12 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 12 Maggio 2021 alle 17:00:38

Cronaca News

Tarantini, tutti casa e… generi di conforto

foto di Andrea Sgobba, commerciante
Andrea Sgobba, commerciante

«Dovessi fare una classifica sui generi di prima necessità acquistati dai tarantini in un anno di emergenza-covid, non avrei che l’imbarazzo della scelta: pasta, farina, latte, zucchero, olio, passata di pomodoro, naturalmente acqua, ma non necessariamente in quest’ordine». Andrea Sgobba, giovane titolare di un avviato supermercato del Borgo, ci aiuta ad avere un’idea su come sono cambiati i tarantini negli acquisti a partire dal marzo dello scorso anno, periodo del primo lockdown.

«Avvertivo, forte, la sensazione che i tarantini fossero entrati in uno stato d’ansia, acquistavano qualsiasi cosa fosse esposta sugli scaffali, secondo qualcuno facendo la fortuna delle attività commerciali: sbagliato, i prezzi erano tenuti sotto controllo. Per non parlare degli ordini: non si contavano le famiglie, chiuse in casa, disposte ad attendere anche due, tre giorni la spesa a domicilio; telefonavano, dettavano l’elenco dei generi, solitamente di prima necessità, ed attendevano pazientemente…». Ansia, acquisto compulsivo. Come sempre, la verità sta nel mezzo. «Portando ad esaurimento anche le scorte, chi – come il sottoscritto – svolge questo lavoro è stato disorientato: non volendo, ma immaginando, abbiamo provocato disagio anche alle aziende che producevano generi alimentari; vero è che molte industrie temevano il peggio, cioè che la crisi avrebbe interessato anche il settore alimentare, ma fortunatamente così non è stato: come spesso accade, dopo un breve periodo di assestamento, tutto è tornato alla normalità, anche in occasione degli ultimi decreti che hanno invitato i tarantini a restare in casa, circolare il meno possibile per evitare contagi».

MARZO-APRILE 2020, LA PAURA
Sgobba indica il periodo marzoaprile 2020 come il periodo più preoccupante. «Non sapevamo con cosa avessimo a che fare, se il lockdown fosse una misura restrittiva passeggera e, nel frattempo, le industrie farmaceutiche avrebbero in breve trovato il rimedio, oppure che c’era da preoccuparsi e, dunque, reagire a testa bassa». L’organizzazione di supermercati e attività di generi alimentari.

«E’ subentrata subito la paura, le trasmissioni televisive, forse, invece di chiarire provocavano confusione, allarmismi, così i tarantini – perché è sui miei concittadini che mi permetto di fare una breve disamina – sono entrati in paura reagendo in maniera compulsiva: compravano di tutto, rastrellando in particolare scatolame, prodotti cioè a lunga scadenza, come se il confinamento fosse un barricarsi, chiudersi in un bunker in attesa di tempi migliori; certo, non è stata, e non lo è tutt’ora, una passeggiata di salute, ma con il passare dei mesi, nonostante la nostra città fosse tornata “zona rossa” e registrasse purtroppo il decesso di centinaia di tarantini per motivi legati al covid, la situazione dal punto di vista organizzativo è andata in qualche modo normalizzandosi». Il titolare del supermercato, sfoglia i tabulati, interpreta le cifre, evidenzia con il pennarello un dato, da un lato incredibile, dall’altro comprensibile.

«Il picco maggiore in quel periodo – sostiene Sgobba – ha fatto registrare la vendita di latte e biscotti, di qualsiasi marca; la clientela in quei primi due mesi di confinamento non andava tanto per il sottile: vendevamo panetti di lievito da un chilo o da chilo e mezzo, non più a cubetti; insieme con questi, ovviamente farina, come fosse oro macinato: la gente pensava a farsi il pane in casa, ma anche a fare pizze o dolci, considerando che un altro articolo andato a ruba è stato il lievito per dolci».

UN SOSPIRO DI SOLLIEVO
Poi un sospiro di sollievo. «Chi, come il sottoscritto, pianifica in modo ragionato acquisto e vendita, ha tirato un sospiro di sollievo in estate, con la riapertura dei negozi; fino ad allora, insieme con il personale disciplinavo l’ingresso a non più di cinque unità per volta: nessuna lamentela, nonostante l’ansia i tarantini hanno reagito in maniera civile a questa inusuale modalità; le file, odiate negli uffici postali come in quelli amministrativi, venivano rispettate, disciplinate dall’insostituibile “eliminacode” e dal personale che invitava la gente ad indossare mascherina e ritirare il numero progressivo. osservando il distanziamento». Sempre tabulati alla mano, risposta ad un’altra curiosità: gli orari dei tarantini per gli acquisti. «Sicuramente la forbice 12.00-13.00, anticipata dalla fascia 11.00-12.00 ad un ritmo sostanzialmente sostenibile; nel tardo pomeriggio, la fascia più significativa quella 18.00/19.00, a sfumare in quella successiva, 19.00/20.00, prima cioè della chiusura».

Torniamo fra gli scaffali, gli articoli più richiesti. «Con pizzerie e ristoranti chiusi o con aperture controllate, la gente si è nuovamente fiondata su farina e lievito, per pizze e focacce, poi latte e zucchero per i dolci. Se i tarantini hanno messo su qualche chiletto, forse il motivo è da ricondurre a un certo nervosismo: restando chiusi in casa, senza potere andare in giro, insomma camminare, provare a combattere l’ago della bilancia, l’attenzione ricade sempre al “mordi e fuggi”; piluccare questo o quello in attesa del pranzo o della cena ha spesso provocato l’aumento del peso…».

Come pagano i tarantini. «Due su tre con “carta”, reddito di cittadinanza compreso; in pochissimi chiedono di trasformare l’acquisto nei numeri che prevedono la lotteria: non avanzo ipotesi su quello che potrebbe essere stato un flop del governo, sicuramente ho la sensazione che la gente in questo preciso momento storico abbia più la testa a come superare questo periodo nero, piuttosto che consultare i numeri del lotto». Dovendo certificare una classifica, pronostico difficile. «Dipende dal periodo, di sicuro pasta, passata di pomodoro, olio e, ancora, farina, lievito, latte e, ovviamente, acqua, a vagoni…».

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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