13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

Cronaca News

“Troppa incertezza pesa sui lavoratori”

FOTO DI Valerio D’Alò
Valerio D’Alò segretario nazionale Fim Cisl su vicenda Arcelor Mittal

La vertenza ArcelorMittal e la situazione di stallo che investe i diversi aspetti in attesa di una definizione da tempo preoccupa i sindacati. Grandi temi, difficoltà nel far ripartire la produzione, nell’avvio concreto di una svolta green, l’accordo con Invitalia di fatto non ancora concretizzato e i rapporti con le aziende dell’appalto, a cui si aggiungono microstorie, ossia licenziamenti uno dei quali revocato, che nelle ultime settimane hanno contribuito ad alimentare un clima già teso.

Un momento di crisi in cui convergono situazioni parallele che si trascina da tempo e che l’emergenza Covid ha reso più complesso. Il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò, ieri 14 aprile a Taranto, ha fatto il punto della situazione anche in vista dello sciopero proclamato con Fiom e Uilm per il 23 aprile.

“Lo sciopero riguarda le diverse problematiche che stiamo affrontando in questo periodo particolarmente difficile. C’è una situazione di stallo che si trascina da troppo tempo e non escludiamo che su questo incida l’attesa per la decisione del Consiglio di Stato prevista il 13 maggio. Possiamo comprendere le ragioni ma chiediamo al Governo di stringere i tempi perché si possa sbloccare qualcosa sul piano degli investimenti. Inoltre –ha dichiarato ancora D’Alò – da quando c’è stato l’accordo con Invitalia per il suo ingresso nella società, ArcelorMittal si è scollegata dal gruppo centrale per proiettarsi verso l’accordo col Governo italiano, ma è rimasta ancora orfana dello Stato e la guida è ancora interamente nelle mani dell’ ad Morselli. A ciò si aggiunge la crisi irrisolta dell’indotto. Il vero problema è l’assenza di una garanzia della continuità sul mantenimento delle maestranze al quale si aggiunge anche quello dei ritardi nei pagamenti.

E’ paradossale – sottolinea il sindacalista tarantino – che i maggiori debiti vengano collezionati proprio in questa fase in cui nella compagine sociale sta entrando lo Stato. E’ una situazione che ricade inevitabilmente sulle spalle dei lavoratori in termini di ritardi nel percepire gli stipendi”. Ad acuire il momento di incertezza e di tensione contribuisce il dibattito aperto negli ultimi giorni sul tema dello scudo penale in seguito alla presentazione di una mozione in Senato da parte di Fratelli d’Italia, trasformata in ordine del giorno ieri mattina durante la discussione. Anche esponenti del Pd tarantino e parlamentari del Movimento 5 Stelle, hanno espresso chiaramente il loro parere contrario alla “riesumazione” dello scudo penale per la multinazionale.

Un tema divisivo, anche all’interno dei singoli partiti, sul quale D’Alò ha una sua proposta ben precisa: “Il tema dello scudo penale è tornato in discussione. Siamo dell’idea che una classe politica seria deve ammettere che una società che prende in mano le redini di un’azienda e trova una situazione complessa non può accollarsi o ritrovarsi a rispondere di responsabilità che appartengono al passato. Quindi, non solo per l’ex Ilva di Taranto ma anche per tutte le aziende in crisi, lo Stato dovrebbe garantire un periodo di tempo per adeguarsi e dare attuazione all’Aia. Non voglio invocare lo scudo penale ma credo che una soluzione, sotto il profilo legislativo e giuridico, vada individuata”. Sul fronte delle relazioni industriali la situazione non solo resta molto tesa ma sembra essere ritornata indietro di decenni: “Le difficoltà nelle relazioni industriali le abbiamo sempre denunciate e dopo gli ultimi episodi abbiamo detto chiaramente che ArcelorMittal deve preoccuparsi della sicurezza degli impianti anziché ai post dei lavoratori sui social”.

Il segretario nazionale Fim è inter venuto anche sul licenziamento del lavoratore, Riccardo Cristello, dopo il post sulla fiction “Svegliati amore mio” con Sabrina Ferilli che, avendo appreso della vicenda, gli ha offerto anche assistenza di un legale e aiuto economico quando ha appreso che è senza stipendio: “Ci dispiace sentire che abbiamo chiuso la porta. In realtà non siamo mai stati coinvolti nonostante la disponibilità ad un’assistenza totale manifestata durante una diretta radiofonica e rimaniamo a disposizione del lavoratore per qualunque iniziativa voglia fare tramite noi. Ci auguriamo che la questione venga affrontata badando al merito della questione e non a come farla apparire all’esterno”. Dei lavoratori licenziati per i post sulla fiction sulla Ghisal, industria siderurgica che rappresenta quella tarantina, uno è stato reintegrato. Le iniziative continuano perché si risolva positivamente anche la seconda controversia.

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