12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Cronaca News

Petrolmafia, il gruppo di Michele Cicala respinge le accuse

Il Tribunale di Lecce
Il Tribunale di Lecce

Petrolmafia: hanno respinto le accuse gli arrestati nel blitz condotto, nel capoluogo jonico, dalla Guardia di Finanza. Ieri mattina sono stati interrogati dal gip del Tribunale di Lecce, Michele Cicala e Pietro Buscicchio, difesi dagli avvocati Salvatore Maggio e Armando Veneto e Claudio Romano e Michele Schinaia, assistiti dall’avvocato Salvatore Maggio.

Gli indagati hanno risposto alle domande formulate dal giudice evidenziando la natura lecita delle operazioni finanziarie e respingendo l’addebito in merito alla contestazione di interposizione fittizia di beni. Cicala, che è ritenuto il capo del gruppo, ha fornito una serie di elementi riservandosi di produrre attraverso i suoi difensori la documentazione idonea a comprovare la liceità delle operazioni. Non è escluso che gli avvocati Maggio e Veneto facciano ricorso al Tribunale della Libertà di Lecce per ottenere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare. Per l’accusa il gruppo, risorto dalle ceneri di altre organizzazioni tarantine e capeggiato da Michele Cicala, si sarebbe caratterizzato per la capacità di controllare i traffici illeciti.

Avrebbe reimpiegato risorse economiche in numerose attività commerciali, alcune delle quali direttamente riconducibili all’organizzazione anche attraverso una fitta rete di prestanome, che, si sarebbe caratterizzata per un uso della violenza e delle armi che sarebbero state messe al servizio della strategia criminale volta ad acquisire il controllo di attività economiche e, in particolare, quella della distribuzione degli idrocarburi rivelatasi estremamente lucrosa. Nel corso delle indagini è emerso come nel settore del contrabbando di idrocarburi il sodalizio avrebbe saldato la propria attività con quella di gruppi criminali che operano da tempo negli stessi settori con imprese che già avevano un loro mercato. Gli investigatori hanno accertato che l’organizzazione tarantina si era alleata con il gruppo criminale ch operava nel Vallo di Diano, tra Basilicata e Campania, proprio nel settore nel contrabbando di carburanti. Sarebbero state vendute ingentissime quantità di carburante per uso agricolo, che come è noto beneficia di particolari agevolazioni fiscali, a persone che poi lo immettevano nel mercato per autotrazione, assai spesso utilizzando le cosiddette “pompe bianche”.

I tarantini avrebbero fornito ai lucani periodicamente un elenco di nominativi le cui identità fiscali e i libretti Uma venivano clonati in modo che le imprese del sodalizio campano-lucano potesse fatturare fittiziamente la vendita del carburante per uso agricolo a ignari imprenditori agricoli, mentre in realtà il prodotto veniva venduto in nero a operatori economici che lo immettevano fraudolentemente sul mercato per autotrazione con guadagni di circa il 50% sul costo effettivo di ogni litro di benzina e nafta venduti. A giudizio di inquirenti e investigatori una vera e propria miniera di oro nero.

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