08 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Maggio 2021 alle 18:28:42

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Alfredo Lucifero Petrosillo, il poeta dialettale dal nome inquietante

foto di Alfredo Lucifero Petrosillo
Alfredo Lucifero Petrosillo

Al poeta commediografo dialettale Petrosillo (di cui ricorre il 44.mo anniversario della scomparsa) provocarono non poche noie i nomi di battesimo: Alfredo Lucifero. Equivocando, non pochi addirittura erano soliti a rivolgersi a lui come al “Signor Lucifero”, con suo notevole disappunto. Questo, nel suo caso, nulla però aveva a che fare con la orribile creatura satanica, ma si riferiva a un marchese, appunto Alfredo Lucifero, suo padrino di Battesimo.

Il poeta non intendeva assolutamente dare l’impressione di approfittare indebitamente di ascendenze nobiliari. Fu proprio il letterato a spiegare la vicenda nel corso di una trasmissione su un’emittente radiofonica locale. I fatti risalgono al lontano 1905. “Mio padre, una specie di passacarte a Palazzo di Città, – raccontò – fu incaricato, assieme ad altri, di procurare voti al marchese grand’ammiraglio Alfredo Lucifero, appartenente a una nobile casata di Crotone, ai fini dell’elezione a deputato. In tale circostanza il nobiluomo gli consegnò, come a tutti gli altri galoppini, due sacchetti contenenti rispettivamente monete d’argento da cinque e da dieci lire da distribuire a quanti s’impegnavano a votarlo. Una volta vinte le elezioni, il nobiluomo chiese a ciascuno dei ‘portavoti’ come potesse sdebitarsi. Papà gli chiese semplicemente di farmi da padrino di battesimo, ultimo nato, l’ottavo per la precisione, e di imporgli il suo nome. ‘Come no!’, fu la sua entusiasta risposta. E così fui chiamato Alfredo Lucifero”.

Quale regalo di battesimo, il marchese donò un prezioso orologio (“’nu berlocche”) che i genitori, evidentemente in difficoltà economiche, poi portarono al Monte dei Pegni. Per la cronaca, il deputato Alfredo Lucifero fu nominato Ministro della Real Casa e con questo incarico seguì re Umberto II nell’esilio a Cascais, in Portogallo. Alfredo Lucifero Petrosillo non tardò a farsi apprezzare nel mondo della cultura, molto vivace a quei tempi. A solo 17 anni esordì con sue composizioni poetiche e tre anni dopo pubblicò la prima raccolta di sonetti in lingua intitolata “Trasparenze”. In seguito egli collaborò a diversi quotidiani e settimanali; successivamente diresse il periodico satirico-dialettale “’U Panarijdde”, fondato da Vincenzo Leggieri nel 1902: (“Jè quidde piccine ca no’ lasse de pede ‘a nisciune”, recitava il sottotitolo, proprio come lui!). Nel 1949 don Alfredo si aggiudicò il primo premio alla terza sagra della poesia dialettale con “’U travagghie d’u mare”. Nella sua copiosa produzione vanno ricordati anche il volumetto “Il grande sogno” e addirittura la traduzione in italiano de “Il corvo” di Edgar Allan Poe. Numerose e pregevoli furono le sue commedie, nei cui testi scatenava la sua proverbiale vis comica, tra cui “’A sorte d’u pinziunate”, “Tarantine so’” “Le fumeche” (La cambiale), “Mo’ tocche a meje”, “Come ‘a zite de Puzane”, “Don Giuanne Casavecchie”, tutte rappresentate con successo di pubblico e di critica.

Alfredo Lucifero Petrosillo mantenne alto il nome della produzione dialettale, di cui fu capostipite Emilio Consiglio, morto nel 1905. Di lui i critici dicevano che era il poeta “de le strittele, d’a Vie de Mijnze, de le mazzate ‘a cecate a tutte”, per la verve nella descrizione dei vari accadimenti, da cronista quale effettivamente era. Don Alfredo “arrazzava” in particolare con Cosimo Palumbo, Giuseppe Rendano e Saverio Nasole, altri noti cantori della tarantinità, con i quali si incontrava periodicamente nella bottega dell’artigiano-poeta Liborio Tebano in via Cava, sotto la scalinata di San Martino. Intensa fu l’amicizia che lo legò più tardi a Domenico Candelli (detto “Aleng Along”). Quest’ultimo raccontò che, nel 1976, don Alfredo, ricoverato in ospedale, gli consegnò un manoscritto con la composizione “L’Addio”, quale sorta di testamento spirituale, chiedendogli umilmente di correggere eventuali errori e di batterla a macchina. Candelli obbedì e gliela riportò, assieme a una sua poesia scritta per l’occasione, con cui ironizzava su tanto pessimismo. Il titolo era “Va’ ‘ttinge a’ n’otre”, cioè: va’ a prendere in giro un altro. Purtroppo Petrosillo non esagerava, in quanto morì il 12 aprile dell’anno successivo nella sua casa in via Japigia. In occasione dell’anniversario, l’associazione “Vito Forleo” e “Foto Taranto com’era” hanno dedicato ad Alfredo Lucifero Petrosillo una serie di speciali sulle proprie pagine facebook, con declamazioni poetiche e stralci di interviste radiofoniche assieme a materiale messo a disposizione dalla figlia Lucia.

Angelo Diofano

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