste dello sviluppo sostenibile”, elaborato da Urban@it.

Lo studio, edito da “il Mulino” nel gennaio 2021, rappresenta una opportunità di lettura del fenomeno urbano, con gli occhi di chi vuole tentare di interpretare e comprendere un sistema complesso e mutevole, fortemente connotativo della società contemporanea. La giornata evento, oltre alla presentazione dei punti fondamentali che hanno strutturato il VI rapporto sulle città, ha voluto dare una lettura concreta su quelle che sono le aspettative di sostenibilità che in una città come Taranto dovevano necessariamente prefigurarsi, coinvolgendo alcune tra le maggiori realtà rappresentative del territorio tarantino e non solo: l’Amministrazione Comunale, l’Ordine degli Architetti di Taranto, la Soprintendenza per il Patrimonio Culturale Subacqueo Nazionale, l’Istat, docenti del Politecnico di Bari e dell’Università delle Marche, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, rappresentati del Centro di Cultura per lo Sviluppo “G. Lazzati”. La tavola rotonda, moderata dall’arch. Angelo Campo del Centro di Cultura per lo Sviluppo “G. Lazzati”, ha offerto la possibilità di discutere del “caso Taranto” all’interno di un più ampio contesto nazionale ed internazionale.

Lo sviluppo sostenibile della città di Taranto si è spesso dovuto confrontare con la dicotomia ambiente-lavoro, data dalla forte presenza industriale e dalla mancanza di forze endogene, capaci di stimolare scenari che immaginassero la città oltre la realtà siderurgica. Ciò che emerge dalle parole dell’ing. prof. Francesco Rotondo, professore di Urbanistica presso l’Università Politecnica delle Marche, è che Taranto deve cercare di andare oltre quei processi esogeni che si sono riversati sul proprio territorio nel corso dell’ultimo secolo: l’arsenale prima, l’Italsider poi. Ad oggi la situazione sembra essere proiettata verso una nuova e radicale trasformazione della città, grazie anche al concreto impegno di figure amministrative e professionali, ed una nuova coscienza della cittadinanza, che, in piena sinergia, cercano giorno dopo giorno, di elaborare e perseguire strategie orientate al cambiamento. La redazione del nuovo Documento Programmatico Preliminare è sicuramente una traccia di lettura di come sia stato immaginata una Taranto futura, e non più solo futuribile.

Infatti, come ha raccontato l’assessore all’urbanistica, l’arch. Ubaldo Occhinegro, sono molte le iniziative atte a far cambiare volto alla città, basti pensare al nuovo piano urbano per la mobilità sostenibile, i percorsi ciclabili, il nuovo progetto per la raccolta differenziata, la realizzazione della foresta urbana, il nuovo sviluppo turistico, i giochi del Mediterraneo 2026, la candidatura a Capitale della Cultura 2022. Tutti eventi e iniziative che producono nuove speranze per la città ed una sua diversa immagine a livello nazionale ed internazionale. Il programma strategico da perseguire è fondato sull’idea che Taranto non sia più solo un centro produttivo, ma un territorio con caratteristiche fisiche, ambientali, paesaggistiche e culturali di grande valore, che ad oggi sono ancora poco valorizzate, come risulta anche dai dati dell’Istat, ampiamente descritti dalla dott.ssa. Stefania Taralli, ricercatrice Bes – Territori dell’Istat. Ogni possibile conversione della città passa necessariamente dalla valorizzazione di alcuni “sistemi ordinatori”, come le componenti botanico vegetazionali: le aree di verde sulla costa e le colline della murgia tarantina; il sistema idro-geomorfologico, che racchiude in sé, ad esempio, l’emergenza della salina grande, che funge da ricettore di una serie di elementi ambientali ed eventi di natura culturale-architettonici di grande valore storico, artistico e culturale, individuabili nelle numerose masserie che compongono l’area, che si inseriscono all’interno, e in stretta correlazione, con le emergenze culturali che caratterizzano l’intero territorio tarantino.

Il museo Nazionale MArTa, il teatro Fusco, i resti archeologici, la Concattedrale di Gio Ponti, sono tutti elementi che nella nuova visione politica ed amministrativa del territorio devono coincidere con nuovi centri di produzione del sistema culturale territoriale, in cui la cultura deve necessariamente codificarsi in quelli che sono i principi che caratterizzano l’economia della cultura. In questa nuova visione, l’area di cambiamento e di riscatto è stata recepita anche dalla nuova Soprintendente, l’archeologa Babara Davidde, che ha riconosciuto il momento cruciale che la città sta vivendo, auspicando una linea programmatica di intervento in stretta collaborazione tra comune, soprintendenza, marina militare, autorità portuale. Il ripristino della soprintendenza archeologica a Taranto è un segnale di come sia iniziato un nuovo percorso per la città, che deve necessariamente ripartire dalla sua storia, cercando di valorizzare anche le competenze del territorio.

Questo è quanto auspicato dal direttore del Dicar del Politecnico di Bari, il prof. arch. Giorgio Rocco, il quale ha sottolineato l’importanza di realizzare, nella città ionica, un centro di alta professionalità: la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, la Scuola di Dottorato. L’insediamento a Taranto di simili realtà non può che favorire positive sinergie con il territorio, valorizzando la componete architettonica, archeologica e paesaggistica che regge le fondamenta del sistema città, e favorendo un rapporto stabile tra l’università e la cittadinanza. La ricerca della valorizzazione della qualità architettonica e degli spazi è al centro del processo di rinnovamento che sta interessando in maniera vibrante la città, proprio come testimoniato dal presidente dell’Ordine degli Architetti di Taranto, l’arch. Prontera, il quale ha illustrato come la progettazione architettonica ed i suoi risultati concreti, debbano contribuire, in senso migliorativo, alla qualità dei luoghi e alla loro vivibilità sostenibile.

Alla luce di quanto detto finora è fondamentale continuare a confrontarsi nell’ottica di un impegno comune, programmando quelle che sono le strategie atte al raggiungimento di un nuovo sentimento, che tenga conto della complessità del sistema città e che cerchi di andare oltre l’analisi e il tentativo di risoluzione dei soli aspetti negativi che assalgono il territorio tarantino, puntando alla valorizzazione delle sue tante potenzialità, in cui la sostenibilità e la cultura siano promotrici di una cittadinanza condivisa, come risposta alla monocultura industriale che per troppo tempo ha identificato il nostro territorio.

Marco Aprea
Centro di cultura per lo sviluppo “G.Lazzati”

1 Commento
  1. Lucia Laura Laterza 6 mesi ago
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    Finalmente si cominciano a concretizzare le idee positive per la rinascita di Taranto

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