19 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 15:58:30

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Povertà educativa, verso l’istituzione dell’osservatorio regionale

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Povertà educativa, verso l’istituzione dell’osservatorio regionale

Lo scorso 17 marzo, attraverso una comunicazione programmatica alla Giunta regionale, è stato presentato in Puglia il Docu­mento di indirizzo per una strategia regionale per il contrasto alla povertà educativa frutto del tavolo interassessorile promosso dagli As­sessori Sebastiano Leo, Rosa Barone e Massi­mo Bray e coordinato dalla consigliera politica del Presidente Michele Emiliano, on. Titti De Simone, per elaborare un programma sistemi­co e integrato fra diverse policy. Il documento infatti, tenendo conto di una programmazione strategica capace di mettere a sistema obiettivi operativi e risorse finanziarie derivante dei cicli di programmazione dei fondi europei e nazio­nali, prevede un programma di interventi plu­riennale che punta al potenziamento dell’offerta degli asili nido e del tempo scuola, dei servizi socioeducativi e delle opportunità culturali.

Nel confronto continuativo di questo lavoro con i gruppi consiliari, ieri mattina il Consiglio Re­gionale della Puglia ha approvato la mozione presentata dalla Consigliera Debora Ciliento per il Partito Democratico, che oltre all’impegno di sostenere il documento di Strategia con risorse finanziarie derivanti dalla nuova programma­zione, stabilisce l’istituzione dell’Osservatorio regionale per i Minori nell’ambito della lotta alle povertà educative, del contrasto alla disper­sione scolastica e della promozione di interventi a sostegno del mondo dell’infanzia e dell’ado­lescenza.

La povertà educativa è la privazione, per i bam­bini e gli adolescenti, dell’opportunità di ap­prendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni (Save the Children, 2014). Povertà educativa e povertà economica si alimentano a vicenda, i bambini e i ragazzi si trovano al centro di carenze educa­tive a causa del contesto familiare e socioeco­nomico in cui vivono: alla fragilità economica e materiale del nucleo familiare si somma la debolezza e la frammentazione dell’offerta di servizi dell’istruzione. È bene sottolineare però che la povertà educativa non è presente solo in contesti urbani degradati o a forte rischio di marginalità sociale, ma in tutti quei contesti, anche di agio, in cui i bambini/e e i ragazzi/e non possono contare su un patto educativo di comunità senza possibilità di conciliazione vita-lavoro con l’accesso ad una filiera integra­ta di servizi. “Accolgo con favore la mozione presentata della collega Ciliento e dal partito democratico – ha dichiarato l’Assessore Regio­nale all’Istruzione Sebastiano Leo – perché ri­porta al centro del dibattito politico un tema di fondamentale importanza a cui ho assegnato la massima priorità fino alla fine di questi 5 anni, ovvero quella della lotta alle povertà educative e alla dispersione scolastica”. “Il fulcro della strategia regionale che stiamo disegnando – ha continuato Leo – pone al centro di tutti gli inter­venti la scuola per costruire comunità solidali, per assicurare maggiori opportunità formative alle generazioni future, per creare condizioni di benessere diffuso, per garantire pari dignità di vita e di lavoro delle donne e degli uomini di Puglia, anche alla luce dell’esperienza pande­mica. L’obiettivo è traghettare l’attuale sistema scolastico pugliese verso una proposta integrata di offerta educativa, socio-educativa, scolastica e culturale all’interno di una visione unica, ma al contempo ricca di opportunità perché artico­lata in base alle caratteristiche delle comunità e dei territori. Contrastare la povertà educativa dei bambini/e e dei ragazzi/e vuol dire creare le giuste basi per ridurre la povertà economica degli adulti di domani, è un investimento per le nuove generazioni anche per l’identità culturale delle comunità di oggi perché sapere è potere”.

“Condivido il contenuto della mozione e rin­grazio i sottoscrittori – ha dichiarato l’Assessore Regionale al Welfare Rosa Barone – poiché l’iniziativa dimostra l’attenzione dei consiglieri su un tema a me caro e su cui sto lavorando insieme agli altri assessori per una strategia re­gionale che veda in sinergia i vari settori coin­volti. Anche la creazione di un Osservatorio dei minori è in linea con l’approccio del governo regionale, che ha quale presupposto la parte­cipazione ed il coinvolgimento delle diverse istituzioni pubbliche e private che si occupano di bambini e ragazzi. I primi anni di vita, dalla nascita fino all’età dell’obbligo scolastico, sono un periodo cruciale per lo sviluppo dei bambini, per questa ragione i servizi formali di assistenza ed educazione per la prima infanzia sono diritti fondamentali dei bambini ed è necessario pren­derli in considerazione quando si definisce e si misura la povertà e l’esclusione sociale dei bam­bini. Occorre quindi rafforzare i servizi del si­stema dell’istruzione con particolare attenzione all’estensione del tempo prolungato nella scuola di prima infanzia e il potenziamento dei servizi dei cicli 0- 6 anni. L’accesso a un’educazione di qualità è una condizione necessaria ma non suf­ficiente per spezzare i vincoli della povertà. Per liberare il futuro dei bambini è fondamentale operare allo stesso tempo e in modo deciso alla riduzione dei divari economici delle famiglie: l’eliminazione della povertà assoluta dei mino­ri è, infatti, una precondizione dello sviluppo educativo e culturale. Se i paesi europei non riescono ad agire adesso per raggiungere quei bambini e giovani che sono rimasti più indietro, rischiano di esacerbare ulteriormente le dispa­rità sociali. Un altro fattore che promuove la disuguaglianza è la mancanza di programmi di sostegno per le attività di apprendimento, sia a scuola che dopo la scuola, specialmente a casa e per i bambini che provengono da un background socio-economico svantaggiati. Sconfiggere la povertà educativa richiede uno sforzo comune e coordinato di tutti coloro che hanno a cuore le sorti del paese: le istituzioni, le associazioni, le università, le comunità locali e gli stessi ragazzi. Uno sforzo che, quindi, necessita di un piano e di obiettivi comuni. La povertà educativa neces­sità di investimenti “strutturali” importanti, ma soprattutto necessita di cooperazione e condivi­sione . È necessario pertanto il rafforzamento dei servizi socioeducativi per bambini e ragaz­zi, a completamento dell’offerta per integrare l’attività didattica tradizionale con la determi­nante collaborazione tra attori pubblici e attori del privato-sociale (imprese sociali e enti del terzo settore). Nel contempo vanno studiati in­terventi complementari per lo sviluppo di nuova economia a impatto sociale e culturale, con il coinvolgimento diretto degli enti del terzo set­tore, e per la formazione degli operatori sociali e culturali per la organizzazione e la qualifica­zione dei nuovi servizi necessari per il contrasto delle povertà educative. La sfida è quindi quella di costruire una strategia regionale per il contra­sto della povertà educativa, che sfrutti le risorse del Recovery Fund e quelle dei fondi Fesr e Fse del nuovo ciclo di programmazione, attraverso un lavoro in sinergia con tutte le istituzioni, gli enti del settore e i privati che operano nell’ambi­to educativo e con il coinvolgimento di tutte le forze politiche”.

La proposta di un Osservatorio regionale si in­serisce nel percorso tracciato fin ora, facendosi promotore, in sinergia con il Garante Regiona­le per i diritti dei Minori e con gli Assessorati regionali coinvolti nel Documento, dell’istitu­zione di tavoli di programmazione e di costru­zione delle politiche regionali per il contrasto alle povertà educative, anche attraverso l’ana­lisi di dati e fenomeni, di interventi finalizzati alla costruzione di una rete tra le diverse isti­tuzioni pubbliche e private che si occupano di bambini/e e ragazzi/e, di attività volte a favorire la conoscenza e lo scambio di buone pratiche e di interventi innovativi sul territorio regionale e con altre realtà riconosciute a livello nazionale e comunitario. L’Osservatorio lavorerà, inoltre, con il Forum degli Adolescenti da istituire, in capo al Consiglio Regionale, ai sensi della Leg­ge Regionale n. 14 del 2020 e con una delega­zione dei Consigli Comunali dei Bambini e del­le Bambine.

“Ritengo particolarmente importante la defini­zione di questa mozione – ha dichiarato l’Asses­sore Regionale alla Cultura Massimo Bray – e per più motivi. Anzitutto c’è un tema di metodo politico, che vede tutte le componenti del nostro Consiglio convergere su un tema di grande ri­levanza sociale. Ritengo, infatti, che una delle priorità della politica, della buona politica, sarà quella di affrontare il tema delle diseguaglianze sociali. Seguendo questo ragionamento penso che il tema della povertà educativa deve essere centrale nelle politiche che andremo ad adotta­re, perché sarà il modo in cui definiremo le ca­ratteristiche della nostra società. Gianni Rodari che, con Mario Lodi, collaborò al Movimento di cooperazione educativa, avvertiva la grande dif­ficoltà nel definire le giuste risposte ad un tema così importante nella costruzione, scriveva, di una società giusta”.

Uno dei primi errori da non fare – ha eviden­ziato Bray – “è quello di affrontare questo tema con la retorica dei buoni sentimenti, ma crea­re invece le condizioni per la realizzazione di pari opportunità che consentano realmente un superamento della povertà educativa. Per la no­stra società, provata dalla pandemia, le azioni da rivolgere a questo problema assumono un significato di particolare importanza se si vo­gliono superare davvero le distorsioni sociali che abbiamo di fronte. La lezione di Moro che, con Concetto Marchesi, definì l’articolo 9 della Costituzione mettendo la Cultura al centro della creazione della Repubblica, fu un vero collante delle nostre comunità che dovevano costruire la Repubblica. E vale la pena ricordare che fu sem­pre Aldo Moro a volere, da Ministro della Pub­blica Istruzione, nel 1958, l’introduzione dello studio dell’educazione civica nelle scuole. Per raggiungere gli obiettivi che ci poniamo davanti occorre realizzare un percorso di formazione dinamico che, per essere efficace, deve interve­nire in modo consapevole nella realtà delle nuo­ve generazioni, allo scopo di tutelarne i diritti sociali nella realtà delle difficoltà quotidiane (basti pensare ai molti problemi che emergono dall’affermazione pervasiva del mondo digita­le); in questo contesto la relazione educativa e la didattica attiva, laboratoriale e cooperativa sono leve irrinunciabili per la costruzione di una co­munità d’apprendimento”.

“Dobbiamo lavorare – ha concluso l’Assessore Bray – all’idea di una scuola che ponga al centro la formazione delle nuove generazioni; costitu­zionalmente solidale, capace di preparare a una piena autonomia di movimento nella società. Dobbiamo chiederci che cosa la scuola debba fare in concreto per essere davvero inclusiva e votata all’emancipazione di bambini e ragazzi, per renderli futuri cittadini attivi e consapevoli. Dovrà essere una scuola più empirica e meno astratta nella didattica, capace di stimolare, nel­lo stesso tempo, una coscienza critica negli stu­denti; utile a decodificare la realtà quotidiana, per operare corrette scelte di vita, mediante la conquista di linguaggi antichi e nuovi, tecniche operative e soprattutto saperi critici”.

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