19 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 15:58:30

Cronaca News

Liceo Aristosseno. I ragazzi e i social un mondo da scoprire

foto di I social
I social

Sono tra i maggiori utenti dei social. Ma perché li usano e perché? E quali sono le loro piattaforme preferite? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro, agli adolescenti. Ecco in queste pagine i lavori degli studenti della V F del Liceo Aristosseno, realizzati nell’ambito del progetto di alternanza scuolalavoro tra lo stesso Liceo del dirigente Salvatore Marzo e TarantoBuonasera. I ragazzi sono stati guidati da lla professoressa Rosa Oliva, tutor interno del progetto.

SOCIAL, BISOGNA FIDARSI?
“Sfide mortali su Tiktok”, “l’accrescimento del cyberbullismo per il covid”, “dipendenza dei giovani per Instagram”, “incidenti durante dirette di Facebook”, “le malattie fisiche e mentali causate dai social- media”. Questi sono frasi che sentiamo quotidianamente, le quali ci allertano più volte sui possibili pericoli che si corrono iscrivendosi sui Social. L’uso dei Social è ormai divenuto fondamentale nella vita delle persone e soprattutto dei giovanissimi. Secondo dei dati rilevati dal Centro di Ricerca sui media e la comunicazione i social più utilizzati in Italia sono Whatsapp, Facebook ed Instangram. I giovani usano con frequenza i social per essere sempre connessi e poter mostrare pubblicamente momenti della loro giornata, spesso consentendo a tali applicazioni di accedere ai loro dati sensibili come: numero di telefono, email, coordinate bancarie e via dicendo. Spesso su questi social vi è la possibilità di scegliere se utilizzare un profilo “pubblico”, cioè accessibile e visibile da tutti, oppure “privato” dove gli utenti acconsentono solo ai loro seguaci di vedere le foto postate.

I social non servono semplicemente per mandare messaggi oppure postare foto ma permettono anche di conoscere ed instaurare rapporti con persone prima sconosciute. Utilizzando queste piattaforme però, gli utenti si interfacciano a dei rischi comuni come fenomeni già conosciuti di cyberbullismo e adescamento degli utenti attraverso l’utilizzo di profili falsi, fenomeno conosciuto come “phishing”. La possibilità di apparire in più luoghi, essere famosi e riconosciuti nei propri aspetti migliori dal pubblico, rende spesso i giovani dipendenti da queste reti sociali. Tale dipendenza porta ad un utilizzo eccessivo del telefono, infatti da una serie di dati emerge che i giovani perdono il 15% del proprio tempo sui social e quotidianamente prendono in mano lo smartphone anche centinaia di volte per controllare il proprio profilo. L’uso spropositato dei social comportano a danni psicofisici quali: ansia, stress, insonnia, mal di testa e soprattutto i teenagers non sono spronati a fare attività fisica fondamentale durante il loro sviluppo. Molti giovani e soprattutto ragazze confrontandosi ogni giorno con modelli di bellezza e figure perfette presentate dai social perdono la propria autostima.

Oltre i pericoli citati preceden temente, sono successi anche più eventi s piacevoli. G iovanissimi per seguire delle sfide, comunemente chiamate challenge, hanno perso la vita. Un caso recente si è verificato a Palermo, una ragazza di 10 anni è morta per la Black Out Challenge, che consiste nel comprimere la carotide fino alla conseguente perdita dei sensi. Tutti gli eventi e notizie causate dai s ocial m edia a llertano o gni giorno riguardo le influenze negative su i ragazzi causate da queste applicazioni. i giovani possono entrare a contatto con soggetti e informazioni pericolose ed essere influenzati da esse. Sono nati anche numerosi dibattiti sul controllo da parte dei genitori sui social dei loro figli. Alcuni ritengono che sia indispensabile tutelare i ragazzi o ragazze ancora incapaci ad individuare un potenziale rischio. Altri credono invece che basti avvisare loro su i possibili pericoli di tali piattaforme.

Gong Caijun
Daniele Pio Lisippo

BOOMERS CONTRO VS GEN Z: A CHI APPARTIENE DAVVERO IL MONDO DEI SOCIAL?
Si è riacceso il dibattito circa l’influenza dei social nella vita quotidiana, soprattutto quella degli adolescenti. Ma la questione non dovrebbe essere focalizzata su “Social sì o Social no?”, ma analizzare il “problema” alla radice Per troppo tempo la discussione riguardo i social si è animata senza che i giovani venissero interpellati, venendo posta sempre su piani paternalistici e argomentando con frasi come “Ai miei t empi…” o “ Quando non c’era la tecnologia si stava meglio”. Il fenomeno, invece, andrebbe analizzato nella sua totalità e, quindi, complessità. Ancora oggi la polemica si incentra su come Internet sia riuscito a cambiare le abitudini di ogni cittadino, soprattutto della generazione Z. Risulta, però, paradossale pensare che questa ondata generazionale non usufruisca degli strumenti tecnologici quando la stessa è cresciuta di pari passo al loro sviluppo.

Così facendo, viene decentrato il nucleo della questione: l’utilizzo che si fa dei social e le responsabilità legate ad essi. Infatti nel tempo si è notato come i social network fossero diventati degli spazi aperti e liberi rispetto a molte questioni che, fino a quel momento, erano ritenute marginali. Ecco come persone che per tutta una vita si sono sentite inadeguate per il loro orientamento sessuale, per il loro genere, per il loro aspetto, per citarne solo alcune, adesso hanno trovato una comunità sicura in cui sentirsi a proprio agio con loro stessi. Non è scontato il loro ruolo di cassa di risonanza per rivendicazioni che hanno assunto un carattere globale e sono state normalizzate attraverso gli stessi: transfemminismo, antirazzismo (con il movimento del “Black Lives Matter”), il fenomeno del “Body Positivity”. Una delle loro caratteristiche principali è l’immediatezza, la tempestività con cui un’informazione viaggia tra queste reti. Questo, però, non è sempre un aspetto positivo; inversamente tende a far sentire le persone senza nessun tipo di dovere o responsabilità. Come molti ritrovano nei social un luogo protetto per poter esprimere al meglio se stessi, altri, invece, intendono questa protezione come un senso di immunità totale dalle proprie azioni. Da qui si sviluppa il fenomeno dei cosiddetti “Leoni da tastiera”, ovvero coloro che, con il pretesto dell’anonimato, si sentono legittimati ad aggredire e offendere altre persone, giustificandosi dietro la frase “È solo un mio parere”.

Questo sentimento comune di deresponsabilizzazione, portato all’estremo, causa fenomeni che possono essere perseguibili penalmente, come il Revenge porn o il Cyberbullismo. Pertanto tutte le critiche paternalistiche indirizzate agli adolescenti non risultano bastevoli e non centrano il reale punto del discorso, piuttosto mirano soltanto a sminuire un’intera generazione per ciò che, ad oggi a tutti gli effetti, rappresenta la normalità. Ecco come si è diffuso tra i giovani l’utilizzo del termine “Boomer” per respingere o deridere gli atteggiamenti tipicamente associati a tutte quelle soggettività nate nei due decenni successivi alla seconda guerra mondiale. Queste rappresentazioni non appartengono e non descrivono affatto la personalità degli Gen Z che pretendono, invece, di riappropriarsi del dibattito.

Jalaja Cardellicchio
Sonia Murianni
Giada Scarnera

CRESCERE CON I SOCIAL
Negli ultimi anni i social sono diventati parte fondamentale della vita di tutti noi, soprattutto dei ragazzi. Ad oggi serve solo possedere uno smartphone per essere aggiornati in tempo reale su tutto e basta solo un click per connettersi con il mondo. I protagonisti di questo scenario sono i giovani,cioè coloro che sono cresciuti nell’era digitale e che hanno vissuto l’avvento dei social come una novità. Con il passare degli anni queste piattaforme digitali sono diventate parte integrante della loro vita, scoprendone anche i lati negativi. I social sono diventati, infatti, una vera e propria dipendenza per la maggior parte della popolazione; i giovani sono troppo connessi e l’uso eccessivo di web e social network fa in modo che nascano disturbi comportamentali e psico-fisici negli adolescenti. Questo porta a conseguenze anche nell’ambito sociale: i rapporti interpersonali avvengono per la maggior parte dietro uno schermo, ovvero l’habitat naturale della “generazione z”, che qui trova una maggiore sicurezza, mostrando la miglior parte di sé tramite foto e post che nascondono difetti e insicurezze.

La pandemia dovuta al virus covid- 19 ha portato ad un uso molto più impetuoso dei social media facendo in modo che venissero usati in maniera sbagliata e per molte ore. I ragazzi chiusi nelle loro camerette, vivendo la situazione del distanziamento e dell’isolamento sociale, si sono rifugiati nel mondo telematico per trovare un conforto alla solitudine di questo periodo. TikTok, Instagram, Facebook e molti altri, sono diventati i migliori amici dei ragazzi, facendo perdere la cognizione del tempo durante il loro utilizzo, proponendo video, foto e argomenti di tutti i generi, così che i loro utenti entrino in un tunnel senza fine. In un mondo di algoritmi, hashtags e followers, bisogna ritrovare l’importanza dei rapporti umani e spendere meno tempo guardando altre persone che vivono la loro vita e passare più tempo vivendo veramente la nostra.

Giulia Bergamin
Alessandro Corona
Mathias Lapesa

IL MONDO DEI SOCIAL IN CITTÀ
I social si sono dimostrati un mezzo molto utile per intrattenerci nel tempo libero, svagarci, e parlare con gli amici di sempre e anche con quelli nuovi (soprattutto in questo periodo di pandemia). Instagram, Tiktok, Whatsapp, Telegram, Facebook… sono tante le piattaforme che ci sono oggigiorno, ognuna con caratteristiche diverse, nelle quali i giovani trovano diverse opportunità, ma purtroppo anche dipendenze, alienazione, omologazione dei gusti, distaccamento dalla realtà e isolamento nei casi più estremi. Nel 2004 con la nascita di Facebook, le persone hanno incominciato a immergersi nel mondo dei social, al quale poi si sono seguite le altre piattaforme (Youtube,Twitter, Whatsapp), e così internet è passato da essere di nicchia ad essere un fenomeno di massa che riguarda quasi tutti i gruppi sociali. La nostra community tarantina si è evoluta negli anni, c’è chi la segue da vicino (soprattutto se ci si sente legati), dove può trovare pillole di vita quotidiana, detti popolari, meme, eventi e notizie della nostra città, e viene usata anche come strumento di organizzazioni studentesche, mentre altri preferiscono seguire i contenuti della community italiana in generale, la quale è molto legata anche alla nostra cultura nazionalpopolare (come ad esempio la televisione, l’industria musicale, il cinema).

Fortunatamente i tarantini per parlare nei social dei problemi della città risultano essere coesi e uniti, però non sempre li usano solo per far del bene, ma infatti anche per danneggiare il prossimo (come in altri contesti nel mondo): facendo disinformazione, diffamazione, o cyberbullismo, oppure facendo delle truffe nella compravendita, o anche con la condivisione di materiali intimi senza il consenso, come avvenne purtroppo lo scorso anno a diverse ragazze, le quali speriamo ricevano giustizia, o di soggetti che a Capodanno hanno condiviso azioni discutibili che non danno buon esempio. Noi auspichiamo che la nostra community trovi soluzioni a questi problemi e torni ad essere più unita di prima.

Davide Distante
Simone Stendardo

SOCIAL: SINONIMO DI INGANNO
I social media diventano sempre più alienanti e rischiano di far perdere di vista ai giovani la loro identità e ciò che davvero conta. Le reti sociali costituiscono la consuetudine, l’ordinario. Basti pensare che sono 4,41 miliardi gli utenti ad avere accesso a questi. Da un sondaggio di Blogmeter dell’anno 2020 risulta che il social più installato, dopo Facebook e Youtube, è Instagram. A tal proposito i più affezionati avranno senza dubbio notato che da quando si pubblicavano delle immagini inserendo i famosi “hashtag” (parole accompagnate da un cancelletto) allo scopo di raggiungere un numero più esteso di utenti, sembra ormai essere passato un secolo. Il carattere di pura e genuina condivisione che ha caratterizzato il monopolio social sin da quando è nato oltre un decennio fa, è stato sostituito da quello di costruire, attraverso le immagini, vere e proprie vetrine del successo e della fama. Oggi possiamo affermare con certezza che non è per filantropia che Mark Zuckerberg ha ideato questo colosso, era ben certo che potesse garantirgli dei generosi guadagni.

I debitori più ambiti? Gli adolescenti. I giovani rappresentano le vittime per eccellenza di questo processo, perché hanno un’affermazione di sé ancora piuttosto labile e vulnerabile, e pertanto sono maggiormente predisposti a lasciarsi condizionare dalle immagini di cui sono spettatori, che li portano a voler emulare a tutti i costi modelli di perfezione. Con ciò non si vuole sostenere che i social siano “la cagion che il mondo ha fatto reo”, ma senz’altro che è necessario imparare a scindere il reale da ciò che vediamo, e insegnare agli adolescenti che la notorietà sui social è caduca. È sconfortante che molti investano il proprio tempo e le proprie forze nel raggiungere ciò che nella realtà non esiste. A riempire le nostre vite sono le relazioni umane, i confronti, lo studio. È del tutto inconcepibile che giovani figli dell’evoluzione, del progresso e della libertà, diano priorità all’apparire costantemente, riducendosi a schiavi di un sistema destinato al logoramento.

Genny Nastro

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