19 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 15:58:30

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Il gesto che salva le foreste

foto di Fasi del riciclo della carta
Fasi del riciclo della carta

Quante volte abbiamo appallottolato il foglio di un giornale e lo abbiamo buttato nella spazzatura? Anni fa, sicuramente un’infinità di volte! Probabilmente meno da quando la nostra consapevolezza ambientale è cresciuta e siamo più avvezzi a effettuare la raccolta differenziata. Sappiamo tutti che la produzione di carta comporta l’abbattimento degli alberi. Infatti, per produrre una tonnellata di carta da cellulosa vergine vengono abbattuti in media 15 alberi e ogni italiano consuma circa 2 tonnellate di carta all’anno.

Facciamo, quindi, qualche conto… Tuttavia, in Europa la carta proviene da alberi che vengono piantati con lo specifico scopo di diventare carta. In queste aree la piantumazione e la raccolta sono strettamente controllate per garantire l’uso sostenibile delle foreste. Pertanto, la causa della deforestazione non è l’industria della carta, ma è la trasformazione delle foreste in terreni da destinare a pascolo o all’agricoltura, dove coltivare soprattutto soia e palme da olio.

Ma in cosa consiste la gestione sostenibile delle foreste? Consiste nell’usare le foreste a un ritmo tale da permettere loro di mantenere biodiversità, produttività, capacità di rigenerazione, vitalità e potenziale per svolgere, ora e in futuro, le loro funzioni ecologiche, economiche e sociali, a livello locale, nazionale e globale. I prodotti che derivano da foreste così gestite sono identificati dalla cosiddetta “etichetta ambientale”, cioè da un simbolo che i produttori appongono sui loro prodotti per dimostrare che l’impatto ambientale dovuto alla loro produzione è inferiore rispetto agli altri prodotti dello stesso tipo. In Italia, i boschi e le foreste gestite in maniera sostenibile sono in aumento. Il 2020 si è chiuso con una superficie certificata superiore a 889.000 ettari, registrando 8.000 ettari in più rispetto al 2019 (dati http://www.vita.it/). Le aree più vaste sono in Trentino, Friuli e Veneto.

Tuttavia, è comunque auspicabile ridurre il consumo di carta, per il quale bastano piccoli accorgimenti che, però, devono diventare automatici: 1) stampiamo il meno possibile, memorizzando i nostri dati; 2) se è proprio necessario, stampiamo su fronte/retro; 3) acquistiamo prodotti in carta riciclata; 4) usiamo preferibilmente la stoffa, al posto dei prodotti usa e getta in carta; 5) compriamo prodotti sfusi, senza imballaggi; 6) infine, differenziamo e ricicliamo tutta la carta che si può riutilizzare. Non dimentichiamo, infatti, che per produrre una tonnellata di carta bianca servono 440.000 litri di acqua. E’ evidente, quindi, che l’impatto ambientale dell’industria della carta non può e non deve passare in secondo piano e che la sua riduzione passa da ciascuno di noi. Il riciclo della carta conviene sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico.

Inoltre, per produrre carta vergine, il legno subisce diversi trattamenti finalizzati all’estrazione della cellulosa e alla sua separazione dalla lignina. Tale problema non si pone quando si usa una pasta di cellulosa riciclata. E’ stato stimato che se riuscissimo a riciclare la metà della carta immessa globalmente sul mercato, risparmieremmo l’abbattimento di 20 milioni di acri di foreste, che corrispondono a una superficie di 81.000 km², un’area leggermente più piccola dell’Austria. Si aggiunga che con il riciclo della carta si risparmia energia e acqua. Per produrre una tonnellata di carta riciclata (il termine “riciclata” si riferisce alla carta composta per almeno il 50% da cellulosa di recupero), si risparmiano circa 4.000 kWh di elettricità rispetto alla stessa quantità prodotta da materia vergine, la cui produzione è anche più inquinante.

A tal proposito, l’Agenzia statunitense per la Protezione Ambientale ha stimato che il riciclo della carta riduce del 35% l’inquinamento idrico e del 74% l’inquinamento atmosferico. Dalla carta riciclata, si può ottenere semplicemente altra carta; se la carta da riciclare non è di elevata qualità, diventa carta o cartone da imballaggio; dalla carta riciclata si ottengono anche fibre di cellulosa da impiegare nella bio-edilizia. La carta e il cartone sono spesso accoppiati ad altri materiali. E’ questo il caso degli imballaggi (cioè, dei contenitori) composti da materiali poliaccoppiati. Ai fini della raccolta differenziata, essi ci creano problemi poiché non sappiamo da quali materiali siano effettivamente composti. Pensiamo al tetrapak, inventato nel 1951, il quale è costituito da strati di carta, plastica e alluminio non separabili in casa e quindi non differenziabili singolarmente.

Tuttavia, grazie a un protocollo di intesa tra il Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) e la Tetra Pak, i tetrapak possono essere gettati nel contenitore della carta. In altri casi, ci sono d’aiuto i “simboli del riciclo”, che identificano univocamente il materiale e la sua quantità del quale è costituito un oggetto, utili, quindi, per una raccolta differenziata perfetta. Purtroppo, l’uso dei simboli del riciclo per il produttore è facoltativo, non è obbligatorio. Documentiamoci, quindi, sui codici e i simboli grafici del riciclo nonché sulle etichette ambientali (in basso suggerisco un sito che li riporta) per acquistare prodotti che provengono da foreste gestite in modo sostenibile e che siano riciclabili.

Ester Cecere
Primo ricercatore Cnr – Istituto Talassografico Taranto

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